Ker Ker in cinese può significare “cacao” e i suoi amici le hanno dato il soprannome Coco per questo motivo. Io sono semplicemente Fulvio, i miei amici cinesi mi chiamano Fu o Foo, perché è un nome cinese facile da ricordare per loro. Ciò che accomuna Fu e Coco è la Malesia. Ker Ker ci è nata; per me sta diventando una seconda casa. Ker Ker è in Italia da 6 anni. Ci incontriamo a Firenze. Le previsioni davano pioggia, fortuna ha voluto che mi sono dimenticato di portare un ombrello, così non ho dovuto portarmi un inutile peso morto. A Palazzo Strozzi c’è una mostra di De Chirico, Magritte e altri metafisici surrealisti; è un genere che mi piace molto e, anche se ha qualche difficoltà nel capire i riferimenti leopardiani e nietzschani di De Chirico, Ker Ker sembra molto intrigata dai lavori in esposizione; nessuno di noi due capisce molto di pittura, per cui ci abbandoniamo alla semplice suggestione contemplativa. Si fanno ora di pranzo e in quei quadri surrealisti iniziamo a vederci cibo in tutte le direzioni, con battute e riferimenti al cibo malese, cinese, italiano… Sono opere metafisiche, quindi uno ci vede quello che vuole, giusto?
Ker Ker, laurea in chimica e una grande passione per la musica, è in Italia perché studia al conservatorio. Canta, è un soprano. Il suo Italiano è perfetto. – “Ho dovuto fare molti sforzi, all’inizo è stata molto dura non conoscere la lingua e devo ammettere che ho avuto grandi difficoltà” – dice. Non è una novità, in Italia l’handicap linguistico è un grosso problema, l’inglese non è esattamente di casa, al contrario della Malesia, dove la colonizzazione britannica ha lasciato il segno e grossomodo tutti parlano un inglese comprensibile. Ker Ker non si è persa d’animo e le difficoltà incontrate l’hanno solo resa più forte. Mentre camminiamo per trada si imbatte in qualche amico giapponese e tra di loro parlano in italiano.
Ker Ker non aveva un’idea precisa su cosa si sarebbe aspettata dall’Italia e ha cercato di non farsi aspettative o costruirsi castelli che sarebbero potuti cadere. Ha concentrato le sue attenzioni sul canto lirico e ha scelto l’Italia dovendo decidere tra tradizione canora italiana o tedesca. Qualche amico le aveva raccomandato di andare a studiare in Germania. – “Forse è un bene che non l’hai fatto” – scherzo io – “potrei avere difficoltà ad interagire con una cinese crucca”. – Ker Ker ride, ma infatti non si dice pentita della sua scelta. Che, ci tiene a ribadire, è stata fatta non tanto in funzione delle diverse culture o paesi, ma soprattutto sul tipo di scuola lirica e qui, in fondo, l’Italiano ha sempre tenuto banco perché considerato più armonico e melodico del tedesco. Al contrario dei tedeschi, però, l’Italia non sembra spendere abbastanza energie per promuovere qualcosa che sembra riscuotere una naturale attenzione in molte parti d’asia, dal Giappone alla Cina e, a quanto pare, anche la Malesia.
