di
Filippiine, Chocolate Hills

foto © 2012

Con la fine del mese di marzo arriva anche la tanto attesa settimana di vacanza di mezzo semestre, felice istituzione di origine britannica, che suddivide in due il semestre accademico in tutte le Università della Malesia, compresa naturalmente l’Università di Malaya dove insegno. Questa pausa di nove giorni era attesissima, non solo per poter staccare un attimo dal lavoro, ma soprattutto perché questa volta c’era in programma un viaggio verso una destinazione speciale: le Filippine! Dico speciale perché, escludendo la piccola Timor est, le Filippine erano rimaste l’unico Paese del Sudest Asiatico che non avevo ancora visitato. E questo per varie ragioni, in parte stupidi pregiudizi.

Più oggettivamente si trattava della posizione geografica: durante il mio lungo viaggio di due anni fa che mi aveva portato da Bali a Pechino avevo deciso di viaggiare solo per via terra e mare, e purtroppo che io sappia al giorno d’oggi c’è solo una possibilità di raggiungere le Filippine in traghetto: dalla regione malese del Sabah, sulla punta settentrionale del Borneo, e in ogni caso per raggiungere qualsiasi destinazione del Borneo da fuori è necessario prendere un aereo. Ciò mi fa sentire nostalgia di un tempo in cui non ho vissuto, quando era possibile raggiungere qualsiasi destinazione su questa nostra terra via mare. A livello più soggettivo, l’altro motivo per cui non ero andato prima nelle Filippine aveva a che fare con la religione attuale e la recente storia coloniale di quel Paese, per cui percepivo le Filippine come un Paese poco interessante dal punto di vista culturale, diciamo poco ‘esotico’, essendo un paese a maggioranza cattolica come l’Italia, e per di più molto occidentalizzato a causa dell’influenza americana. Infatti dalla cacciata degli spagnoli nel 1898 fino all’Indipendenza nel 1935 le Filippine sono state a tutti gli effetti una colonia americana. E poi c’era anche il fatto che le Filippine non posseggono attrattive storiche come lo sono i grandi monumenti induisti, buddisti e cinesi che si trovano invece negli altri paesi in cui sono stato, e ciò che offrono dal punto di vista naturalistico pensavo che non doveva essere molto differente da quello che si trova negli altri paesi che avevo già visitato o che avevo intenzione di visitare. Ma ora avevo già “coperto” gli altri paesi del Sudest Asiatico e non avevo più scuse; inoltre la curiosità di visitare questo Paese era venuta crescendo man mano che andavo conoscendo i suoi abitanti, gente simpatica e disponibile che avevo incontrato e con cui avevo fatto amicizia in giro per l’Asia, compreso il Brunei dove abitavo prima di venire in Malesia, dove risiede una grossa comunità di filippini.

Parto sabato sera 31 marzo 2012 con destinazione Singapore, dove la mattina dopo ho la connessione con Cebu, la seconda città delle Filippine. Avevo scelto Cebu nel Sud del Paese come prima destinazione dopo aver sentito i racconti di Ricardo, il mio collega peruviano; come aveva fatto lui, da Cebu mi sarei diretto in traghetto all’isola di Bohol, poco più a Sud.

Arrivato a Singapore, devo passare la notte all’aeroporto dato che l’aereo per Cebu non parte che alle nove di mattina. Mi procuro dei dollari singaporiani, ceno in un ristorantino indiano, controllo la posta elettronica e poi passo un po’ di tempo gironzolando tra i negozi, la terrazza all’aperto, il piccolo cinema il cui film in programma, tipica produzione americana, non mi attira per nulla, e poi decido di andare a cercare la “zona relax” dell’aeroporto, dove sono state predisposte delle specie di sdraio per quelli che come me sono in attesa di un volo per il giorno dopo e non vogliono o possono permettersi una stanza in uno degli alberghi all’interno della grossa struttura aeroportuale. Sono stanco, ho anche un leggero mal di testa e sento il bisogno di riposare.
Quando arrivo a questa “zona relax” rimango sorpreso dal fatto che la maggior parte della gente che vi sta dormendo o riposando lo sta facendo per terra, sulla moquette, e solo poche ‘sdraio’ sono occupate. La sorpresa però dura poco, dato che appena provo ad adagiarmi su una delle “sdraio” libere, mi rendo conto che sono scomodissime, e così anch’io mi cerco un angolo sulla moquette, appallottolo la mia felpa per farne da cuscino e dopo un po’ mi addormento. Mi sveglio verso le sei di mattina per il freddo; mi battono letteralmente i denti e l’unica soluzione che mi viene in mente è di dirigermi lesto verso la terrazza all’aperto: che meraviglia potermi finalmente scaldare al caldo umido dell’equatore! La vita all’aeroporto intanto è ripresa, e così decido diandare a prendermi un bel caffè bollente mentre osservo l’alba dalle grosse finestre…

 

[ – fine della prima parte – Nella seconda puntata Paolo arriverà a Cebu e fornirà un resoconto delle sue impressioni della seconda città più popolosa delle Filippine – clicca qui per leggere la seconda parte. ]

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