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La Moschea Zahir

foto © 2012

Febbraio 2012. Due settimane dopo il fine settimana in Kalimanatan, in occasione delle feste per il compleanno del Profeta Maometto e per Thaipussam, la grande festa induista, me ne riparto per un altro breve viaggio, questa volta all’interno dei confini della Malesia. Parto sabato a mezzogiorno, mia prima destinazione: Alor Setar, capoluogo del Kedah, la regione che si trova nel Nord-ovest del Paese, al confine con la Thailandia. Trovarsi così vicino a quest’ultima e per certi periodi della storia averne persino fatto parte, ha fatto sì che questa regione, esattamente come il Kelantan più ad est, presenti da una parte alcune particolarità culturali ed influenze tailandesi, dall’altra una ricchezza di tradizioni malesi che si sono conservate proprio per l’esigenza di rafforzare la propria identità in contrasto con quella dei vicini tailandesi, anzi vicinissimi, dato che c’è una minoranza etnolinguistica tailandese che vive in Kedah. Arrivato dopo circa sei ore di autobus, vado a stare in una pensioncina cinese ubicata in una vecchia casa di legno a due piani. Lasciata la borsa in stanza, vado a fare due passi e a cercare un posto in cui cenare. Mi accorgo di trovarmi letteralmente a due passi dal centro storico e dalla moschea Zahir, la cui illuminazione ne risalta la bellezza; guardando verso nord noto anche la torre delle telecomunicazioni Menara Alor Star, anch’essa illuminata a giorno. Questa torre è la struttura più alta della città, la maggior parte degli edifici della quale non superano i due piani: misura 165,5 metri, con un ristorante girevole in cima, ed è un punto di riferimento costante da qualsiasi parte uno si trovi, un po’ come le Torri Petronas a Kuala Lumpur. La mattina dopo mi sveglio con un cielo azzurrissimo senza nuvole. Mi sento così fortunato a potermi godere questo clima quando in Europa si sta morendo dal freddo… Fatta colazione, comincia il mio giro di esplorazione della città: la moschea Zahir è stupenda sotto la luce del sole cocente come lo era la sera prima illuminata da luce artificiale, con i suoi archi e colonne in stile arabo-indiano, le sue cinque cupole e lo slanciato minareto. Poi mi faccio un lungo giro per il centro costellato di edifici in stile coloniale, passeggio lungo il fiume Kedah che attraversa la città, attraverso il quartiere cinese ed infine ritorno alla Moschea Zahir.

Balai Besar – foto © 2012 Paolo Coluzzi

Di fronte ad essa c’è il padang, la piazza centrale attorniata da begli edifici storici: ai due lati ci sono gli edifici bianchi in stile neoclassico inglese che una volta fungevano da tribunali, mentre giusto in mezzo, di fronte alla moschea, c’è il Balai Besar, il Palazzo Reale per le Udienze, eretto nel 1898 in legno in stile malese, dietro al quale si trova il Museo reale, anch’esso un bell’edificio di legno in cui una volta vivevano il sultano del Kedah e la sua famiglia. Graziosa è pure la Balai Nobat (Sala dei tamburi), una torre ottagonale con cupola a forma di cipolla costruita nel 1906. In essa vi sono conservati gli strumenti della nobat, l’orchestra reale di ascendenza indiana, che suona durante cerimonie speciali, come le nozze reali, ecc. Esco dal museo reale che sono già le due passate, il sole è allo zenith ed il caldo micidiale, ora quindi di tornarsene alla pensione a riposare e a leggere un po’ aspettando che l’astro del giorno si decida a scendere un po’ verso l’orizzonte e le temperature siano più sopportabili. Verso le quattro e mezza decido di rimettermi in movimento, questa volta con l’obiettivo di raggiungere il tempio buddista tailandese che si trova appena fuori dal centro. Passo davanti al padang e ad un tempio induista, poi accanto alla torre delle telecomunicazioni e finalmente raggiungo il tempio tailandese Wat Nikrodharam, simile a quello vicino a casa mia a Petaling Jaya, frequentato soprattutto da cinesi e con parecchie influenze del Buddhismo Mahayana, quello diffuso in Vietnam, Cina, Corea e Giappone. Tra le altre cose nel cortile infatti si trova anche una statua di Kuan Yin, la versione cinese del bodhisatva Avalokiteswara. Mi faccio due chiacchiere con una signora cinese che mi spiega che è in costruzione non lontano da lì un enorme tempio buddhista in stile moderno, e me ne mostra il modello. Credo che quando sarà terminato farà veramente impressione: un’enorme parallelepipedo dell’altezza di una trentina di metri costruito seguendo i parametri della bioedilizia, quindi ricoperto da pannelli solari in cima e con diverse aperture laterali che serviranno a ventilarne l’interno. Dentro verrà posta l’enorme statua di un Buddha in meditazione. Ancora una volta mi rendo conto che, nonostante tutto, la tolleranza religiosa qui è grandissima, soprattutto considerando il fatto che il Kedah è una delle regioni più islamiche del Paese

 

[termine della prima parte del racconto di Paolo Coluzzi e del suo viaggio in Kedah – la prossima parte verrà pubblicata tra una settimana!]

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  • Approposito di cielo azzurro…

    Aeroporto di Alor Star, 30 Luglio 2010