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Piccolo Elefante in Borneo

Un piccolo di elefante sulle rive del fiume Kinabatangan, in Borneo

foto © 2009

Correva l’anno 2009 un anno indimenticabile vissuto nel Sabah, esattamente a Kota Kinabalu. In quell’anno condividevo la casa con due grandi amici della mia vita, Simone e Marco, anche loro italiani che vivono all’estero. Tutti e tre eravamo occupati come guide e viaggiavamo sopratutto tra il Sarawak e il Sabah. Marco era specializzato nei percorsi itineranti del Sud del Sabah, Simone del Nord, mentre io ero occupato a dare una mano alle guide del Sarawak.

L’alta stagione per i viaggiatori europei era finita e quindi dopo mille voli, pullman e camminate in diverse foreste e città, finalmente ci siamo ritrovati tutti e tre di nuovo a casa. Dopo una settimana di puro riposo, Marco riceve una chiamata dal suo boss: il compito è quello di accompagnare in viaggio un gruppo di italiani che volevano esplorare il fiume Kinabatangan. Per raggiungere la città di Sandakan questa volta non ci andava in aereo ma con un mezzo dell’agenzia. Si trattava di fare un viaggio notturno di circa 8 ore da Kota Kinabalu a Sandakan. A Marco non andava a genio di farsi un viaggio cosi lungo da solo con l’autista, così gli venne la brillante idea di invitarci a seguirlo fino a Sandakan, visto che per quel periodo io e Simone eravamo liberi e senza lavoro. L’idea piacque molto, anche perché per me era la prima volta che potevo esplorare questo fiume ed ero molto affascinato dai racconti delle altre guide.

Ora so con certezza che in Malesia l’unico luogo dove si possono avvistare animali selvaggi è lungo il fiume Kinabatangan. Ma prima di intraprendere questo viaggio non avevo questa sicurezza. Per tutti, naturalmente la speranza maggiore era quella di incontrare gli elefanti del Borneo, specie endemica dell’isola. Nonostante ormai ero da due anni in Malesia e avevo esplorato numerosi tratti di foreste tropicali del Borneo, non avevo ancora avuto la fortuna di vederli. Ad essere sincero, la mia speranza di incontrarli era praticamente morta dopo aver ascoltato i racconti di Paolo. Paolo è la guida italiana più famosa in Malesia, con ben 30 anni di servizio alle spalle. Ha accompagnato visitatori nella foresta e nelle città malesi migliaia di italiani, tra cui anche molti personaggi famosi, persino Giulio Andreotti. Paolo mi avevo confidato che, nonostante abbia passato tanti anni in Malesia, non aveva mai avvistato un elefante. La notizia mi aveva molto rattristato e le mie aspettative di un incontro con questa specie rara si erano drasticamente abbassate.

Incomincia il viaggio: è come lo aspettavamo tutti e le otto ore sono passate come un fulmine tra risate, racconti e soste lungo la strada. Arriviamo a Sandakan mentre albeggia e ci dirigiamo all’aeroporto ad aspettare il volo del gruppo di italiani. Con puntualità svizzera, l’aereo della Malaysia Airlines atterra. Diamo il benvenuto al gruppo in italo-malese con un “Selamat Datang a Sandakan!”.

Incomincia l’avventura e ci dirigiamo tutti quanti verso il molo della città per prendere la barca e incominciare ad esplorare il fiume. Dopo un’ora di navigazione incominciamo a vedere i primi animali selvaggi, tra cui gruppi di scimmie macachi dalla coda lunga e la simpatica scimmia nasica. Grazie all’esperienza di Marco in quella zona impariamo anche a riconoscere i differenti versi degli animali, come il richiamo del gibbone.

