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Il mio contratto all’università scadeva giovedì 4 settembre 2014, e così avevo deciso di chiedere di cominciare quello nuovo (confermatomi solo pochi giorni prima) lunedì 15, in modo da avere a disposizione un’altra settimana per intraprendere un ennesimo viaggio, visto che di viaggiare non mi stanco mai. Tra l’altro il mio visto di lavoro scadeva il giorno dopo, il 5 settembre, e se volevo andare all’estero dovevo farlo quello stesso venerdì, perché poi sarei stato ‘illegale’ fino al nuovo rinnovo del visto. Avevo deciso di tornare a Macao e Hong Kong, dove ero già stato, ma che avevo voglia di rivedere. E poi a Macao vive la mia amica ed ex collega Cristiana, che mi avrebbe fatto tanto piacere rivedere assieme al suo amico Duarte lì in visita per un mese. Duarte l’avevo conosciuto tre anni prima quando era venuto a Kuala Lumpur a trovare Cristiana poco prima che lei si trasferisse a Macao, e mi era risultato subito molto simpatico. Mi aveva scritto un paio di settimane prima dicendomi che sarebbe venuto a Macao e proponendomi di vederci da qualche parte del Sudest asiatico mentre lui era da queste parti. E così avevo deciso di raggiungerlo io a Macao, e prendere così due piccioni con una fava: vedere lui e Cristiana e farmi un altro giro per quel pezzetto di Cina che per il momento gode ancora di una forte autonomia nei confronti della Cina continentale in qualità di regione ad amministrazione speciale (SAR), al punto da avere ancora frontiere con la Cina, il proprio sistema giuridico, le proprie forze dell’ordine, la propria valuta, ecc. Macao, da ex colonia portoghese, ha conservato anche il portoghese come lingua co-ufficiale, anche se in realtà gli unici a parlarlo sono i pochi portoghesi che ancora ci vivono e i meticci sino-portoghesi.

Il volo da Kuala Lumpur dura quasi quattro ore, e arrivo all’aeroporto di Macao venerdì pomeriggio verso le 18. Passata la dogana e preso il bagaglio, c’è Duarte ad aspettarmi all’uscita, ed assieme prendiamo l’autobus che ci porta dall’isola di Taipa dove si trova l’aeroporto con le piste costruite sul mare fino alla penisola di Macao, dove abita Cristiana, attraversando uno dei tre ponti che collegano Macao alle due isole di Coloane e Taipa, che ora in realtà formano una sola grossa isola dato che il braccio di mare che le divideva è stato bonificato ed ora si chiama Cotai. Qui si trovano adesso vari enormi nuovi casinò che si sono aggiunti ai tanti che c’erano già a Macao.

L’appartamento di Cristiana si trova in un vecchio edificio proprio a due passi dalla via pedonale che porta alla chiesa barocca di São Domingos e al centrale Largo do Senado, la parte coloniale più antica e più bella di tutta l’ex colonia portoghese.

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Edificio coloniale portoghese

 

Mentre aspettiamo che Cristiana torni dal lavoro (lei insegna portoghese in vari corsi diurni e serali), io e Duarte ci facciamo un giro nei dintorni della chiesa di São Paulo eretta nel 1602, di cui ora rimane solo la bella facciata, e poi andiamo in un ristorante cinese dove finalmente ci raggiunge la nostra amica, che è veramente un piacere rivedere.

