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Il tempio di Doi Suthep, Chiang Mai

foto © 2012

È la terza volta che vengo in questa piacevole cittadina del Nord della Thailandia: la prima volta era stato quando vivevo ancora in Brunei, la seconda due anni e mezzo fa durante il mio giro “zaino in spalla” per il Sudest asiatico e ora per un convegno internazionale su lingue minoritarie e diritti umani in cui presenterò un intervento sulla pianificazione della lingua malese nella Federazione della Malesia.

Quando arrivo all’aeroporto di Chiang Mai poco più di due ore e mezza dopo il decollo da Kuala Lumpur, trovo ad aspettarmi l’autista dell’albergo dove alloggerò e dove si svolge la conferenza, che mi porta al pulmino in attesa già pieno dei conferenzianti arrivati prima di me. Tra loro scopro esserci una vecchia conoscenza: un italiano della minoranza slovena che conosco già da tempo, anche lui lì per una presentazione – nel suo caso sulla storia dei rapporti tra italiani e sloveni italiani. Mezz’ora dopo giungiamo all’hotel, l’Horizon Village Resort, un posto veramente splendido, molto più lussuoso di quello a cui sono abituato quando giro da solo per l’Asia. Si tratta di un complesso di graziosi edifici ad uno o due piani immersi nel verde, tra corsi d’acqua e laghetti, ubicato a dodici chilometri dalla città, proprio accanto al Giardino Botanico di Tweechol, inaugurato nel 2522… dell’era buddhista, vale a dire nel 1997 (entrambe le date sono presenti nel depliant del Parco). Un giardino enorme e bellissimo, come avrò modo di constatare personalmente.

Sono proprio contento di essere di nuovo in Thailandia dopo quasi tre anni, un Paese che mi affascina per varie ragioni. Tra l’altro il tempo è splendido: il cielo è azzurrissimo, non cade una goccia di pioggia per tutti i quattro giorni che passo a Chiang Mai, e le temperature, piacevolissime durante il giorno, scendono di parecchio durante la notte, al punto che bisogna dormire con la coperta, cosa impensabile in Malesia, a meno che non si stia a Fraser Hill o Cameron Highlands, in mezzo alle montagne della catena del Titiwangsa. A differenza delle zone equatoriali come la Malesia, in cui ci sono solo due stagioni, quella secca e delle piogge, in zone tropicali come la Thailandia settentrionale di stagioni ce ne sono tre: quella fresca (approssimatamente da novembre a febbraio), seguita da quella calda (da marzo a maggio) e poi da quella delle piogge (da giugno a ottobre).

Il convegno va bene, ci sono molte comunicazioni interessanti, e nei momenti liberi mi faccio delle piacevoli passeggiate per il giardino botanico, con le sue miriadi di piante differenti, i laghetti, le serre. Mi colpiscono i grossi cespugli lavorati a forma di animali diversi: cervi, scimmie, elefanti, uccelli, ecc. C’è ne sono addirittura due enormi (nella zona delle antiche cicadi) che sono diventati un dinosauro ed un triceratopo! La sera poi, quando diventa buio, uno spettacolo incredibile si offre ai miei occhi: i fiori di loto che, timidi, si nascondevano alla luce del giorno, ora si aprono a decine sulla superficie dello stagno davanti alla mia stanza, alcuni bianchi, altri rosa-violetta, splendidi. In alto miriadi di stelle e la luna risplendente li osserva.

Il Giardino Botanico di Tweechol - foto © 2012 Paolo Coluzzi
Il Giardino Botanico di Tweechol – foto © 2012 Paolo Coluzzi

Purtroppo tempo per girare Chiang Mai non ce n’è quasi, ed io riesco a farmi un giro per la zona del mercato serale solo il venerdì dopo cena, compartendo il costo di un sǎwngthǎew (una specie di minibus i cui passeggeri si siedono sul retro, su due panche poste una di fronte all’altra) con alcuni degli altri conferenzianti. Dal mercato mi faccio anche una lunga passeggiata fino al fossato e alle mura della città vecchia, dove avevo passato tante belle ore durante i miei precedenti viaggi. È veramente un peccato che questa volta mi possa fermare così poco; lunedì mattina presto infatti parte il mio aereo per Kuala Lumpur dove mi attendono le ultime classi del semestre.

In elefante in Thailandia...
In elefante in Thailandia…

Quanti ricordi dei miei viaggi precedenti! I bei templi buddisti, sparsi per la città (ce ne sono più di 300!), alcuni risalenti al XIII-XIV secolo (tra cui il Wat Chiang Man, il più vecchio all’interno delle mura, dove avevo osservato una bambina occidentale inginocchiata davanti al Buddha, che prima di andarsene aveva fatto il segno della croce! Certo, che differenza fa dopo tutto? Siamo noi adulti, particolarmente in Occidente, che tracciamo confini rigidi), i centri massaggio, le librerie di seconda mano per i “backpackers”, i ristorantini, l’enorme mercato che si svolge ogni domenica nella città vecchia… E poi lo stupendo tempio di Doi Suthep ubicato in cima ad una collina non distante dalla città, dalla quale si può godere della vista di Chiang Mai dall’alto, il Museo Tribale… E poi come dimenticare il trekking di due giorni per le montagne ad ovest della città assieme ad un gruppo di ragazzi conosciuti durante il viaggio? O il lungo viaggio di otto ore tra andata e ritorno per arrivare fino alla cittadina di Mae Sai al confine con il Myanmar, e da lì attraversare la frontiera a piedi fino al paesino birmano di Tachilek, il tutto per poter farmi rinnovare il visto al rientro in Thailandia?

Che fatica era stato il trekking per le montagne aride della zona di Samueng: ore e ore di salite e discese con temperature che sfioravano i 40 gradi (d’altronde si era in maggio, in piena stagione calda)! Ma poi che emozione cavalcare gli elefanti, incontrare i membri delle tante minoranze etniche che vivono in quella zona, e poter trascorrere la notte in un villaggio Karen di casette di legno su palafitta in cima ad una collina. Non c’era elettricità ed acqua corrente, ma c’era tanta gentilezza, tanta allegria! L’ultimo tratto del percorso ce l’eravamo fatto seduti su zattere di bambù trasportati dall’acqua di un fiume, pieno di simpaticissimi tailandesi che cercavano sollievo dalla calura…

Mi sa che a Chiang Mai ci devo ritornare… ma in vacanza!

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