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La spiaggia di Tanjung Tuan

Spiaggia principale all'interno della riserva forestale omonima

Il primo sabato del mese di marzo sveglia alle 7.30: alle 9 ho infatti appuntamento con i miei colleghi Andrea, Rosanna, Irene, il suo ragazzo francese Christophe e due amici italiani di lei, Matteo e Francesca, una simpatica coppia di milanesi che da poco è venuta a vivere in Malesia. E tutti assieme su due macchine si parte per Port Dickson, un centinaio di chilometri a sud di Kuala Lumpur, la località balneare più vicina alla capitale (la costa vicino a Kuala Lumpur è ricoperta di mangrovie o è occupata da piantagioni di palma da olio e non ha spiagge di sabbia). La nostra destinazione finale però non sono queste spiagge, ma la riserva forestale di Tanjung Tuan, conosciuta anche col suo nome portoghese di Cabo Rachado, che si trova poco più a sud. Si tratta di uno degli ultimi tratti di foresta costiera che ancora rimane sulla costa occidentale della Malesia, 80 ettari di giungla protetta, in cui gli uccelli migratori che arrivano da Sumatra possono riposare prima di riprendere il loro lungo volo che, cominciato in Nuova Zelanda e in Australia, li porterà fino in Cina ed oltre. Ed infatti, prima di andarcene riusciremo ad avvistarne alcuni di questi uccelli migratori, in questo caso particolare dei falchi pecchiaioli che passano proprio sopra di noi.


Ci facciamo una passeggiata lungo la strada circondata della foresta che porta in alto fino al faro, costruito dai conquistatori portoghesi nel 1528, il più vecchio della Malesia. Dal faro si estende sotto di noi l’azzurro dello Stretto di Malacca, in quel punto veramente “stretto”: se la visibilità fosse particolarmente buona, da lì potremmo vedere le coste dell’isola di Sumatra, distanti solo 38 chilometri! Dal faro corriamo a ripararci dal sole cocente sotto le fronde degli alberi della giungla, percorrendo un sentiero che ci porta giù, fino ad una spiaggetta da cartolina, un pezzetto di quella Malesia che sta sparendo… è triste pensare che fino ad un paio di secoli fa tutta la costa malese, dalla Thailandia a Singapore, doveva essere essere simile a questa, con tratti di mangrovie alternati a giungla, ed ogni tanto qualche villaggio malese di pescatori con le tipiche case di legno su palafitta. In realtà due secoli fa quasi tutta la Malesia era una gigantesca giungla, puntellata da qualche risaia e piccoli villaggi. Un paradiso in terra.

Dopo esserci rilassati un po’ e fatta qualche foto, risaliamo il sentiero ripidissimo nel caldo umido del pomeriggio malese. Arrivo in cima grondante di sudore e col fiatone, sono effettivamente un po’ fuori forma; dopodiché si ritorna alle macchine e ci si dirige ad un ristorantino cinese lungo la strada per recuperare i liquidi persi. Sono già le quattro e a quel punto le opzioni sono due: tornarcene direttamente a Kuala Lumpur o proseguire verso l’interno della regione di Negeri Sembilan, oltre il capoluogo di Seremban, per andare a visitare il vecchio palazzo del sultano locale nel villaggio di Sri Menanti.

Il vecchio palazzo di legno del sultano del Negeri Sembilan – © Paolo Coluzzi

Visto che di tempo ce n’è ancora si opta per Sri Menanti che raggiungiamo circa un’ora e mezza dopo. Che posto! Sri Menanti, antico capoluogo minangkabau della regione (i minangkabau provengono originariamente da Sumatra), si trova nel mezzo di una valle lussureggiante, circondata tutta attorno da colline ricoperte di giungla. Il palazzo nuovo del Sultano di Negeri Sembilan, l’Istana Besar, non si riesce a vedere dalla strada, ma quello vecchio, l’Istana Lama, si affaccia su un parco ed è aperto alle visite, ma solo fino alle 18! Dobbiamo quindi spicciarci un po’ se vogliamo dare un’occhiata all’interno, che alberga un museo sulla famiglia reale. Interessante, ma ancora più interessante è la costruzione stessa, un palazzo di quattro piani tutto di legno duro nero, costruito nel 1908 senza l’utilizzo di nemmeno un chiodo! È parecchio grande, con tante stanze e verande, una grossa palafitta sostenuta da ben 99 pali. Che bello doveva essere vivere in una casa così, organica, di legno, in mezzo al quel bel paesaggio!

Finita la visita ci rimettiamo sulla strada del ritorno mentre ha già cominciato a piovere, e poco prima delle otto raggiungiamo la “pizzeria” (tra virgolette, perché si tratta di una pizzeria all’americana, che fa pizze da asporto abbastanza orrende) sotto casa di Irene, che si trova alla periferia di Kuala Lumpur, non molto lontano da casa mia. Irene e Christophe ci hanno infatti invitato a mangiare a casa loro le pizze americane, un invito che abbiamo accettato tutti con piacere nonostante la stanchezza, una chiusura in bellezza di una piacevolissima giornata tra amici, natura e storia.

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