Finita la mostra di De Chirico ci spostiamo affamati in una pizzeria napoletana non lontana da Piazza Santo Spirito. Un napoletano che si fa portare in una pizzeria napoletana da una malese nella capitale fiorentina è un po’ il colmo – quando la senti insistere che vuole mozzarella di bufala guardo il cielo e mi domando se non venga a piovere. La mia amica dagli occhi a mandorla ha indubbiamente ottimi gusti, la pizza è eccellente e preparata ad arte. “Domanda un po’ scontata, però mai inutile: cosa ti piace dell’Italia che porteresti in Malesia, cos’è che abbiamo qui e che vorresti vedere in Malesia?” – “Il vino! Il cibo!” ride Ker Ker… Poi ci pensa e aggiunge “Senza dubbio la capacità di dire ciò che si pensa, essere più diretti; è qualcosa che in Asia non c’è tanto, le persone tendono a non dire quello che pensano, e la Malesia non si sottrae a questo comportamento”. – “Però forse non è un difetto questo”, aggiungo io – “In fondo porta dei vantaggi, non solo degli svantaggi, no? Più stabilità, armonia, meno conflitti”. “Beh forse”, dice Ker Ker – “Però non vanno bene gli eccessi in una direzione o nell’altra”. In effetti mi viene in mente a quante volte ho avuto difficoltà con asiatici – e soprattutto con donne asiatiche – perché difficilmente riuscivo a capire quando un loro “sì” era davvero un “sì” mentre invece nella loro mente pensavano “ti dico sì perché non voglio essere sgarbato con te, ma il tuo comportamento non mi piace, mi hai fatto perdere la faccia e di questo ti pentirai prima o poi”. Esagerazioni a parte, di sicuro le differenze nel modo di relazionarsi e di esprimere il proprio ego rende i rapporti tra occidentali e asiatici tutt’altro che noiosi!
Passiamo al rovescio della medaglia. “Qual è il difetto peggiore che hai trovato in noi italiani? Sii onesta però!” – “Forse vi lamentate un po’ troppo. Anche per cose di poco conto. E questo vi porta a parlare tanto ma a fare poco.” – Molti italiani ammettono questa tendenza, soprattutto quelli che sono stati all’estero e guardano l’Italia da fuori, me compreso. Replicare equivarrebbe a lamentarsi. Passiamo oltre, in direzione di Ponte Vecchio.
“Punti di contatto tra la Malesia e l’Italia sono possibili?”. Ker Ker ci pensa. “L’interesse per il cibo…”. Poi ci pensa ancora: “In un certo senso ho notato che gli italiani sono molto divisi in patria ma queste divisioni sembrano cadere quando sono all’estero. E anche per i malesi è un po’ così. Qui si parla di piemontesi, lombardi, napoletani… E anche gli stessi toscani si punzecchiano tra loro. Quanto a me, in Malesia mi fanno sentire una cinese malese, ma qui in Italia io mi sento malese e basta. Sono diversa dai cinesi di cina, sono diversa dai cinesi d’Italia. Ma a parte questo, io mi identifico di più con la Malesia. I malesi sono molto più uniti quando si relazionano all’esterno, quando si spostano fuori. E forse fanno lo stesso gli italiani” – L’ho notato anch’io. In un certo senso l’integrazione Malese si basa sulle differenziazioni. La cultura malese pur incorporando al suo interno varie culture – cinese, indiana, malay, tra le principali – pone dei limiti alla loro mescolanza. Forse un vantaggio è che nessuna di queste culture scompare venendo assorbita dalle altre per cui la società malese è effettivamente variopinta. Lo svantaggio però è che si nasconde un fondo di ipocrisia in questo sistema e le persone assumono schemi mentali divisori, ragionamenti per stereotipi, alcuni innocui di semplici facezie, altri che invece hanno serie ripercussioni sulla vita politica e sulla vita quotidiana di larghe fasce di popolazione. Quanto agli italiani: “Anche da noi ci sono evidenti divisioni, ma non su base etnica, bensì politica, familisitca, sindacale, di classe, ‘di casta’, di interessi economici o professionali… Questi gruppi sono molto più parcellizzati e frammentati, non c’è spirito di coesione, che invece sembra esserci tra le etnie della Malesia. Però è vero in entrambi i casi, in Italia come in Malesia, forse le differenze tendono a cadere quando ci si trova in contesti diversi. Non sono le persone a essere divise; le loro divisioni non sono altro che il frutto di decisioni politiche prese in determinati momenti storici che però oggi sono diventate anacronistiche. Un governo migliore potrebbe radicalmente cambiare questa situazione in entrambi i casi.” – Ma quando si nomina la politica sia io che Ker Ker preferiamo cambiare discorso. Eccolo lì, trovato un altro punto di contatto tra Malesia e Italia.
