Negozi a Brieckfield

foto 2015
Ligh up for Diwali

foto ©
Addobbi cerimoniali

foto 2015
Negozio di fiori a Brieckfield

foto 2015
Cerimonie religiose durante il diwali

foto 2015
Tra le strade di Little India, Kuala Lumpur

foto 2015

Il Deepavali (conosciuto anche con la contrazione Divali o Diwali) è una celebrazione religiosa indù che si estende nel corso di cinque giorni, normalmente tra ottobre e novembre, secondo il calendario vedico. La festività è riconosciuta in numerosi paesi con presenza indiana, oltre l’India: Sri Lanka, Myanmar, Nepal, Mauritius, Malesia, Singapore, ed altri. Per gli indù si tratta di una delle festività più imporanti, celebrata perlopiù in famiglia. In Malesia e Singapore è importante almeno quanto il forse meglio noto Thaipusam.

Il nome significa letteralmente “fila di lanterne” – infatti il deepavali, conosciuto anche come festa delle luci, è caratterizzato proprio da lampade ad olio e luminare che vogliono simboleggiare la vittoria della luce sulla tenebre, cioè del bene sul male. Le lampade vengono accese nottetempo nelle dimore indiane, le case vengono pulite, e le persone si vestono a festa o con abiti nuovi, il tutto come forma di rispetto e di invito per la dea Lakshmi (cui è dedicato il terzo giorno di festeggiamenti). Botti, petardi e fuochi artificiali vengono sparati in quanto i suoni vengono ritenuti in grado di scacciare gli spiriti maligni. Nel periodo di celebrazione, dopo le preghiere rituali, vengono consumati dei pasti tra parenti, familiari ed amici, che magari si spostano in più case anche a distanza sul territorio, per far visita ai propri cari, nel corso dei cinque giorni di festeggiamenti.

Al di là del suo significato letterale del nome o del tipo di connotazione dei riti e delle pratiche che la festa ha acquisito nel tempo, il significato spirituale di questa celebrazione è quello di “prendere coscienza della propria luce interiore”, sicché le luci delle luminare hanno un significato allegorico alla luce della propria anima. Nella filosofia indù è centrale il concetto dell’anima (chiamata atman), cioè di un qualcosa che esiste al di là del corpo fisico e anche della mente, che è puro, infinito ed eterno. La celebrazione del deepavali in quanto vittoria della luce sulle tenebre vuole intendere che la luce della conoscenza, dell’illuminazione interiore, può sconfiggere l’ignoranza, che è male, perché maschera la vera natura delle cose e della realtà (brahman). Senza la luce non si può avere apertura mentale, compassione, e la consapevolezza che tutte le cose sono unite tra loro.

Il festival, come quasi tutte le celebrazioni della religione indù, è molto colorato e vivace. Numerosi “rangoli”, disegni fatti di sabbia colorata vengono creati ad ogni angolo delle città e dei templi, per poi essere spazzati via al termine della festa (la loro composizione è simile ai mandala buddhisti, ma i disegni sono legati alla mitologia e al simbolismo indù).

Per chi si trova a Kuala Lumpur o a Singapore, è consigliabile recarsi nei rispettivi quartieri indiani, Brickfields e Little India, per mangiare cibo preparato per l’occasione, partecipare ai mercatini e osservare le persone prepararsi alla festa. In occasione di questa vengono tenute anche delle preghiere speciali presso le Batu Caves di Kuala Lumpur. Normalmente bisognerebbe andare in questi luoghi alla vigilia del primo giorno di celebrazione, ossia la sera precedente. In realtà, in qualunque posto ci si trovi con presenza indù, si può assistere a qualche funzione religiosa, bancarelle o mercatini, e una maggiore vivacità nella comunità indiana. A George Town (Penang) ci si può recare nella Little India locale, a Kuala Lumpur, oltre alle Batu Caves è consigliabile visitare i templi della città come lo Sri Mahamariamman o lo Sri Kandaswamy Kovil o anche l’area alle spalle di Brickfields verso il Maha Vihara, tempio buddhista.

Trattandosi di una festa che è contraddistinta dal suo svolgimento nelle abitazioni private, un po’ come il nostro Natale, è senz’altro più coinvolgente riuscire a partecipare al momento di raccoglimento famigliare presso una dimora indiana. Per chi ha amici sul posto, forse è possibile farsi invitare ad una open house, un’usanza tipicamente di Malesia e Singapore, in cui le case vengono “aperte” invitando conoscenti, amici, talvolta persino sconosciuti, a partecipare a banchetti in occasione di feste tradizionali e religiose, non solo indiane.

Discussione