È mezzogiorno, il gruppo è stanco e anche Marco. Io e Simone più che altro siamo divertiti dai racconti di Marco e dalle nuove informazioni che avevamo recepito da lui. Ci fermiamo al jungle lodge che sarà anche il nostro alloggio per la notte. Marco, sempre con professionalità avvisa tutti che per le 16:30 avevamo una seconda escursione, sempre sul fiume. I nostri amici venuti dall’Italia erano sistemati negli chalet di legno. A noi, alla stregua dello staff del lodge, venne assegnata una baracca spartana. La prendiamo con filosofia e come parte integrante dell’avventura. Eravamo stanchissimi, sia per il viaggio notturno e per la navigazione del fiume, pertanto quelle poche ore di riposo erano una vera mano santa per noi.

Il sole cala e siamo pronti per la seconda navigazione. Marco spera nell’avvistamento di qualche coccodrillo, Simone invece desiderava vedere gli hornbill, i buceri asiatici. Io invece ero già soddisfatto e a quel punto mi divertiva più il fatto di proseguire il viaggio con loro. La navigazione incomincia di nuovo con avvistamenti di scimmie. Il gruppo era molto divertito dalle evoluzioni e dai salti dei macachi. Invece io ero abbastanza stufo di vedere solo scimmie, visto che dopo due anni in Borneo era l’unica cosa che avvistavo.

Elefantino con madre nel fango
Piccoli di elefante si rotolano nel fango – foto © Simone Boccali

Dopo un’ora di navigazione, un’altra barca si accosta a noi con altri turisti a bordo. Con la coda dell’occhio mi accorgo che il conducente di quella barca comincia di soppiatto a fare dei gesti al conducente della nostra imbarcazione. Dei gesti inconfondibili, portandosi le mani alle orecchie e sventolandole. Dentro di me non ci credevo, conoscevo benissimo il significato di quel messaggio senza parole e per non rovinare la sorpresa al gruppo bisbigliai solo all’orecchio di Simone cosa stava per accadere, non volevamo rovinare la sorpresa ai nostri amici ospiti. Allontanatosi l’altro natante, la nostra barca accelera subito, mentre Marco – anche lui sapeva! – informa il gruppo che ci stiamo spostando in un’altra zona del fiume. Non ci credevo, il mio sogno si stava realizzando. Ad un certo punto da lontano si incominciano a vedere delle macchie grigie, che si confondevano con la ricca vegetazione. Marco non aspettava che quel momento e grida “Elefanti!!!” (naturalmente prima di essere troppo vicini). Il gruppo era entusiasta dell’evento anche perché erano consapevoli di essere fortunati. Cominciai a contare il numero di esemplari e notai anche due piccoli. Era una meraviglia vederli nel loro stato naturale, brucare l’erba e vedere i piccoli giocare e rotolarsi nel fango. Ma la sorpresa non finisce qua. Ne avevo contati circa 7, oltre le mie aspettative. La nostra barca fa un altro centinaio di metri dal primo gruppo di pachidermi ed è lì che ci attendeva la vera sorpresa, anche per noi guide. Era un giorno fortunatissimo, gruppi diversi di elefanti si sono incontrati in questo prato di canne, come ad una festa, a un grande banchetto tra amici e parenti. Erano 40, no 50, chi ne ha contati 100, insomma nella nostra imbarcazione si faceva a gara a chi contava più elefanti! Incredibile, ancora non mi rendevo conto di quanta fortuna avevo avuto quel giorno. Anche Marco e Simone erano contenti di condividere con me questa esperienza.

Ancora elettrizzato e incredulo, sulla via del ritorno i miei pensieri si soffermano sul collage di immagini a cui avevo assistito e sullo spettacolo che la natura mi ha voluto regalare. Pensavo al fatto che molti professionisti e viaggiatori non avevano visto quello che avevo visto io e naturalmente mi viene in mente Paolo, le cui storie avevano calato molto le mie aspettative. Istintivamente, prendo il telefono e con felicità gli mando un SMS: “Elefanti avvistati NICO 50 : PAOLO 0, proboscide al centro”.

 

Tre amici felici di aver vissuto una nuova avventura assieme
Tre amici felici di aver vissuto una nuova avventura assieme
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