Seduti a un caffé in Piazza della Repubblica, a fianco alle Giubbe Rosse, avevo intenzione di far parlare la mia amica attorno a un tema completamente frivolo: “i ragazzi italiani”. Prima però le chiedo qualcosa di diverso: “C’è qualcosa che ti sentiresti di dire di importante a qualche persona malese che si accinga a vivere in Italia o avere a che fare con Italiani?” sorridendo Ker Ker sembra leggermi nel pensiero anticipando la prossima domanda e mi dice… – “Beh essendo una ragazza forse dovrei dire alle ragazze malesi di stare un po’ attenti ai ragazzi italiani. Sono simpatici e romantici, però ho rincunciato a sperare in una relazione seria con qualcuno di loro, molti pensano solo a divertirsi.” – In realtà penso che Ker Ker sia stata solo sfortunata, perché conosco diverse persone sposate o con una felice relazione con asiatiche. Molte ragazze malesi si lamentano del fatto che la loro società sia una società maschilista, però al tempo stesso non significa che nelle nostre gli uomini si comportino meglio solo perché apparentemente le cose sono diverse da noi. Quanto alle ragazze malesi, hanno indubbiamente molti pregi e probabilmente come tante asiatiche sono tra le più dolci del pianeta. “Il rovescio della medaglia è che però spesso sono poco indipendenti e tendono ad appiattirsi molto sul compagno. Spesso ho notato che hanno un forte senso di insicurezza” – Ker Ker annuisce mentre dico la mia – “Cercano sicurezza in una relazione stabile molto idealizzata e questo le trasforma in esseri incontrollabili, con una voglia ansiosa di bruciare le tappe, generando un effetto del tutto contrario a quello sperato, facendo spaventare e intimorire il compagno, abituato invece a relazioni più rilassate, procedendo per gradi.” Ci sarebbe da scrivere interi manuali, tra il serio e il faceto, su questi temi. Il consiglio che riassume tutte le indicazioni migliori è quello di viaggiare molto. Ker Ker sicuramente ha una mente più aperta non solo perché è intelligente ma anche perché ha viaggiato molto e ha vissuto a cavallo di due culture. E’ qualcosa che dovrebbero far tutti, avendone la possibilità, cosa che sta diventando sempre più alla portata di tutti.
“Rifaresti tutto da capo?” – “Certamente. Ora vorrei poter fare alcuni concorsi in Italia per i teatri pubblici, ma in genere i posti sono riservati solo ai cittadini comunitari, quindi non ci sono molte possibilità per me qui; però voglio prendere il certificato di conoscenza della lingua italiana, mi piace finire le cose”. Ker Ker tornerà in Malesia ad Agosto: “Mi piace l’Italia, ma non per questo mi dispiace tornare in Malesia; forse questa lunga esperienza in Europa mi ha anche insegnato ad apprezzare alcuni lati del mio paese”. Io spero tanto che Ker Ker possa continuare a occuparsi di musica lirica, non importa dove.
Fuori c’è qualche goccia d’acqua. Continuiamo a parlare nel nostro bar. Dopo un po’ usciamo e facciamo due passi; incontriamo qualche amica taiwanese di Ker Ker; a piazza Santo Spirito c’è un funanbolo (“si dice fachirista?” mi chiede la mia amica, mentre il tizio calpesta dei cocci di vetro e beve un po’ di cherosene per tirare qualche fiammata dalla bocca). Concordiamo che questo “fachirista” farebbe buoni affari se si esibisse a Bukit Bintang, il quartiere centrale di Kuala Lumpur; gli altri saltimbanchi che abbiamo visto là non sono altrettanto bravi. Da perfetti malesi napoletani ci rendiamo conto che ci siamo dimenticati di pagare il caffé al bar dove abbiamo passato quasi 2 ore. Io ho pagato i biglietti della mostra; Ker Ker è stata gentilissima ad offrimi la pizza. Il caffé è stato omaggiato dalla città di Firenze. Ker Ker mi accompagna alla stazione a Santa Maria Novella, ci stringiamo la mano e ci auguriamo di rivederci prima di Pasqua. E’ stata una bella giornata.
Non sono stati trovati articoli simili a quello visualizzato.
English
Italiano

