info sull’indonesia

This topic contains 3 replies, has 3 voices, and was last updated by  Fulviokan 5 years, 9 months ago.

#1861

L’Indonesia è il più grande arcipelago al mondo, costituito da più di 17.000 isole, delle quali solo 6000 stabilmente abitate, ponte naturale tra il continente asiatico e quello oceanico, domina l’Asia Sud orientale marittima sia per estensione che per popolazione, essendo abitata da 231.369.500 abitanti, il quarto paese più popoloso al mondo preceduto da Cina, India, e Stati Uniti, e il paese più popoloso a maggioranza musulmana, anche se nella sua costituzione non è presente alcun riferimento all’islam.

CAPITALE: Giacarta (Jakarta), una metropoli abitata da circa 10.000.000 di abitanti, che si trova nell’isola di Giava.

VALUTA: Rupiah, 1 € corrisponde a circa 12.000 rp.

POPOLAZIONE: Attraverso le sue numerose isole, l’Indonesia si compone di svariati gruppi etnici, linguistici, religiosi. Quello giavanese è il gruppo etnico più numeroso e dominante. Vi è anche una forte presenza di cinesi, che come nel resto dell’Asia hanno un ruolo importante nell’economia.

POLITICA: L’Indonesia è una repubblica dal 17 Agosto del 1945, anche se verrà riconosciuta dai Paesi Bassi come stato indipendente solo qualche anno più tardi.

Nonostante le numerose diversità, l’Indonesia ha sviluppato un’identità condivisa basata sulla lingua nazionale, bahasa Indonesia, sul rispetto della diversità etnica, sul pluralismo religioso e sulla storia caratterizzata dalla lotta contro il colonialismo occidentale.

Il motto nazionale indonesiano è: Bhinneka tunggal ika “Unità nella diversità”, cioè uniti ma rispettando le diversità.

Tuttavia le tensioni settarie e il separatismo continuano ad esistere e hanno portato a scontri violenti che hanno talvolta compromesso la stabilità politica ed economica.

Lo stemma è il mitico uccello Garuda, che rappresenta la data d’indipendenza dell’Indonesia e i 5 principi sui quali si fonda lo stato indonesiano, i Pancasila.

L’uccello Garuda, presenta 45 piume su collo che corrispondono all’anno dell’indipendenza, appunto il 1945, 17 piume su ogni ala che corrispondono alla data d’indipendenza, il 17, e 8 piume sulla coda che corrispondono al mese, Agosto.

I cinque simboli presenti sul petto dell’uccello rappresentano i pancasila:

1. la stella, credenza in un unico Dio;

2. la catena, umanità giusta e civile;

3. l’albero, unità dell’Indonesia;

4. il toro, democrazia guidata dalla saggezza delle deliberazioni prese dai rappresentanti del popolo all’unanimità;

5. la spiga di grano e il cotone, giustizia sociale per tutto il popolo indonesiano.

I pancasila rappresentano l’ideologia dello stato Indonesiano.

LINGUA: è la lingua Indonesia, bahasa Indonesia, nata con il giuramento dei giovani nel 1928, primo passo verso la creazione dello stato indonesiano. La lingua indonesiana attuale era la lingua parlata dai commercianti, ha origine da una piccola isoletta, l’isola di Riau, nonostante questa fosse la lingua di una minoranza si è preferita questa piuttosto che scegliere il giavanese, anche se parlato da una grande maggioranza di indonesiani, per non suscitare scontento tra il resto della popolazione. Tuttavia in ogni isola si continua a parlare la propria lingua e la lingua indonesiana è utilizzata come mezzo di comunicazione tra persone provenienti da isole diverse, dai mass media e nelle scuole.

La lingua inglese è abbastanza diffusa soprattutto nelle zone turistiche.

RELIGIONE: l’Indonesia non riconosce nessuna religione di stato, ma la credenza in un unico Dio, nonostante la maggior parte della popolazione fosse musulmana. L’88% della popolazione è di fede musulmana, il 5% circa della popolazione è protestante, il 3% cristiana, il 2% indù, e 1% buddhista o altro. In alcune isole sono ancora praticati i riti sciamani, e l’isola di Bali è l’unica isola dove la maggior parte della popolazione è induista.

Nonostante la sua vasta popolazione e regioni densamente popolate, l’Indonesia possiede ancora vaste aree disabitate e selvagge, che supportano una delle maggiori biodiversità del pianeta.

