di
La porta alla Piazza del Memoriale, Taiwan

Dal complesso monumentale dedicato a Chang Kai-shek

foto © 2014

Vacanza di mezzo semestre all’Università… Dopo il Nepal a giugno, questa volta volevo andare in India, a Bodhgaya, nel luogo dove Buddha ottenne l’illuminazione… questo se il nuovo visto di lavoro mi fosse stato fatto nel giro di una o due settimane… Ma l’Ufficio Immigrazione malese si è tenuto il passaporto per quasi due mesi, il che non mi ha dato il tempo nè di rifare il passaporto (dopo tre anni e mezzo, mi è rimasta una sola pagina vuota) e nè di richiedere il visto per l’India, mannaggia! Comunque dovevo assolutamente approfittare della pausa dall’insegnamento, e il bisogno di staccare dalla routine di Kuala Lumpur si era fatto oramai impellente. Dove andare con una sola pagina vuota? Molti paesi dei dintorni richiedono il visto, e normalmente almeno due pagine vuote del passaporto, e con una pagina potevo solo viaggiare in Paesi dove il visto non è richiesto. E qui vicino ci sono solo le Filippine, Singapore, laThailandia, Macao, Hong Kong e… Taiwan! E visto che nei primi cinque paesi ci ero già stato (anche se non mi sarebbe dispiaciuto ritornare in alcuni di essi), non mi rimaneva che… la Repubblica di Cina, una volta chiamata Formosa, ed oggi meglio conosciuta come Taiwan, la grossa isola situata a sud della regione meridionale cinese del Fujian, circondata dal Mar Cinese Orientale. E così prenoto il volo per me e per la mia ragazza: partenza giovedì mattina presto, 7 di novembre, e ritorno domenica sera. Pochi giorni per un volo di quattro ore e mezza, ma tutto sommato ne avevo fatte di più per andare in Corea ad agosto, ed onestamente avevo proprio voglia di cominciare a conoscere questo pezzetto di Cina.


Quindi una volta comprati i biglietti, non mi rimaneva che prepararmi per la partenza e ripassare un po’ il mio arrugginito cinese (mandarino, la lingua ufficiale, anche se la prima lingua della maggioranza dei taiwanesi è un dialetto Hokkien, la lingua del Fujian), studiato per un anno quando vivevo in Brunei.
Partiamo alle 10 e mezza di mattina, con mezz’ora di ritardo, e verso le 2 e mezza del pomeriggio attraverso l’oblò di destra scorgiamo già le verdi montagne ammantate di nuvole di Taiwan, e dall’oblò di sinistra la costa meridionale della Cina. Che emozione, siamo nel Paese di Mezzo! Un’altra mezz’ora di volo ed atterriamo all’aeroporto internazionale di Taoyuan. Cerchiamo un posto dove mettere qualcosa sotto i denti (io mi prendo dei sushi, visto che dopo 50 anni di colonialismo giapponese, conclusosi con la fine del secondo conflitto mondiale, il Giappone ed i suoi prodotti sono onnipresenti) ed usciamo per prendere l’autobus che porta alla Stazione centrale di Taipei, la capitale, dove abbiamo già prenotato una stanza. Appena usciti ci accoglie una temperatura piacevole e un vento molto forte, il che spiega che l’atterraggio non fosse stato dei più dolci…

Neanche un’oretta di autobus e scendiamo nei pressi della Stazione centrale che è già totalmente buio nonostante non siano neanche le sei di sera. “Come in Italia in inverno” penso, ma la differenza sta che la giornata non è così breve: il sole sorge molto presto ma tramonta anche presto, e questo perché l’orario è quello della Cina, che poi è lo stesso della Malesia, solo che la Malesia si trova nel fuso orario ‘giusto’, molto più ad ovest, mentre Taiwan dovrebbe essere un fuso orario più avanti…

Dalla fermata dell’autobus, appena a sud della Stazione centrale, ci infiliamo in un sottopasso per attraversare la strada, che si rivela essere un ampio e lungo corridoio sotterraneo pieno di negozi che non solo ci permette di attraversare lo stradone trafficato, ma che addirittura ci porta all’altezza della strada più a nord dove si trova il nostro albergo! E così neanche mezz’ora dopo essere scesi dall’autobus siamo già davanti all’albergo dove passeremo le successive tre notti.

Jiaozi - foto © Paolo Coluzzi
Jiaozi – foto © Paolo Coluzzi

Il tempo di rinfrescarci e di prenderci un caffè, e siamo di nuovo in strada, diretti verso una traversa poco lontana ai due lati della quale si allineano decine di piccoli ristoranti di cucina cinese e giapponese, dove ci fermiamo a cenare. La gente sembra dappertutto cordiale, e durante i quattro giorni del nostro soggiorno l’impressione che i taiwanesi siano persone gentilissime e disponibili non cambierà. Poi proseguiamo a piedi verso ovest, verso il quartiere di Datong, una delle parti più vecchie della città, sviluppatasi vicino al fiume Danshui.

Pagina successiva →

Autore
Discussione