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Scorcio del Taman Negara

Vista del Parco Nazionale per eccellenza della Malesia Peninsualre con il fiume Sungai Tembeling sullo sfondo

foto © 2012

Correva il 2012. Dopo un maggio un po’ “piatto”, senza eventi particolare da raccontare, arriva giugno, e con esso l’attesa gita al Parco Nazionale Taman Negara (Taman Negara significa proprio “Parco Nazionale” in lingua malay, ndr), l’aerea protetta più estesa della Malesia, ben 4300 chilometri quadrati di giungla primaria, habitat di migliaia di specie di fiori e piante, insetti, uccelli, rettili e mammiferi, tra cui elefanti, tigri e rinoceronti. Nel mezzo della giungla vivono anche alcuni gruppi tribali di orang asli, in parte ancora cacciatori e raccoglitori. In un solo giorno avremmo visto ben poco di tutto ciò, ma sarebbe stato un inizio ed era dal mio arrivo in Malesia che aspettavo questa opportunità. L’idea era venuta da Milena, la mia collega, che voleva fare una breve ricognizione del parco prima di tornarci ad agosto con suo fratello in visita dall’Italia. E così io e il nostro collega peruviano Ricardo veniamo invitati ad unirci a lei, e venerdì pomeriggio primo del mese partiamo con la macchina di Milena.

Usciti da Kuala Lumpur, imbocchiamo l’autostrada per Kuantan che taglia in due il Paese, e a circa metà strada tra la costa occidentale e quella orientale usciamo dall’autostrada e ci dirigiamo verso nord in mezzo al verde della parte centale della Malesia. Alle 5.30 circa del pomeriggio, dopo poco più di tre ore e mezza di viaggio, arriviamo a Jerantut, un piccolo centro della regione di Pahang dove passeremo la notte. Troviamo una stanza in una piccola guesthouse semplice semplice gestita da una simpatica signora cinese, e poi andiamo a prendere qualcosa da bere e a farci un giro per il minuscolo paese, fino alla stazione ferroviaria che avevo visto dal treno durante il mio viaggio sul jungle train, il “treno della giungla”, l’anno scorso da Kota Bharu a Gemas. Davanti alla stazione c’è una collinetta sopra la quale si trova un tempio cinese ed un belvedere da cui si può osservare il paese dall’alto e le montagne ricoperte di giungla all’orizzonte. Poi si cena in un medan selera (malese per foodcourt, che sta ad indicare una grossa area di ristorantini self service) e si torna alla pensione. Da queste parti non molti sanno parlare l’inglese, e per me è un’occasione d’oro per fare pratica col malese e per ricevere un sacco di (immeritati) complimenti per come lo parlo!

La mattina dopo sveglia alle sette e mezza dato che dobbiamo essere all’imbarcadero di Kuala Tembeling un’ora dopo per prendere la barca che porta all’ingresso del Parco Nazionale. In realtà ora è possibile raggiungere Kuala Tahan, il villaggio situato proprio all’ingresso del parco, direttamente in macchina, ma l’idea del viaggio in barca ci attrae, tre ore di navigazione in mezzo alla lussureggiante vegetazione, che si sommano alla mezz’ora in macchina da Jerantut a Kuala Tembeling. Lasciamo la macchina in un posteggio apposito, facciamo colazione in un ristorantino e acquistiamo i biglietti della barca e dell’ingresso al parco. Black, il ragazzo che ci vende i biglietti della barca, è un malese dalla pelle scura e dal sorriso accattivante che mi racconta quanto sia meglio vivere da quelle parti in confronto alla molto più cara Kuala Lumpur dove per un periodo aveva lavorato; e poi c’è il fatto di lavorare costantemente a contatto con tanti stranieri, cosa che gli dà un enorme piacere. Poi saliamo sul sampan di legno assieme ad altri sette-otto turisti, tra cui due ragazzi francesi che si siedono proprio di fronte a me. La cosa che mi colpisce è che questi due continuino a parlare senza pausa per tutte le tre ore del viaggio, accorgendosi a malapena del paesaggio che gli sta attorno. Mah! Ci imbatteremo di nuovo in questi due personaggi il pomeriggio, mai un attimo in silenzio. È un attributo particolare di noi occidentali discutere sempre e giudicare tutto, e questo ci porta ad osservare meno ciò che ci circonda…

