Facciata dell'edificio storico del Museo di Sun Yat Sen

Il museo ha la propria sede in quella che fu la base di Sun Yat Sen a George Town, in Malesia

foto © 2013
Interni d'epoca del Museo dedicato a Sun Yat Sen

L'edificio che ospita il museo è esso stesso un edificio storico con numerosi pezzi di antiquariato al suo intenro

foto © 2013
Interno del Museo di Sun Yat Sen

In questo edificio Sun Yat Sen aveva fissato la sua sede a George Town, Penang

foto © 2013
Tavolo di riunione di Sun Yat Sen a Penang

Il tavolo originale su cui sedette Sun Yat Sen, il quale doveva avere una prospettiva simile mentre parlava ai presenti

foto © 2013
Accesso al retrobottega nel Museo di Sun Yat Sen

L'edificio è una casa d'epoca su due piani, con un'atrio e una cucina funzionale sul retro

foto © 2013
Retrobottega del Museo di Sun Yat Sen

La casa, la pavimentazione, le suppellettili e altri dettagli d'arredo sono tutti d'epoca

foto © 2013

È quasi impossibile scindere gli accadimenti della Cina del XIX secolo dalla storia dei cinesi in Malesia. Gran parte dell’emigrazione cinese nella penisola di Malaya, in Borneo o nel Sud Est Asiatico in generale durante questo periodo è strettamente connessa alle sorti della Cina di quel tempo, purtroppo non buone perché assediata da potenze coloniali europee (a cui si aggiunsero gli Stati Uniti e il Giappone), da contrasti interni, da un governo inefficiente e dalla piaga dell’oppio. Molti cinesi, date le tensioni in patria, tentarono la fortuna presso mete distanti e molti scelsero di collocarsi nel Sud dell’Asia, trovando un clima non solo più caldo ma soprattutto favorevole. Le popolazioni asiatiche locali non erano generalmente ostili all’ingresso di comunità cinesi (in Malesia questi erano presenti da secoli) e il volume dei traffici commerciali portati dalle colonie europee garantiva la possibilità di lavoro o di imprenditoria.

 

La crisi della “vecchia Cina”

Ciò nonostante, i cinesi di prima o seconda generazione così arrivati, continuavano a mantenere una propria appartenenza alla Cina. Nel resto dell’Asia come nelle Americhe, per esempio, questi continuavano a vestire alla maniera cinese o a portare il codino, segno di fedeltà alla dinastia regnante dei Qing. Continuavano ad osservare le proprie tradizioni e osservare costantemente ciò che accadeva in Cina (e questo è ancora vero oggi, seppur in maniera ridimensionata). Molte comunità pagavano i loro tributi alla Cina e ufficiali cinesi compivano veri e propri viaggi diplomatici verso di queste.

Tuttavia, il fermento politico della Cina in decadenza iniziava a produrre correnti di pensiero avverse allo status quo che si era delineato, e soprattutto al governo retto dalla dinastia manchu, e si iniziava a chiedere la sostituzione di un sistema millenario ma ritenuto obsoleto imperiale-dinastico con uno moderno e repubblicano. La prima occasione giunse con la sconfitta della Cina nella prima guerra sino-giapponese del 1895, dove la Cina fu costretta a firmare l’ennesimo trattato ineguale”. Perfino tra le file degli intellettuali e dei burocrati sostenitori della dinastia regnante iniziavano ad esserci voci a sostegno di una riforma costituzionale, come quella di Kang Youwei. Ma al lato opposto c’era chi voleva una rivoluzione radicale, tra questi figurava Sun Yat Sen.

 

Il padre della “Cina moderna”

Sun Yat Sen (chiamato anche con l’appellativo di “Dr.” perché fu medico) è stata una figura politica cinese ed è considerato il “padre” della Cina moderna dalla maggioranza dei cinesi del mondo – in Cina stessa, ma anche a Taiwan, Hong Kong e nella cosiddetta “Terza Cina”, ossia tra i gruppi etnici cinesi di altri paesi, in particolare quelli del Sud Est Asiatico (chiamato Nanyang). Il fatto di aver viaggiato, studiato all’estero e di conoscere bene l’inglese sicuramente lo espose a un mondo diverso da quello dei politici di corte cinesi. Fu sin da giovane che sposò la causa di una Cina repubblicana e visse gran parte della propria gioventù in esilio per attività sovversive, a partire proprio dal 1895, con le prime rivolte in Guangzhou e poi di Huizhou. Da qui visse un lungo periodo attraversando i principali continenti, dal Giappone all’Europa all’America, raccogliendo sostenitori per la causa di una nuova Cina lungo il suo camimino diffondendo testi repubblicani tradotti in cinese e raggruppando i propri seguaci in un movimento chiamato Tung Meng Hooi.