Il giorno dopo, sabato, un bel giro a piedi per la città vecchia: prima andiamo a fare due passi per i giardini taoisti di Lou Lim Ieoc, dove osserviamo un ragazzo praticare assiduamente un’arte marziale che non conosco, dopo visitiamo l’adiacente Museo del Tè ubicato in una vecchia casa da tè, e poi da lì ci dirigiamo verso la collina di Guia che risaliamo a piedi essendo la teleferica che vi porta in cima in manutenzione. Tutta la collina forma un grande parco, e da lì in alto si gode di un panorama stupendo del mare, di uno dei lunghi ponti sotto il quale vediamo passare gli aliscafi per Hong Kong, della città e della vicina Cina. Arriviamo fino alla parte più alta, la Fortezza di Guia, con la sua cappelletta ed il faro, da cui la vista è spettacolare, con il Gran Lisboa in primo piano, il grattacielo a forma d’albero che alloggia uno dei casinò più famosi di Macao. Poi ridiscendiamo e torniamo a casa per prepararci ad uscire di nuovo per andare a cenare a casa di amici portoghesi di Cristiana nel nuovo campus dell’Università di Macao. Un altro di questi ‘miracoli’ cinesi: visto che a Macao non c’è più spazio e si voleva potenziarne l’Università, che si è fatto? Semplicemente si è cercato un accordo con la Cina, affittando per 50 anni un pezzo di un’isola che si trova vicino a Coloane, e lì è sorto il nuovo stratosferico campus, tutto circondato da un fossato e da filo spinato naturalmente perché dall’altra parte c’è la Cina ‘vera’. Una Cina così vicina che i caseggiati della Repubblica Popolare si trovano letteralmente a poche decine di metri dal perimetro dell’Università e si può vedere svolgere la vita dei vicini ‘cinesi continentali’ attraverso le finestre e i balconi. E per raggiungere questo incredibile campus è stato costruito apposta un tunnel sotto il braccio di mare che la divideva da Macao. E così dal centro di Macao fino alle residenze dei docenti dell’Università dove vivono i due insegnanti che ci hanno invitato, in autobus ci vogliono solo una ventina di minuti! Passiamo una bellissima serata tra gente simpatica (tutti portoghesi) godendoci ottime prelibatezze del Portogallo, e alla fine i nostri anfitrioni ci riaccompagnano in macchina a Macao fino alla casa di Cristiana.

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Macao by night

Il giorno dopo il programma è di prendere un autobus per il villaggio di Taipa e di farci due passi lì attorno: pranziamo in un ristorantino lungo la pittoresca strada pedonale chiamata Rio do Cunha, e poi andiamo a vedere le belle ville coloniali che ora albergano il Museo delle Case di Taipa. Da lì attraversiamo un piccolo parco che fino a pochi anni fa era mare e raggiungiamo a piedi il Venetian, il più grosso casinò di Macao, che riproduce la nostra Serenissima. Visitarlo una volta tre anni fa mi era bastato, ma volevamo fare qualche foto tra i canali con le gondole che navigano sotto il finto cielo che sembra quasi vero, anche se in una maniera cinematografica e un po’ surreale; così lo attraversiamo brevemente prima di uscirne dalla parte opposta per prendere un altro autobus che prosegua per Coloane. Mentre attraversiamo la gigantesca sala da gioco sotto la finta Venezia sentiamo ogni tanto i gridolini e le forti esclamazioni di chi ha vinto o forse di chi per poco non ha vinto, in buona parte ricci cinesi di oltre frontiera con le loro pulzelle.

Con l’autobus percorriamo tutta la costa occidentale di Coloane col mare da una parte (si vede pure la nuova Università sulla sponda opposta) e le colline e alcuni villaggi dall’altra parte fino a che, una ventina di minuti dopo la partenza, non raggiungiamo la spiaggia di Hac Sa che sta cominciando a piovere. Il mare è grigio e parecchio mosso, ma almeno la maggior parte della gente se n’è già andata. Dopo un po’ riprendiamo l’autobus che ci riporta direttamente a Macao. La sera, dopo cena (che consumiamo in un vecchio ottimo ristorante di cucina tradizionale macaense, il cui proprietario cinese è il primo locale che sento parlare con una certa scioltezza il portoghese) è in programma un altro appuntamento di tipo sociale: Cristiana ha invitato a casa sua per un bicchiere e qualche dolce gli amici della sera prima, più un altro suo collega di lavoro e Rob, un amico americano che lavora all’Università di Macao, che mi fanno passare un’altra piacevolissima serata.

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