Giungiamo a Kuala Tahan sotto un sole cocente poco prima delle dodici e mezza e andiamo subito a cercare alloggio, che troviamo appena fuori dal villaggio in due rustici mini chalet di legno immersi nel verde. Dopodiché ci fermiamo in un ristorantino all’aperto a rifocillarci e dissetarci sotto ombrelloni che ci proteggono dal sole cocente, per poi attraversare il fiume in una barca taxi per cominciare la nostra escursione nella giungla del Taman Negara. Che bello ritrovarsi ancora una volta tra quegli alberi secolari! La foresta pluviale di Taman Negara ha infatti ben 130 millioni di anni, non essendo stata toccata dalle glaciazioni prima e dalle tendenze distruttive dell’essere umano poi. Una giungla simile ricopriva quasi tutta la Malesia una volta, fino ad essere poco a poco abbattuta per dare spazio all’agricoltura locale, soprattutto negli ultimi anni alle piantagioni di palma da olio. Anche in Europa avevamo immense foreste una volta, ma queste sono state distrutte già tanti secoli fa, sicché adesso troviamo naturale qualsiasi luogo che non sia cementificato. Non pensiamo che anche dove ora ci sono campi di grano o granoturco una volta c’erano immensi boschi o paludi pieni di piante e di animali, la maggior parte dei quali sono oramai estinti.

Sui ponti di corda, foto © 2012 Paolo Coluzzi

L’idea è di raggiungere le passerelle sopraelevate tra gli alberi (canopy walks o ponti di corda) e poi di compiere un percorso di un’oretta fino alla cima di una collina, Bukit Teresik. Ci avviamo con tanto entusiasmo e curiosità, particolarmente Milena che non è mai stata prima in una foresta vergine, ma anche con un certo grado di nervosismo, dato che sia gli amici che erano già stati a Taman Negara che le nostre guide ci avevano allertato della presenza delle fatidiche sanguisughe. Io me le ero già beccate sia nel Sabah che nel FRIM vicino a Kuala Lumpur, ed anche se non provocano dolore e non sono di per sè pericolose, devo confessare che ne ho un certo timore (per non dire schifo)! Fortunatamente non ne troveremo neanche una, grazie immagino anche al periodo relativamente secco.

Attraversiamo il fiume con una barca taxi ed imbocchiamo il sentiero tra i maestosi alberi che, neanche una mezz’oretta dopo, ci porta direttamente allepasserelle. Queste, sospese tra gli alberi, sono alte 45 metri circa e lunghe mezzo chilometro, pare tra le più lunghe del mondo. A differenza delle passerelle di alluminio a cui ero abituato nel parco Ulu Temburong in Brunei, queste penzolano, e bisogna tenercisi forte e camminare lentamente, non più di due o tre persone alla volta su ogni tratto! Ma la vista da lassù è magnifica, gli alberi maestosi tutt’attorno, le colline ricoperte dalla giungla all’orizzonte, e giù il fiume che riusciamo a scorgere tra i rami degli alberi. Non riusciamo però a coprire tutta la distanza, dato che la parte più alta delle passerelle è stata chiusa al pubblico per lavori di rinnovamento… tutto sommato meglio così, non mi sentivo totalmente a mio agio a dondolare a 45 metri da terra!