 

La “base” malese

Sun Yat Sen trovò una particolare forza di sostegno tra i Cinesi residenti in Malesia e Singapore (al tempo colonie inglesi), che divennero attivi sostenitori e finanziatori della causa repubblicana. In realtà molti cinesi qui erano conservatori o erano in posizioni tali da non potersi compromettere, come Cheong Fatt Tze – il quale però ricevette un incarico alla nascita della Repubblica e quindi si evince che finanziò i repubblicani celatamente. A Singapore, Sun Yat Sen fondò una sede del proprio movimento nel 1906, ma questa venne spostata nel 1909 a Penang – la scelta ricadde su George Town poiché a quel tempo Kuala Lumpur era un centro relativamente nuovo e non era la città più importante e tradizionalmente legata alla presenza cinese, quanto la capitale dell’isola più a nord.

Il luogo prescelto per le sue riunioni fu una vecchia bottega cinese costruita non molti anni prima lungo Armenian Street. La scelta fu motivata anche dal fatto che si trovava in un quartiere affollato a quel tempo e non era vistoso (l’abbigliamento di Sun Yat Sen e dei sostenitori repubblicani, privi di codino Qing, e vestiti all’occidentale, era divenuto un inequivocabile marchio di sostegno ad ideali liberali e antimonarchici). La bottega era sede di una compagnia di mercanti, la Wing Sun Company. In almeno un’occasione Sun Yat Sen utilizzò il retrobottega per fuggire da alcuni ufficiali imperiali giunti dalla Cina per arrestarlo. Difatti, per contrastare l’azione del movimento repubblicano, anche la Cina imperiale iniziò a inviare emissari sia in Cina che negli stessi paesi influenzati dal movimento di Sun Yat Sen, cercando di tagliarne i finanziamenti (che venivano utilizzati per alimentare rivolte o pubbicazioni anti-imperiali).

L’esperienza di Sun Yat Sen a Penang è forse la più importante, secondo alcuni persino determinante nel successo del suo progetto. Fu anche qui che fondò un giornale, un quotidiano, chiamato Kwong Wah Yit Poh nel 1910, tuttora esistente e pubblicato. Nello stesso annò indisse la Conferenza di Penang, il 13 novembre, in cui il movimento racimolò una delle cifre più alte. Dopo una prima rivolta fallita nell’aprile 1911, nell’ottobre dello stesso anno terminava in Cina un impero durato oltre 2000 anni.

 

Il museo

Sun Yat Sen, poiché si trovava ancora in esilio, venne marginalizzato al momento della vittoria, e gli anni a seguire, fino alla sua morte, non furono certo di stabilità per la Cina. Tuttavia oggi il suo ruolo determinante nell’inaugurare un’era nuova nella storia della Cina non è messo in discussione da nessuno.

L’edificio della Wing Sun Company è ancora al suo posto in Armenian Street ed è oggi un museo dedicato alla sua persona. Si tratta di un edificio di architettura cinese-coloniale tipica dell’epoca e del luogo. È in ottimo stato di conservazione e all’interno sono esposti alcuni oggetti del periodo, pubblicazioni originali, fotografie e altra oggettistica correlata alla persona di Sun Yat Sen e dei personaggi dell’epoca. Non manca un grande tavolo di lagno, attorno al quale Sun Yat Sen presiedeva le riunioni con esponenti della comunità cinese ed intellettuali locali. Sono presenti ancora le insegne della vecchia ditta Wing Sun, ma anche quella successiva di Ching Eng Joo, che rilevò l’edificio nel 1926 (e anche alcune insegne in giapponese segno del passaggio di questi nel corso della Seconda guerra mondiale più tardi).

Il museo è visitabile ed è gestito da un’associazione locale cinese.

Ti potrebbe interessare
Discussione