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La moschea Ali Saifuddien

La moschea simbolo del Brunei

foto © 2012

Giugno 2012. Dopo un grigio fine settimana di nebbia a metà giugno causata del fumo degli incendi che il vento ha portato dalle foreste di Sumatra, giunge infine sabato 23, giorno di partenza per… il Brunei, il piccolo sultanato situato sulla costa settentrionale dell’isola del Borneo. Da lunedì al mercoledì infatti si terrà l’undicesimo Convegno Internazionale del Borneo Research Council, ovvero del Consiglio sulla Ricerca nel Borneo, un convegno enorme che richiama ogni due anni esperti sul Borneo in ogni campo, dalla biologia alle culture locali, provenienti non solo dalle varie università presenti in Brunei, Sarawak, Sabah e Kalimantan (le regioni che formano questa enorme e misteriosa isola), ma anche esperti provenienti da ogni parte del mondo. E questa volta ci sarò anch’io, con una presentazione sulle due indagini sociolinguistiche che ho svolto tra due campioni di studenti dell’Università di Brunei dove lavoravo e l’Università di Malaya. Il luogo del convegno cambia a rotazione: l’ultima volta si era tenuto a Miri nel Sarawak, mentre quest’anno tocca al Brunei, qualla che potrei quasi definire la mia seconda patria.

Prima sopresa: all’aeroporto di Kuala Lumpur vedo in attesa in un caffè Frank, il mio ex collega tedesco del Brunei! Non me l’aspettavo proprio, mentre lui praticamente mi stava aspettando, avendo letto sulla mia pagina di Facebook che partivo quel giorno. La seconda sopresa è quando mi racconta che non lavora più in Brunei, che veniva da Kyoto in Giappone dove è visiting lecturer per un breve periodo, e che tornava in Brunei per una settimana per visitare Mariam, sua moglie (che lo raggiungerà a giugno alla fine del suo contratto), per seguire un po’ il convegno e per sistemare alcune faccende con l’Università. Non me lo sarei mai immaginato, dopo tanti anni passati in Brunei! Mentre nel suo caso è stata una decisione voluta, mi racconta anche che a molti dei nostri colleghi il contratto non è stato rinnovato, o lo è stato per meno di tre anni. Tra questi c’è anche il mio ex collega francese Samuel, che ad agosto se ne tornerà in Francia dopo sei anni passati in Brunei, e dovrà cercare un altro lavoro. Eh sì, siamo tutti molto precari in questa professione! Ma ne vale la pena, almeno per me. Se avessi cercato il lavoro fisso, non me ne sarei mai andato dall’Italia e non avrei passato la vita che ho fatto, con tante avventure, scoperte, amici, esperienze per l’Europa ed ora per l’Asia.

All’aeroporto di Bandar Seri Begawan, la piccola capitale del Sultanato, c’è la mia amica Huwaida ad aspettarmi col suo ragazzo Max da poco giunto dalla Francia. Mentre mi porta a casa sua, guardandomi attorno mi sento veramente così felice di essere di nuovo in questa terra piena di verde, di blu e di sorrisi. Lasciata la mia borsa a casa sua, ci sediamo sulla veranda e, cullati dal concerto della vicina giungla, ci rilassiamo con un caffè e due chiacchiere. Dopodiché usciamo per andare a cenare con dell’ottimo pesce in un ristorante thailandese, e per concludere la serata decidiamo di farci una lunga passeggiata davanti al Mar Cinese Meridionale, per i sentieri e attorno all’enorma piscina dell’Empire Hotel, uno dei più lussuosi alberghi del mondo, fatto costruire dal fratello del Sultano, il Principe Jefri, per la somma di oltre un miliardo di dollari americani! La cosa incredibile (per un europeo come me) è che ti lascino entrare tranquillamente anche se non si è ospiti, ed io ne avevo spesso approfittato quando vivevo in Brunei per rilassarmi e per godermi tramonti incredibili e l’odore della salsedine. Questa volta però, sorpresa sorpresa, scopro che l’Empire Hotel è molto più grande di ciò che pensavo! Infatti Huwaida mi fa scoprire sentierini lungo il mare ad est dell’edificio principale, circondati da altre sezioni di questo incredibile hotel che non conoscevo, il tutto contraddistinto da un ottimo gusto. Nonostante la sua opulenza infatti l’Empire Hotel è proprio bello, con una piacevole architettura, tanto verde e una bella illuminazione, compresa quella dei giardini, che fa risaltare la bellezza delle esotiche piante.