Poi cerchiamo il sentiero per Bukit Teresik , ma ci accorgiamo che è impraticabile a causa della caduta di un albero che ha bloccato il cammino… evabbè, pazienza, decidiamo di scendere verso il fiume e poi di tornarcene pian pianino all’imbarcadero, godendoci i colori ed i suoni della foresta. Riusciamo anche a vedere un gruppo di cinghiali che ci passano vicino! Poi riprendiamo la barca taxi e ci fermiamo a bere qualcosa in uno dei ristoranti galleggianti ancorati sulla riva opposta, proprio mentre giunge uno di quei nubifragi tipici dell’equatore. È stata proprio una toccata e fuga nel Parco di Taman Negara, ma sono contento lo stesso, magari una camminata più lunga ed avventurosa sarà per la prossima volta. Andiamo poi a riposarci un po’, e la sera gozzovigliamo in un altro ristorante galleggiante: ottima ed abbondante cena, a cui segue anche una fetta di torta offertaci da una comitiva di malesi che stanno festeggiando il compleanno di un parente. Gentilissimi!

Sono veramenente stanco quando andiamo a dormire, e mi addormento quasi subito cullato dai tanti suoni della giungla: le rane, gli insetti, i gechi, ed un sacco di altri animaletti sconosciuti. La mattina dopo alle 9 riprendiamo il sampan per Kuala Tembeling, godendoci per altre due ore (il ritorno è più veloce grazie all’aiuto della corrente) la giungla ai due lati del fiume, con la cima delle colline ancora avvolta dalla nebbiolina del primo mattino, che va evaporando man mano che il sole si eleva dall’orizzonte. Arrivati a Kuala Tembeling ci mettiamo in macchina per raggiungere Jerantut dove ci fermiamo a pranzare, poi riprendiamo il cammino e verso le 4 del pomeriggio siamo di nuovo a Kuala Lumpur, dove, esausto, mi accascio sul mio letto per un bell’e meritato riposino!

Discussione
  • Laura

    Ciao!

    Mi puoi dire se è fattibile girare la malesia peninsulare con auto propria a noleggio e trovare parcheggi dove lasciarla per 2-5 giorni ad es all’ingresso del taman negara e all’imbarco delle Perenthian?

    Grazie mille!
    Laura

    • Ciao Laura, noleggi auto ci sono, specie agli aeroporti (es Avis, Hertz…), immagino tu abbia presente che lo sterzo è a destra e si guida come in Inghilterra. Quello che vuoi fare tu è tecnicamente possibile, ma richiede un po’ di esperienza di viaggio e di orientamento. La costa est non è granché sviluppata e le strade non sono ottime. Al Taman Negara ci sono strutture dove potresti lasciare l’auto e credo sia abbastanza sicuro. Però all’imbarco delle Perhentian avrei qualche dubbio. Converrebbe lasciarla in un centro grande tipo Kuala Terengganu.

    • Laura

      Sì, sapevamo della guida sulla destra e anche le condizioni delle strade non ci fanno paura, però se non sappiamo dove lasciare l’auto soprattutto durante il soggiorno alle Perhentian allora è un problema. Non si puo’ nemmeno riconsegnare l’auto a kuala besut perchè gli autonoleggi sono solo a kuala lumpur, almeno a quanto ne so…

    • potreste lasciarla a Kota Baru o altro centro grande… Altrimenti prendete un veicolo con autista e se ne occupa lui di riconsegnarlo se poi siete diretti in un posto dove non potete riconsegnare il veicolo. Certo poi la potete mettere anche dalle parti di Kuala Besut… però magari non è il massimo della sicurezza, non saprei. Considera che di solito i mezzi con autista stessi non lasciano i mezzi là. Anziché spendere i soldi per giorni in cui non usi un’auto magari li spendi per pagare un driver?

    • Laura

      Sì, in effetti puo’ essere un’alternativa, anche se poi l’autista ci dovrebbe seguire per 15 giorni oppure dovremmo ogni mattina toravarne ono diverso. Meditieremo sul da farsi. Grazie mille dei consigli!

    • trovarne uno diverso ogni giorno non è molto fattibile, ma concordare con uno che faccia da autista solo nei giorni in cui serve lo vedo più fattibile, che magari poi è del posto e può dare qualche input sulla cultura locale magari… eventualmente posso trovare qualcuno, se optate per questa soluzione scrivi una email a contattaci@nellaterradisandokan.com, altrimenti se scegliete di noleggiare l’auto penso basti hertz, avis ecc no? ciao!