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Poda island

foto © 2014

A un anno dall’ultimo viaggio in Thailandia, il giorno di Santo Stefano io e Rie si era deciso di fare ritorno in questo affascinatissimo paese. Concluse le lezioni del primo semestre all’università e festeggiato il Natale con amici e colleghi, volevamo staccare un attimo e rituffarci brevemente nella cultura del vicino settentrionale della Malesia, che a maggio di quest’anno ha subito un ennesimo colpo di stato militare. Se questo fosse successo in qualche altro paese del mondo ci sarebbero stati morti ed arresti, in Thailandia invece nulla, a parte qualche protesta ignorata dalla giunta militare che ufficialmente ha dichiarato di essersi installata per ristabilire l’ordine e mettere fine agli scontri tra i sostenitori della destituita Primo Ministro Yinluck Shinawatra (e del fratello Thaksin, che era stato premier prima di lei) e quelli dell’opposizione e per convincerli a trovare un accordo; di fatto il parlamento non è stato sciolto e a tutt’oggi continua a funzionare… Sembra impossibile che possa accadere una cosa del genere, ma la Thailandia è anche questo!

Partiamo venerdì 26 dicembre 2014 poco dopo le 18, e poco più di ora dopo siamo già all’aeroporto di Krabi, mezz’oretta di autobus fino all’omonima cittadina. Io avevo viaggiato parecchio nel centro e nel nord della Thailandia, ma avevo sempre evitato la parte meridionale sapendola meta di un turismo internazionale attratto principalmente dalle sue isolette, spiagge tropicali e mare. Mare e isolette tropicali con meno turisti ci sono dopo tutto anche in Malesia… Attraverso la Thailandia del sud ci ero addirittura passato in treno dalla Malesia senza fermarvici, ma questa volta la curiosità aveva preso il sopravvento, e poi la distanza da Kuala Lumpur era relativamente breve, perfetta per pochi giorni di riposo, ed il desiderio di tornare in Thailandia era forte, soprattutto adesso che avevo completato un corso elementare di thailandese che volevo mettere in pratica!

Arriviamo verso le 20 all’hotel che avevamo prenotato per una notte, giusto in caso, visto che siamo in piena alta stagione. L’idea è quella di spostarci la mattina dopo ad Ao Nang, il paese sulla costa distante 18 chilometri da Krabi, ma rendendoci conto che i turisti sono veramente tanti e che potremmo non trovare alloggio, almeno non a un prezzo pagabile, decidiamo infine di fermarci tutti e tre i giorni a Krabi. Fatto il check-in usciamo subito per farci un giro per il mercato serale e per cercare qualcosa da mangiare, finendo per cenare in un ristorante italiano gestito da un connazionale che come molti altri stranieri si sono accasati con una ragazza locale ed hanno aperto un proprio ‘business’.

La mattina dopo andiamo a cercare una stanza per le successive due notti e finiamo nella parte più carina della città (e credo anche la più vecchia), a due passi dal fiume Krabi che costeggia la cittadina. Si trova su una specie di collinetta e sembra zona di ‘backpackers’, con un sacco di pensioncine, bar e ristoranti, ma il tutto in scala ‘minore’, infinitamente più tranquillo rispetto alla zona di Khao San a Bangkok o ad Ao Nang, come scopriremo due giorni dopo, e con un ambiente comunque molto thailandese (ma anche cinese, visto che sembra che quasi tutti i negozi e gli hotel siano gestiti da membri di quest’etnia che qui in Thailandia si è adattata ed integrata molto bene, mantenendo però il proprio tipico acume per gli affari). Troviamo una bella stanza in un albergo dal cui balcone si gode della vista del fiume con le sue mangrovie sulla sponda opposta, e delle montagne all’orizzonte. C’è persino la TV in camera, che accenderemo per seguire un programma di luk thung, il genere folk pop thailandese di cui sono da anni appassionato e di cui acquisterò il giorno dopo qualche nuovo CD da aggiungere ai tanti che ho già in Malesia, tra cui uno di Tai Orathai, la mia cantante preferita. Ed il colonialismo culturale anglo-americano si fa sentire ancora una volta: in Malesia si trova facilmente musica in inglese dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, ma assolutamente nulla dal paese confinante, la Thailandia! Un po’ come in Italia: qualcosa di francese si trova, ma dove acquistare CD di musica svizzera, austriaca o slovena? Praticamente impossibile. Ed onestamente il luk thung mi sembra parecchio più bello di certo insulso pop rock in inglese…

Sistematici nel nuovo alloggio, andiamo a pranzare in un bel ristorantino davanti all’albergo e poi noleggiamo un motorino per andare a visitare il Wat Tham Sua, il Tempio della Grotta della Tigre, situato ad 8 chilometri a nord di Krabi. Siamo oramai sulla dirittura finale, a poche centinaia di metri dell’ingresso del tempio, quando, notando una buca sulla strada, freno per evitarla… Come frenare sul ghiaccio, la moto scivola da una parte a cadiamo a terra! Mannaggia, meno male che andavo piano! Rie non si fa niente, io invece mi ritrovo alcune piccole escoriazioni al ginocchio e sul gomito, che mi si gonfia di parecchio… Controllo il copertone della moto (cosa che avrei dovuto fare da subito) e capisco: è liscia come vetro e, con la sabbia per terra, la caduta era praticamente inevitabile! Per fortuna il danno è minimo, e arrivati al tempio mi lavo per bene il gomito.

Buddha sulla rupe del Wat Tham Sua
Statua del Buddha del Wat Tham Sua temple

Il tempio è interessante, un miscuglio di Theravada thailandese e di Mahayana cinese, con un’enorme statua di Guanyin, la dea cinese della misericordia. Ma non siamo arrivati lì solo per vedere il tempio: l’attrattiva principale è la grande statua del Buddha che si trova 300 metri più in alto, in cima alla collina di origine calcarea coperto di vegetazione accanto al quale è stato costruito il tempio. C’è una lunga e ripida scala che porta in cima con ben 1237 scalini da salire, ma siamo pronti ad affrontare l’impresa! È dura, risaliamo piano piano, e a tre quarti del cammino Rie getta la spugna e decide di aspettarmi seduta su uno scalino… Io proseguo imperterrito e finalmente arrivo alla piattaforma sulla quale si erigono il grande Buddha dorato ed uno stupa. Belli, ma ancora più bello è il panorama che mi vedo attorno: da una parte la verde pianura, dall’altra i roccioni di origine calcarea come quello su cui mi trovo che sono una caratteristica di questa zona, e verso ovest Ao Nang e la costa del Mar delle Andamane, con la penisola di Phuket che si intravede all’orizzonte! Peccato che Rie si sia fermata! Rimango qualche minuto a godere di quella incredibile vista e a scattare qualche foto e poi, recuperato il fiato, mi rimetto in cammino per raggiungere Rie. Tuttavia ridiscesi circa duecento scalini, me la ritrovo davanti che sta risalendo! Dopo essersi riposata un po’ aveva deciso di provare a raggiungermi… A quel punto mi affianco a lei e ritorno su, così invece di 1237 scalini alla fine me ne faccio 1400 o giù di lì! E nei successivi giorni i muscoli delle gambe e delle braccia me lo ricorderanno costantemente.

Vista dalla rupe del Wat Tham Sua
Vista dalla rupe del Wat Tham Sua

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