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Taman Tasik Taiping

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Venerdì mattina 13 aprile sono sull’LRT, la metropolitana di Kuala Lumpur, diretto alla stazione di Pasar Seni; da lì è un altro quarto d’ora a piedi attraverso il quartiere cinese per raggiungere la stazione degli autobus di Pudu Raya da cui ho intenzione di prendere la prima corriera per Taiping, la cittadina del Perak settentrionale, a nord di Kuala Lumpur, che non ero riuscito a visitare al mio ritorno da Alor Setar due mesi fa. So che non è passata neanche una settimana dal mio ritorno dalle Filippine, ma non ho un granché da fare durante il fine settimana e ho una gran voglia di starmene per un paio di giorni in una Malesia meno moderna, vicino alla natura e tra gente che ha cuore.

Infatti in tutte le grosse città, ed evidentemente Kuala Lumpur non fa eccezione, a volte l’indifferenza riesce a scalzare l’anima fondamentalmente gentile di questa gente. Di fatto sono quasi arrivato a Pudu Raya quando, disteso in mezzo al marciapiede sotto il sole, vedo un uomo che sembra aver perso i sensi. Poi noto che proprio di fronte c’è un ragazzo dall’accento francese che sta discutendo con i proprietari cinesi del negozio di cellulari che si trova proprio davanti al marciapiede con l’uomo svenuto. Chiedo al francese che cosa è successo e se è stata chiamata un’ambulanza, e lui, visibilmente alterato, mi dice che ha già chiamato l’ambulanza, e aggiunge che l’uomo, probabilmente ubriaco, è lì sotto il sole perché vi è stato spinto a calci proprio dai proprietari che non lo volevano disteso davanti al loro negozio (la parte frontale del negozio è sotto ai tipici portici che fronteggiano sempre le case-bottega cinesi, quindi all’ombra). Spiegatami la situazione si rivolge di nuovo ai proprietari del negozio gridandogli che non si tratta così un essere umano, come se fosse un cane, ma quelli lo guardano un po’ intimoriti ma senza reagire, anche perché è difficile che la gente si arrabbi da queste parti, non pubblicamente almeno… E visto che l’ambulanza tarda ancora, io e il francese decidiamo di prendere su l’ubriaco e di rimetterlo all’ombra sotto il portico, che sennò veramente rischia di disidratarsi. A quel punto visto che il francese rimane ad aspettare e non c’è molto altro che io possa fare, riprendo il cammino verso la stazione delle corriere. La grande città veramente disumanizza…

Il primo autobus per Taiping parte ufficialmente all’una, quindi prendo il biglietto e mi dirigo verso l’autobus in attesa di partire. Poi la partenza slitta di mezz’ora, ma ciò è abbastanza normale da queste parti: essendo il servizio privato, se l’autobus non è pieno è pratica comune che i conducenti aspettino un po’ per cercare di riempirlo…

Arriviamo a Taiping verso le cinque del pomeriggio dopo aver attraversato quasi tutto il verde Perak da sud a nord, e poi dalla stazione delle corriere che si trova a sette chilomentri dalla città prendo un taxi guidato da un simpatico e corpulento malese che mi porta dritto dritto alla pensione in cui ho deciso di alloggiare ubicata in una vecchia casa coloniale cinese. Mi racconta che è originariamente di Kuala Lumpur ma che è contento di vivere nella tranquillità di Taiping, anche se pare che sia la città più piovosa della Malesia. Sistemate le mie cose nella stanzetta, vado a farmi un primo giro di perlustrazione per la cittadina per orientarmi un po’, e un po’ più tardi vado a prendermi un ottimo rojak (una specie di insalata condita con una salsa a base di noci) al mercato serale vicino alla pensione.

La mattina seguente, dopo aver fatto colazione con un teh tarik (una specie di cappuccino di tè) in un ristorante cinese di quelli tipici, senza porte e con grossi ventilatori sul soffitto che tengono freschi i clienti ai tavoli, mi metto in cammino per visitare le attrattive maggiori di Taiping: la Chiesa di Tutti i Santi e il Museo del Perak, l’edificio religioso cristiano ed il museo più vecchi dell’intera Malesia, essendo stati eretti rispettivamente nel 1886 e nel 1883, oltre al tempio cinese di Ling Nam, il più antico del Perak, che si trovano tutti su Jalan Taming Sari, la strada su cui si affaccia anche la prigione del 1879. La presenza di questi ed altri vecchi edifici coloniali a Taiping indicano l’importanza che aveva avuto questa città nel passato come centro minerario britannico, importanza poi passata alla vicina Ipoh e poi ancora più a sud, a Kuala Lumpur. Trovo il museo particolarmente interessante, con sezioni sulla ricchissima fauna locale, sulla medicina tradizionale degli orang asli (gli aborigeni della Penisola) e sulle tradizioni locali, tra cui la musica e le danze, non solo dei malesi, cinesi ed indiani, ma anche degli orang asli che vivono nel Perak. Tra le varie curiosità sono in mostra gli oramai rari flauti suonati con il naso.

Uscito dal tempio il cielo si è già rannuvolato e faccio solo a tempo a farmi un bel giro per il vasto Parco dei Laghi (Taman Tasik Taiping), aperto nel 1880 nel luogo occupato in precedenza da cave di stagno, che comincia già a piovere. A non molta distanza dal parco si vedono le pendici delle colline che fanno da sfondo a Taiping, su una delle quali si trova Maxwell Hill (ora Bukit Larut), la più vecchia stazione climatica della Malesia, ubicata a quota 1019 metri sopra il livello del mare, dove una volta venivano a godersi l’aria fresca gli amministratori inglesi. Pranzo con delle popiah (una specie di grossi involtini primavera) nello stesso ristorante dove avevo fatto colazione, ora pieno zeppo, e poi me ne torno alla pensione a rilassarmi e a leggere mentre apetto che spiova. Ma è una goduria rilassarsi al suono della pioggia tropicale che batte sul tetto. Verso le cinque vado a prendermi un caffè e poi a passeggiare un po’ per la città per osservare gli edifici coloniali che ho solo intravisto prima e le tante interessanti case bottega cinesi. Mi piacciono queste botteghe così tipiche, un po’ lasciate andare, niente porte o vetrine, ma semplicemente una grossa apertura sotto il portico larga e alta quanto il locale stesso, piena dei prodotti in vendita, con il proprietario bene in vista che vi sta lavorando o rilassato su una poltrona ad aspettare i clienti… E un sacco di gente di ogni razza che vi passa davanti o che vi entra a fare acquisti. Comunque il giro non dura tanto: Taiping è proprio piccolina, letteralmente sette strade da est a ovest che si incrociano con dieci strade da nord a sud, più il parco summenzionato e varie altre strade periferiche, e verde tutt’attorno. Una cittadina un po’ sonnolenta, tranquillissima la sera, senza turisti (ne incontro pochissimi nei due giorni che vi passo), ma con gente gentile e disponibile, come un po’ dappertutto quando si esce dalla grande città.

La mattina dopo altro teh tarik e poi mi faccio portare alla stazione delle corriere da un taxi in cui mi faccio un’altra bella chiacchierata in malese col tassista. Faccio a tempo a pranzare prima di prendere la corriera per Kuala Lumpur delle 12.30, e poco più di tre ore dopo sono di nuovo a casa.

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