GEOGRAFIA: Confina con la Malesia nell’isola del Borneo, con Papua Nuova Guinea nell’isola di Nuova Guinea, e con Timor Est nell’isola di Timor. I suoi vicini sono Singapore, Filippine, Australia, e il territorio indiano delle Isole Andamane e Nicobare.

Le cinque isole maggiori sono Giava, Sumatra, Kalimantan (la parte indonesiana del Borneo), Nuova Guinea (in comune con Papua Nuova Guinea) e Sulawesi.

L’Indonesia è considerata un paese transcontinentale, in quanto ha isole appartenente sia all’Asia che all’Oceania, poiché la linea di Fallace, attraversa l’Indonesia tra l’isola di Bali e Lombok, e la flora e la fauna sono diverse: a ovest della linea le specie animali e vegetali sono quelle comuni all’Asia ad est si trovano invece quelli comuni alle isole dell’Oceania.

Con i suoi 4.884 metri sul livello del mare, Puncak Jaya sull’isola di Nuova Guinea è la più alta montagna del paese (e dell’intero continente dell’Oceania a cui l’isola geograficamente appartiene), e il lago Toba a Sumatra è il lago più grande con una superficie di 1.145 chilometri quadrati. I fiumi più lunghi sono nel Kalimantan e comprendono il Mahakam, il Barito e il Kapuas.

L’Indonesia è posizionata sul bordo di importanti faglie tettoniche, quali la placca pacifica, eurasiatica e australiana che rende la regione altamente soggetta a fenomeni quali vulcanesimo, terremoti e tsunami. L’Indonesia possiede circa 150 vulcani attivi, tra cui il Krakatoa e il Tambora, entrambi famosi per la loro devastanti eruzioni.

Lo tsunami del 2004 ha ucciso, secondo le stime, 167.736 persone solo nell’isola di Sumatra. Uno dei più devastanti terremoti che ha colpito l’Indonesia è stato il terremoto di Yogyakarta nel 2006. Tuttavia la cenere vulcanica è un importante contributo per l’elevata fertilità di moltissimi terreni.

CLIMA: L’arcipelago, posto a cavallo dell’equatore, gode di un clima equatoriale, cioè senza variazioni di temperatura, la temperatura piuttosto elevata, diminuisce con l’aumentare dell’altitudine, le precipitazioni sono abbondanti con l’arrivo dei venti monsonici, che determinano l’alternanza fra la stagione secca e quella piovosa. Tuttavia le precipitazioni variano da isola ad isola.

Questo clima particolare che caratterizza anche gli altri paesi dell’Asia, da vita ad una vegetazione ricca e varia.

RISORSE: L’Indonesia oltre ad essere ricca di risorse naturali, petrolio, gas naturale, carbone, stagno, rame, oro, argento, diamanti, bauxite, nichel, fosfati, sale, uranio. Altre importanti risorse per il paese sono l’industria chimica, i fertilizzanti, i tessuti, l’abbigliamento, le calzature, il legname, l’industria alimentare, il turismo, l’elettronica, il caffè, la gomma, il riso, il pepe, l’olio di palma, la manioca, gli arachidi, il cacao, il pollame, le uova, il manzo, e i suini. Inoltre l’Indonesia occupa una posizione strategica in quanto passaggio obbligato nelle rotte tra l’oceano Indiano e l’oceano Pacifico, attraverso una serie di stretti, quali, lo stretto di Malacca, della Sonda e di Lombok.

I maggiori partner economici sono: Giappone, USA, Singapore, Corea del Sud, Cina, Taiwan, Australia.

FLORA E FAUNA: L’estensione geografica, il clima tropicale, il fatto di essere un arcipelago e la variegata orografia, fanno sì che l’Indonesia sostenga il secondo più alto livello di biodiversità del pianeta dopo il Brasile. La sua flora e la sua fauna sono una miscela di specie asiatice e australasiatiche. Nelle isole della Sonda (Sumatra, Giava, Borneo, e Bali) si trovano prevalentemente specie di origine asiatica: mammiferi di grandi dimensioni, come la tigre, il rinoceronte, l’orango, l’elefante, e il leopardo.

Le foreste coprono circa il 60% del paese. A Sumatra e Kalimantan, la flora è composta prevalentemente da specie asiatiche. Purtroppo le foreste di Giava, sono state in gran parte rimosse per lasciare spazio alle attività umane.

A Sulawesi, Nusa Tenggara, Molucche e a Papua, si trovano specie comuni alle isole dell’Oceania, tra cui oltre 600 specie di uccelli.

