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Chin Peng durante la guerriglia

La terza settimana di Settembre 2013 si è aperta con una singolare sovrapposizione di date storiche per le ex colonie britanniche di Malesia, Borneo e Singapore.

Lunedì 16 settembre si è celebrato in Malesia il cinquantenario della Federazione della Malesia, l’assetto corrente della monarchia parlamentare federale che il paese, divenuto indipendente dal Regno Unito nel 1957, ha mantenuto dal 1963 ad oggi. Lunedì era anche il 90° compleanno di Lee Kuan Yiew, “fondatore” e primo presidente della Singapore moderna post-coloniale, staccatasi da quella stessa federazione meno di due anni dopo. Ed è morto Chin Peng.

Chi era Chin Peng?

Poco conosciuto al di fuori della cerchia di interessati alla storia del Sud Est Asiatico, Chin Peng è stato a capo dell’insorgenza malese contro gli occupanti giapponesi prima, e gli inglesi dopo il termine della Seconda Guerra Mondiale, nonché leader del movimento rivoluzionario comunista in Malesia.

Nato nel 1924 e cresciuto nello stato malese del Perak, a quel tempo uno dei centri più animati delle colonie britanniche, Chin Peng ancora adolescente venne attirato all’inizio del secondo conflitto mondiale da alcuni movimenti a sostegno della causa cinese contro l’invasore giapponese. Da principio questi non avevano carattere comunista e si richiamavano ai valori unitari cinesi ispirati dalla figura di Sun Yat Sen (che pure compì dei viaggi in territorio malese), primo presidente della Repubblica – ancora non popolare – Cinese. Solo successivamente, si allineò alla causa comunista e divenne membro del partito comunista malese.

Battaglia nelle strade del centro storico di Kuala Lumpur all'ingresso dei giapponesi
Battaglia nelle strade del centro storico di Kuala Lumpur all’ingresso dei giapponesi
L’armata popolare malese anti-giapponese

Il primo ruolo geo-politico del movimento comunista in Asia, in Malesia così come in Cina, grosso modo non fu dissimile da quello Russo-Sovietico in Europa, di resistenza contro l’asse “RoBerTo” (Roma-Berlino-Tokyo) e i propri connotati anti-coloniali e nazionalisti apparirono in secondo piano in questa fase.

Nel caso della Malesia, questa venne occupata nel 1941 dai Giapponesi, che calarono dalla Thailandia a Nord e dal Sabah a Est (dove tra l’altro le forze navali inglesi conobbero una disfatta paragonabile a quella di Pearl Harbor per gli statunitensi). Ispirati dall’azione del Partito Comunista Cinese e dall’Armata Rossa cinese in funzione anti-nipponica, prese vita una “Armata Popolare Malese Anti-Giapponese” (Malayan People Anti-Japanese Army o MPAJA).

Chin Peng, che aveva frequentato scuole inglesi, assunse presto il ruolo di intermediario e coordinatore tra le forze armate britanniche della Force 136  e il movimento di resistenza popolare autoctono. La sua posizione, nonostante la giovanissima età (appena ventiquattrenne) fu in larga misura determinata dalle circostanze. In particolare dalla cattura dei membri più anziani del gruppo Su Yew Meng e Chang Meng Ching nel 1943, e dalla fuga di Lai Tek, il precedente leader del movimento sospettato di essere un agente doppiogiochista ed informatore della polizia segreta giapponese.

Un giovane Chin Peng è accolto da un ufficiale britannico al termine della guerra
Chin Peng è accolto da un ufficiale britannico al termine della guerra

Fu in questo frangente che Chin Peng incontrò Freddie Spencer Chapman, uno degli uomini a capo delle forze inglesi. In fuga dai giapponesi nella foresta, l’ufficiale britannico si trovò ad essere soccorso proprio dalle milizie comuniste. Tra i due nacque una singolare amicizia, che non venne meno anche dopo il termine della guerra – Spencer lo definì “un autentico amico” nelle sue memorie “La giungla è neutrale”. Non fu il solo inglese ad aver riconosciuto i meriti di Chin Peng, dal momento che fu insignito anche dell’Ordine dell’Impero Britannico al termine del conflitto (un’alta onoreficenza, in seguito disconosciutagli).

L’emergenza malese

La guerra sul fronte malese fu vinta grazie allo sforzo congiunto alleato, ma anche al contributo del movimento di resistenza popolare anti-giapponese diretto da Chin Peng. Tuttavia, le attività dell’esercito popolare comunista non si arrestarono col finire della guerra. Nel perdurare delle ostilità del conflitto bellico internazionale, i comunisti avevano creato dei campi di addestramento nel territorio, in gran parte ricoperto da fitta giungla, e si erano dotati di una rete, probabilmente altrettanto fitta, di rifornimenti, contadini al seguito e collaboratori esterni, tali da garantirgli un’autosufficienza di vettovaglie e armamenti. Galvanizzati da ciò che accadeva in Cina e alimentati da sentimenti anti-colonialisti, i guerriglieri guidati da Chin Peng ripresero ben presto le proprie attività prendendo di mira i coloni inglesi, trucidando alcuni proprietari terrieri, saccheggiando o danneggiando piantagioni, miniere e coltivazioni. Il movimento divenne conosciuto come Esercito di Liberazione Nazionale Malese (Malayan National Liberation Army o MNLA) e le azioni contro gli inglesi culminarono con l’assassinio di Sir Henry Gurney, l’Alto Commissario Britannico in Malesia nel 1951.