La mattina dopo levataccia all’alba per andare a farci una camminata nel verde delle colline ad ovest della capitale con un’amica filippina di Huwaida e suo marito del Brunei, una coppia molto simpatica. E dopo la camminata andiamo a fare colazione in un ristorantino indiano di Senkurong per poi tornare a casa a riposare un po’. Poi dopo pranzo andiamo a salutare il mio vecchio collega francese Samuel, sua moglie ed i figlioletti. Come dicevo, il contratto di Samuel non è stato rinnovato e tutta la famiglia si prepara a tornare in Francia dopo sei anni passati in Brunei. Mi fa piacere rivederli, particolarmente il piccolo Elysée, che aveva solo tre anni quando l’avevo conosciuto nell’albergo che aveva ospitato sia me che la famiglia di Samuel quando giungemmo per la prima volta in Brunei nell’estate del 2006 per cominciare a lavorare per l’Università del Brunei Darussalam. È bello vedere che anche Elysée si ricorda così bene di me anche se l’ultima volta che mi ha visto brevemente era stata l’anno prima. Finita la visita, Huwaida mi accompagna alla residenza universitaria che mi ospiterà per i seguenti tre giorni, per lasciare le mie cose e prendere il materiale per il convegno, per poi portarmi a Gadong, il quartiere della capitale dove ho appuntamento in un caffè con alcuni dei miei ex allievi dell’Università, che oramai si sono laureati e hanno trovato lavoro. La mia opinione dei bruneiani non è cambiata da quando vivevo qui, è proprio bella gente questa! L’intensa giornata sta volgendo al termine: verso le sei e mezza la mia simpatica ex allieva Ishamina, la mia migliore studentessa di spagnolo, mi accompagna in macchina alla residenza universitaria, un edificio nuovissimo e moderno con vista sul mare che io avevo visto costruire. Ceno, mi faccio una passeggiata in vena nostalgica per il campus lì accanto, e poi finalmente me ne vado a letto a riposare, dato che mi attendono tre intense giornate di conferenze a partire dalla mattina seguente.

Il villaggio sull’acqua nella capitale del Brunei – foto © 2012 Paolo Coluzzi

Il convegno si rivelerà veramente interessante, con tantissimi partecipanti da tutte le parti del mondo (c’è anche un italiano che però lavora in Svizzera), e altrettante comunicazioni in tutti i campi del sapere connessi all’Isola del Borneo. Essendoci ben sei sessioni parallele, io seguo soprattutto le comunicazioni relazionate alle lingue. Tutto molto interessante, ma di ottimismo ce n’è poco, e ripetutamente sento di natura che sparisce, tratti sempre più vasti di foresta vergine distrutti per soddisfare le esigenze di legno pregiato da parte dei Paesi più ricchi del mondo o per far spazio alle piantagioni di palma da olio; o di culture e di lingue locali sempre più assediate dall’incombente globalizzazione economica e culturale, particolarmente di stampo anglossassone… Nonostante la stanchezza, la sera poi c’è sempre quacosa in ballo: lunedì vengo invitato ad una cena allo Yacht Club di Serasa, affacciato sul Mar Cinese Meridionale, che non avevo mai visitato mentre vivevo in Brunei (anche se ne conoscevo la sezione di Kota Batu sul fiume Brunei, che ogni tanto frequentavo), martedì c’è la cena collettiva in un ristorante della capitale, e mercoledì, ultima mia sera, vado a cenare di nuovo accanto al fiume ma questa volta in un locale molto meno caro di quello della sera precedente, assieme a Huwaida, Max ed altri amici, che poi mi riaccompagnano all’università. Dal food court accanto al fiume Brunei dove ci siamo ritrovati si vede bene una parte di Kampong Ayer, il villaggio di palafitte sull’acqua, pare il più grande del Sudest asiatico (ci abitano ancora circa 20.000 persone), uno spettacolo.

La mattina dopo posso finalmente rilassarmi! Me ne vado a fare colazione nel mio caffè preferito della capitale, dove cominciavo sempre il mio fine settimana quando vivevo qui. Poi me ne vado a fare due passi per il centro, lungo il fiume Brunei, osservando Kampong Ayer versione diurna con il viavai di barche per il fiume, la bellissima moschea di Ali Saiffudien con la sua cupola d’oro che si specchia sul laghetto che la circonda, e le verdi colline tutt’attorno, rivangando nei bellissimi ricordi che serbo di questo Paese. Peccato non potermi fermare un po’ di più, magari per farmi un altro giro per le foreste vergini che occupano ancora una vasta superficie del Paese, a partire da quella del Parco nazionale di Ulu Temburong, dove ho passato tante ore felici.

All’una meno un quarto ho appuntamento con Virginie, un’altra amica francese rivista alla conferenza, che ha appena cominciato il suo dottorato di ricerca e che mi vuole chiedere alcune cose, dato che la sua ricerca verterà sul gruppo tribale degli iban, come quella che avevo svolto io. Mi accompagna all’aeroporto, pranziamo assieme e poi la saluto per imbarcarmi sull’aereo che mi riporterà a Kuala Lumpur. Mi piange il cuore a ripartirmene, ma la breve vacanza (perché in Brunei anche un convegno è una vacanza) è purtroppo giunta al termine…

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