In Indonesia vivono 10% delle specie vegetali, tra cui la rara Raflesia, il 12% dei mammiferi, il 16 % dei rettili, tra cui Comodo che prende il nome dall’omonima isola indonesiana, il 17 % degli uccelli, il 25 % dei pesci, nonostante l’estensione dell’Indonesia sia solo l’1,3% della terra. Le coste che si estendono su 80.000 km, e i mari tropicali contribuiscono ulteriormente all’alto livello della biodiversità. Gli ecosistemi sono i più diversi, e vanno dal mare, agli ecosistemi costieri, comprese le spiagge, dune di sabbia, estuari, foreste di mangrovie, barriere coralline, praterie, distese fangose costiere.

STORIA: I primi a capire l’importanza e la ricchezza dell’arcipelago indonesiano furono i portoghesi che nel 1511 conquistarono Malacca per poter controllare il lucroso commercio delle spezie, quali il pepe di Sumatra, i chiodi di garofano e la noce moscata delle Molucche, unico luogo in cui all’epoca erano prodotti.

La supremazia portoghese lasciò il passo alle due potenze del tempo: l’Inghilterra e l’Olanda. Gli Olandesi dominarono l’arcipelago per 350 anni circa, tranne per un breve periodo durante le guerre napoleoniche (1811-1817) dove furono sostituiti dagli Inglesi. Gli Olandesi riuscirono a sfruttare pienamente le ricchezze del paese attraverso un regime coloniale che imponeva la coltivazione forzata.

L’occupazione Giapponese delle Indie Orientali tra il 1942 e il 1945, dopo che i Paesi Bassi erano stati invasi dalle truppe naziste, distrusse ciò che ancora rimaneva del mito dell’invincibilità del bianco europeo e contribuì ad eliminare ogni possibilità di accettare ancora in futuro l’assetto coloniale sotto il controllo olandese.

Alla fine del conflitto, pochi giorni dopo la resa del Giappone, il 17 agosto 1945, data che viene ancora oggi considerata come inizio dell’esistenza della Repubblica d’Indonesia, Sukarno lesse la dichiarazione unilaterale d’indipendenza. Tuttavia, questa volontà d’indipendenza si scontrò con quella contraria degli olandesi intenzionati a riaffermare il proprio dominio, perciò tra il 1945 e il 1949, si alternarono fasi di conflitto a momenti di trattativa, fino alla Conferenza della Tavolo Rotonda dell’Aia che riconosceva l’indipendenza dell’Indonesia come stato federale. Di fatto l’assetto federale non fu mai adottato da Sukarno, figura carismatica che ebbe un ruolo cruciale nel processo di indipendenza nazionale, che divenne primo presidente del nuovo Stato e che accentrò tutto i potre nelle sue mani. Il raggiungimento dell’indipendenza era solo il punto di partenza nella costruzione della nazione il cui processo si rivelò subito non facile. La situazione economica risentiva dei danni subiti durante l’occupazione giapponese e, in seguito alle tensioni con l’Olanda, della mancanza di quadri dirigenti, amministrativi e tecnici, in quanto gli olandesi che svolgevano la maggior parte di quelle funzioni si erano allontanati senza poter essere sostituiti da indonesiani, non essendo quest’ultimi preparati ad assolvere tale compito.

Il generale Suharto assunse l’autorità esecutiva formale del paese nel marzo del 1967, con una sorte di “golpe bianco” sciogliendo il Parlamento e accrescendo i poteri del Presidente, istituendo l’Orde Baru, il Nuovo Ordine, e inaugurando la fase indicata con il termine indonesiano di demokrasi terpimpin, democrazia guidata, che doveva condurre il Paese, ancora immaturo, verso una maggiore stabilità per il ritorno ad una vera e propria democrazia

L’economia venne organizzata secondo piani quinquennali, i repelita, e si aprirono le porte al capitale estero e agli investimenti.

Anche se il regime militare di Suharto fu repressivo fece registrare miglioramenti economici, infatti, l’incidenza della povertà declinò e vi furono indubbi miglioramenti riguardo i tassi di mortalità infantile e di welfare. Il graduale miglioramento delle condizioni economiche degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta mascherò in parte la durezza del regime autoritario, nel momento in cui il crollo finanziario delle economie di mercato dell’Asia Sud Orientale, in seguito alla bolla speculativa che da Bangkok nel 1997 si diffuse nel resto della regione, coinvolse anche l’Indonesia, in un contesto internazionale mutato dopo la caduta dei regimi comunisti dell’Est, anche la dittatura di Suharto segnò il suo tempo. L’arroganza dello strapotere dei membri della famiglia del presidente e dei loro amici, risultarono insostenibili e, dopo più di trent’anni di ininterrotto potere, Suharto dovette cedere alle dimostrazioni di piazza nonostante gli ultimi inutili tentativi di riproporre la propria leadership con un sistema repressivo non più accettabile.