Prima pagina dello Straits Times inglese del 1952
Prima pagina dello Straits Times inglese del 1952

Non diversamente da quello che si prefigurava in Occidente, gli inglesi si ritrovarono a fronteggiare un ex alleato. Venne dichiarato uno stato d’emergenza, durato ben dodici anni, fino al 1960. Di fatto, si è trattata di una guerra civile in Malesia, che ha segnato anche la transizione del paese da colonia a stato indipendente, nel 1957. Il conflitto causò diverse migliaia di morti, ma fu progressivamente soffocato dall’intervento congiunto di inglesi e dalle forze malesi, che interruppero la linea di rifornimenti dei gruppi comunisti, nonché dal mancato attecchimento della causa comunista nella popolazione civile, non trovando appoggio di una sparuta borghesia e data l’assenza di una vera classe operaia nel paese. Fu lo stesso Deng Xiapoing – leader comunista della Cina che Chin Peng incontrò nel ’60 – a commentare che il Sud Est Asiatico era “acerbo” per una rivoluzione comunista. Non mancò, nel caso specifico della Malesia una componente etnica, che identificò il movimento comunista come prevalentemente cinese; questa caratteristica, anche se non completamente infondata benché non esclusiva (ad esempio alcuni membri di rilievo del movimento erano malay, come Rashid Maidin e Abdullah “CD”, o nazionalisti indiani), fu enfatizzata dagli esponenti anticomunisti, che in questo modo insinuarono sospetto e opposizione nelle componenti indiane e malay del paese.

L’esilio

Il movimento diretto da Chin Peng si dissolse ritirandosi gradualmente al confine a Nord della penisola malese fino ad auto-esiliarsi in Thailandia negli anni ’70, dove la situazione precipitò ulteriormente a causa di dissidi interni, e processi tenuti da “tribunali rivoluzionari” contro presunti “traditori”, che a loro volta divisero il movimento in più fazioni.

Manifesto propagandistico degli anni '80
Manifesto propagandistico degli anni ’80

Ufficialmente, il movimento cessò tutte le attività nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Non si trattò di una vera e propria resa unilaterale, in quanto le ostilità vere e proprie erano cessate da un pezzo, ma di una dichiarazione congiunta degli ultimi membri del movimento – tra cui lo stesso Chin Peng, ancora a suo capo – il governo malese e quello thailandese, che riconoscevano la fine delle ostilità e predisponevano così un tavolo per successivi “trattati di pace”.

Sebbene una delle clausole degli accordi prevedeva agli ex membri del movimento comunista di origine malese di poter far rientro in patria con un salvacondotto che evitasse loro condanne o processi, a Chin Peng è sempre stata negata questa condizione. Non ha mai fatto rientro nel suo paese, lasciato formalmente ormai da più di 30 anni e da allora è vissuto in esilio in Thailandia, salvo alcune visite a Singapore (non più parte della Federazione Malese dal ’65). Nel 2000 presentò istanza alle autorità malesi di poter rientrare nella terra natia, ma la domanda fu rifiutata dalla Corte Suprema nel 2005. Ritentò nel 2008 ma gli venne nuovamente rifiutato l’ingresso. Chin Peng non ha mai rinnegato il proprio passato o le proprie convinzioni, insistendo che nei trattati del 1989 non fosse mai menzionata la parola “resa”.

Un'immagine recente di Chin Peng
Un’immagine recente di Chin Peng

Si è spento il 16 settembre 2013 in un ospedale di Bangkok per complicazioni dovute alla sua età senza mai rivedere la propria terra per un cinquantennio. Si tratta di una figura ancora molto controversa nello scenario politico malese non estraneo oggi da frizioni interne e in cerca di cambiamento, che ha contribuito a segnare una fase molto delicata della nascita e della storia moderna del paese. Osteggiato da alcuni per i morti causati dalla guerriglia comunista in patria, acclamato come eroe nazionale da altri per il contributo dato durante la guerra contro i giapponesi e per aver alimentato la causa indipendentista, Chin Peng è stato l’ultimo leader rivoluzionario in vita ad aver combattuto per l’indipendenza del suo paese nel secondo conflitto mondiale e contro gli occupanti coloniali dopo di esso – un gruppo di personaggi che comprendono figure come Ho Chi Minh in Vietnam, Sukarno in Indonesia, Aung San in Myanmar e Norodom Sinhaouk in Cambogia (scomparso un anno fa).

L’ultimo comunista

Nel 2006 è stato realizzato un documentario diretto dal malese Amir Muhammad, a cura della piccola casa di produzione malese Redfilms intitolato “L’ultimo comunista” (The last communist – o Lelaki Komunis Terakhir in lingua malay), bandito dalle autorità malesi dalla circolazione nel paese ma liberamente visionabile su Youtube, anche dalla Malesia stessa:

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