di
Buddha del Gal Vihara

Il Gal Viharaya è un tempio buddhista intagliato nella roccia di Polonnaruwa, nel centronord di Ceylon

foto © 2013

La settimana dal 12 al 18 novembre 2012 non ci sono lezioni all’università: è la vacanza di mezzo semestre, posticipata di un paio di settimane perché potesse includere la festa induista di Deepavali e quella islamica di Awal Maharram. Quindi, includendo il venerdì della settimana prima in cui non insegno, ho a disposizione ben dieci giorni per potermi fare un bel viaggetto. L’anno scorso in questo periodo ero stato in Myanmar, questa volta ne voglio approfittare per cominciare ad esplorare una parte di questo continente in cui non sono mai stato prima: l’Asia meridionale, e più precisamente lo Sri Lanka, un tempo conosciuta come Ceylon, l’isola situata vicino all’estremità meridionale dell’India.


Venerdì 9 alle 11 di mattina decolla il mio aereo con destinazione Colombo. Il primo aereo che prendo in vita mia dove lo steward ad un certo punto inizia a fare animazione con giochini ed indovinelli vari per i passeggeri! Neanche tre ore e mezza più tardi, dopo aver sorvolato la verdissima isola, atterriamo nell’unico aeroporto del Paese, 30 chilometri a nord della capitale. Sono finalmente in Asia meridionale, praticamente in India! Un’India meno povera, un po’ meno densamente popolata, un’India dove la religione dominante non è l’Induismo ma il Buddhismo, anche se la comunità Tamil del nord dell’isola è induista e dappertutto queste due religioni convivono in simbiosi, molto più che nei paesi buddisti che ho fin’ora visitato. Tuttavia, nonostante il pensiero buddista sia così vicino al pensiero induista da cui originariamente deriva, nonostante il Buddhismo sia forse la religione più pacifica che esista, i leader di questo Paese hanno usato una violenza estrema nei confronti della minoranza Tamil che lottava per la sua indipendenza, concludendo solo tre anni fa in un bagno di sangue una guerra civile che durava da più di 30 anni. Le ragioni di stato e l’ideologia nazionalista ancora una volta hanno avuto la meglio sulla tolleranza che predica il Buddhismo. Sarebbe bastato, credo, concedere un buon livello di autonomia ai Tamil perché la vita di migliaia di persone da una parte e dall’altra fosse risparmiata…

Esco dall’aeroporto e mi dirigo alla fermata dell’autobus navetta gratuito che porta alla stazione delle corriere più vicina. Guardandomi attorno dal finestrino dell’autobus, la prima impressione è di trovarmi in un Paese non dissimile da quelli che ho già visitato nel Sudest asiatico, decisamente più povero della Malesia, forse un po’ come molti posti che ho visto in Indonesia. Il caldo è lo stesso della Malesia, e la differenza che salta più agli occhi, oltre alle statue di Buddha che si vedono qui e là, è il colore scuro della pelle della gente, e la forma dei loro occhi che qui è più simile a quella degli europei. Anche se la maggior parte delle persone vestono all’occidentale, vedo anche parecchi coloratissimi sari, baluardo contro l’incipiente occidentalizzazione, assieme alla religione e al saporitissimo cibo locale.

Arrivato alla stazione delle corriere, non devo attendere molto per prendere l’autobus per Kandy, mia prima destinazione. L’autobus non è grande, senza aria condizionata, e quasi non c’è spazio per la mia borsa, che riesco a fatica a sistemarmi tra i piedi. Come noterò anche più avanti, i sedili non sono sufficienti, e per buona parte del percorso c’è gente che se ne deve stare in piedi sbatacchiata a destra e a manca. Originariamente avevo in mente di andare direttamente da due miei amici ex-colleghi del Brunei, Frank e Mariam, lui tedesco e lei singaporiana (sì, proprio il Frank che ho incontrato a giugno in Brunei, che ha da poco concluso il suo contratto in Giappone), che hanno acquistato una casa sulle colline ad una trentina di chilometri a sud di Kandy, ma poi avevo deciso di fermarmi prima un giorno e mezzo a Kandy dato che Frank a Mariam avevano saputo che proprio il giorno del mio arrivo gli avrebbero dovuto recapitare i mobili e gli scatoloni che avevano spedito dal Brunei. In realtà mi andava l’idea di un primo impatto con questo Paese “in solitaria”, per assaporare quel minimo di senso di avventura a cui non posso rinunciare quando viaggio.

Durante le tre ore e mezza circa di percorso in autobus le due cose che mi colpiscono di più sono il verde del paesaggio con le sue onnipresenti palme da cocco, ed il modo di guidare “sportivo”, con sorpassi continui lungo le strette strade, spesso azzardati, con le macchine e le moto che giungono nella direzione opposta costrette ad uscire di carreggiata o a fermarsi. Eppure, sarà per la velocità non eccessiva o il fatto che questo modo di guidare qui è normale, ma non mi sento in pericolo, tutti stanno attenti e sono preparati a schivare gli altri mezzi. Ad un certo punto viene giù un acquazzone di quelli potenti, tropicali, e vedo alcune case sul ciglio della strada allagate, ed infatti la pioggia non mi abbandonerà quasi mai durante l’intera settimana che passerò su quest’isola essendo ora stagione delle piogge proprio come in Malesia.

Pagina successiva →

Autore
Discussione