Tra il 1998 e il 2002 si succedettero tre presidenti, il primo di questi fu Backaruddin Jusuf Habibie, delfino di Suharto e vicepresidente agli inizi del 1998, a cui Suharto affida le sue ultime speranza quando è costretto a lasciare il potere. Habibie arriva alle elezioni politiche del giugno del 1999 senza contare più nulla a causa della pessima gestione del referendum a sorpresa di Timor Est da lui autorizzato e per la sua incapacità di segnalarsi come uomo del nuovo corso. Le lezioni politiche del 17 giugno 1999 sono il primo passo importante dell’Indonesia dopo Suharto. Sebbene i risultati finali si conoscano solo a fine luglio, a metà mese le indiscrezioni che filtrano prefigurano Megawati come vincitrice.

I partiti islamici che vedono come inammissibile un presidente donna, si oppongono e creano una nuova coalizione sotterranea e poi sempre più aperta che sbarra la strada alla figlia di Sukarno, portando alla vittoria Abdhurrahman Wahid, noto come Gus Dur. Tuttavia il nuovo presidente Wahid la ripesca come vicepresidente. Wahid voleva veramente perciò per sbarazzarsi di questo presidente ingombrante, accusato di incompetenza e corruzione si ricorse all’impeachment, e venne sostituito nel 23 luglio del 2001 da Megawati.

Nel 2004 per la prima volta nella storia dell’Indonesia, Susilo Bambang Yudhoyono, è stato eletto presidente attraverso elezioni dirette, libere e giuste. Yudhoyono è stato rieletto alle elezioni parlamentari dell’Aprile 2009 e il suo mandato scadrà nel 2014.

MEZZI DI TRASPORTO: i mezzi di trasporto variano molto da isola ad isola e da città a città.

Nell’isola di Giava e Sumatra vi è la linea ferroviaria assente nelle altre isole. I prezzi variano a seconda della classe, business o economy, in ogni caso non aspettiamoci di trovare treni freccia rossa! Il costo va dalle 38.000 rp alle 200.000-300.000 rp. I viaggi sono molto lunghi. Per esempio i prezzi Jakarta-Yogyakarta vanno dalle 200.000 rp alle 300.000 rp circa 7 ore di viaggio. http://www.kereta-api.co.id questo è il sito delle ferrovie Indonesiane. A Jakarta ci sono tre stazioni Pasar Senen, Gambir e Jakarta kota.

Gli autobus sono un’altro mezzo di trasporto che collegano le isole, ci sono autobus giornalieri da Jakarta a Bali e Lombok. Fino a Surabaya il viaggio dura circa 20 ore, i prezzi sono abbastanza economici.

Numerose sono le compagnie aeree che collegano le isole, i voli sono molto economici, e talvolta si trovano delle offerte strepitose, per esempio Jakarta-Bali a 4 euro .

http://www.airasia.co.id

http://www.merpati.co.id/

http://www.lionair.co.id/

http://www.mandalaair.com/

http://www.trigana-air.com/

http://www.merpati.co.id

Per muoversi all’interno delle città il mezzo più veloce e comodo sono i motorini. I prezzi sono intorno alle 50.000 rp al giorno o 400.000-500.000 rp al mese a Jakarta sono più costosi. Il clima permette di usare il motorino quasi sempre.

Altri mezzi di trasporto sono i bemo piccoli pulmini molto “disastrati”, minibus e kopaja a Jakarta sono come gli autobus, possono trasportare circa 30 persone, ma molto spesso ne vedrete 60!!!!

Il costo dei minibus e dei kopaja è fisso 2.000 rp. Il terminal di questi mezzi di trasporto a Jakarta è senen. I microlet sono dei mezzi di trasporto che somigliano a dei pccoli furgoncini o macchine-furgoni sono un po più costosi e il loro percorso è più lungo e il prezzo varia a seconda della tratta, 1.000 rp 5.000 rp. Da Jakarta Utara vicino al MOI (Mall of Indonesia) a senes si può prendere il minibus numero 07 costo 2.000 tempo di percorrenza 30 min circa oppure i microlet 37 costo 3.000 rp(lo sconsiglio veramente perchè si imbottigliano nel traffico si fa prima a piedi). Da senen a Menteng presso l’Istituto Italiano di Cultura kopaja numero 20 costo 2.000 rp, tempo di percorrenza 40-50 min. Per il Grand Indonesia da senen si può prendere il microlet bianco numero 01 il costo è 4.000 rp.

