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Tramonto sull'isola di Pangkor

foto © 2012

Tornato a Kuala Lumpur dopo l’avventura sarawakiana, la voglia di natura riprende a crescere, sempre più forte, fino a che il secondo fine settimana di settembre 2012 decido di andare a passarlo sull’isola di Pangkor, nello Stretto di Malacca, a poco meno di 300 km a nord di Kuala LumpurNonostante mi sia venuto uno di questi ‘raffreddori’ equatoriali, che mi intontiscono senza quasi secrezioni o mal di gola, ma il desiderio di uscire da Kuala Lumpur e di vedere un posto nuovo è troppo forte, anche perché il lunedì è la Festa della Malesia e non si va a lavorare.

Parto sabato alle 12.30 dalla stazione delle corriere di Pudu Raya, e arrivo a Lumut, ilpaesino sulla costa occidentale della Malesia, circa quattro ore e mezza più tardi. Cerco di comprare subito il biglietto del ritorno, scoprendo che per lunedì sono rimaste poche corse con posti liberi: la mattina o la sera. Prenoto per l’autobus delle 10.30, cominciandomi già a pentire di non aver prenotato una guesthouse in anticipo. Di solito non me ne preoccupo, ma con tre giorni di fila di festa i turisti sono molti più del solito, come posso constatare coi miei occhi quando arrivo all’imbarcadero pieno di gente. Vedo accanto alla biglietteria dei traghetti un banchetto per la prenotazione degli hotel; non è ufficiale, ma provo a chiedere alla persona che vi sta seduta se mi prova a prenotare una stanza non troppo costosa. Il tipo fa varie telefonate, ma non trova niente di libero per due notti… a quel punto decido di non rischiare, prenoto per la sera successiva – anche se il tipo naturalmente si prende una bella commissione – e giro sui miei tacchi per andare a cercarmi una pensione economica a Lumut. Tutto sommato, non mi spiace fermarmi in quel posto una notte, e avere l’opportunità di girare un po’ per il paese, anche se in realtà non c’è un gran che da vedere: quattro strade messe in croce con le tipiche case bottega (shophouse), un piccolo parco ed un piacevole lungomare. Ceno con roti canai e tosay (delle specie di piadine rispettivamente di frumento e farina di riso mista a farina di ceci, da intingere nel curry) nel ristorante indiano sotto la guesthouse deserta che ho trovato, e poi vado a leggere nella mia stanza. Nonostante il raffreddore, riesco a dormire discretamente, anche grazie alla crema protettiva anti zanzare che mi sono portato appresso, visto che alle finestre zanzariere non ce ne sono.

La mattina dopo fatta colazione all’indiana con un altro roti canai ed un kopi susu (caffè lungo con latte condensato), vado finalmente a prendere il traghetto per arrivare a Pangkor. Una quarantina di minuti di traversata e arriviamo a Pangkor Town, il villaggio principale dell’isoletta di solo 8 chilometri quadrati d’estensione, situato sulla costa orientale, quella che si affaccia verso la terra ferma. Da lì prendo uno dei tipici furgoncini-taxi rosa che in altri venti minuti mi porta alla mia guesthouse sulla costa opposta, nel piccolo villaggio di Teluk Nipah. La stanza è semplice e carina, in un piccolo chalet di legno; mi riposo un po’ e poi decido di noleggiare subito una moto per farmi un giro dell’isola, per non correre il rischio di prendermi la pioggia, che, se deve arrivare, di solito lo fa nel tardo pomeriggio. L’isola è così piccola che per ‘circumnavigarla’ completamente mi ci vogliono solo due ore e mezza, comprese le varie fermate. Ed infatti mi fermo in più punti per fare foto del mare e delle spiagge semideserte, mentre faccio due soste più lunghe a Sungai Pinang Besar e al Kota Belanda. Sungai Pinang Besar è un villaggio di pescatori ubicato sulla costa orientale, poco sopra Pangkor Town, dove si trova il tempio cinese di Foo Lin Kong, particolarità del quale è la riproduzione in miniatura della muraglia cinese che si snoda nei giardini sul pendio della montagna che gli fa da sfondo. Poi attraverso Pangkor Town, e invece di girare a destra per tornare alla costa occidentale, proseguo dritto attraverso altri piccoli villaggi di case su palafitta per raggiungere il Kota Belanda, ricostruzione del piccolo forte originariamente eretto dagli olandesi nel 1670. A quel punto ritorno sulla strada principale e faccio rotta verso la costa occidentale dove, fiancheggiando belle spiaggette alberate, ritorno a Teluk Nipah.

Continuo a sentirmi parecchio fiacco, per cui mi distendo un po’ sul letto a leggere, poi, quando comincia a fare meno caldo, esco a fare una passeggiata per il paesino, formato praticamente solo da un tratto di strada costiera affiancato da semplici ristorantini e negozi, e due traverse, una delle quali porta alla mia pensione, mentre anche qui fanno da sfondo le montagne coperte di giungla che occupano il centro dell’isola. E mentre cammino tra la folla di villeggianti, quasi tutti malesiani – qualche faccia occidentale però si vede – mi sento chiamare alle spalle! Mi giro… e chi ti vedo? Si tratta di Cinzia, un’ex insegnante dell’Università di Malaya che insegnava italiano durante il mio primo semestre a Kuala Lumpur. Scopro che è alloggiata in uno degli hotel più esclusivi dell’isola, il Pangkor Island Beach Resort, un situato a nord di Teluk Nipah, con la sua spiaggia privata. Mi invita a passarla a trovare quella sera, e dato che il motorino l’ho noleggiato per tutta la giornata e che tutto sommato sono curioso di vedere questo famoso hotel, accetto.

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