Poi ci sono gli objek ke sono i “taxi-motorino” il prezzo va dalle 5.000 alle 20..000 rp o più dipende dalla distanza.

Poi ci sono i becak che sono delle tricicli pazzi anke qui il prezzo cambia a seconda della distanza e bisogna contrattare perchè agli indonesiani piace contrattare.

I taxi sono molto diffuse e le tariffe variano a seconda del livello del taxi, i più economici sono quelli bianchi con la scritta express, poi quelli blu, poi i rossi, e poi le mercede taxi , con due televisori.

CULTURA: L’Indonesia possiede circa 300 gruppi etnici, ciascuno con proprie peculiarità culturali sviluppate nel corso dei secoli, e influenzate dal contatto con il mondo indiano, arabo, cinese, malese ed europeo.

Ogni gruppo etnico ha una propria danza con caratteristiche particolari. Le danze tradizionali giavanesi e balinesi, contengono aspetti della cultura e della mitologia indù, così come i wayang kulit, il teatro delle ombre. Tessuti quali batik, ikat e songket vengono creati in tutto il paese con stili che variano da regione a regione.

In campo architettonico le maggiori influenze sono quelle della tradizione indiana, sebbene siano state molto importanti anche quelle cinesi, arabe ed europee.

La pittura indonesiana è famosa per i dipinti rupestri antichi e preistorici ma anche per pittori di arte moderna come Raden Saleh e Kusuma Affandi.

Gli sport più popolari sono il badminton, il calcio e il surf. Fra le arti marziali indonesiana vi è il Pençak Silat, che prevede il combattimento a strettissimo contatto. Diffuso è il gioco d’azzardo collegato ai combattimenti di polli.

Anche la cucina indonesiana varia a seconda dell’area geografica e subisce influenze cinesi, europee, mediorientali e indiane. Il riso è l’alimento base servito con pietanze a base di carne, pesce e verdure. Altri ingredienti fondamentali sono le spezie, in particolare il peperoncino, e il latte di cocco.

La musica tradizionale comprende gamelan e keroncong, strumenti tradizionali.. Il dangdut è un genere popolare di musica pop contemporanea che richiama l’influenza della musica folk araba, indiana, malese. L’industria cinematografica nazionale raggiunse l’apice negli anni ‘80 e dominò il cinema in Indonesia prima di diminuire in maniera significativa nei primi anni ’90, ma negli ultimi anni il numero di film indonesiani prodotti ogni anno è andato costantemente aumentando.

La più antica fonte scritta in Indonesia è una serie di iscrizioni in sanscrito risalenti al V secolo d.C. Le principali figure indonesiane nella letteratura moderna sono: Multatuli, autore olandese che criticò il trattamento degli indonesiani sotto la dominazione coloniale olandese; Muhammad Yamin e Hamka, che influenzarono scrittori e politici del periodo precedente all’indipendenza; Pramoedya Ananta Toer, il più famoso romanziere, le cui opere sono state tradotte in italiano, “Questa terra è dell’uomo” e “Figlio di tutti i popoli”, e Ayu Utami, la cui opera è stata tradotta in italiano, “Le donne di Saman”

[attachment=953,24] [attachment=953,25] [attachment=953,26] [attachment=953,27]

#2546

le notizie sulla politica sono prese dalla mia tesi http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=34800

#2578

riassumendo: l’indonesia è un paese corrotto che non desidera avere turisti amenochè non paghino regolarmente le mancette a chi fa capire di volerle.E’ un paese basato sugli introiti economici provenienti dalla speculazione e non provenienti da leggi ben fatte. La gente dorme anche in strada e nessuno paga le tasse.Poche le attività registrate.L’igiene lascia mlto desiderare.Un branco di mezzi indigeni che si recano 5 volte al giorno a pregare perchè non hanno un cazzo da fare di meglio.Guidano in entrambe le corsie,non gliene frega nulla di nessuno,pattuiscono 50 e al momento del pagamento te e chiedono ancora,ti inculano con il sorriso. A bali i prezzi sono triplicati.I taxi a jakarta fanno il giro dell’oca per portarti a 2 km.La conessione max è 3.5 mbps.Per rinnovare i permessi ti devi prostrare.Ti fanno capire che devi offrire di piu’ per ottenerli e non ti timbrano un cavolo fino a quando non alzi il prezzo.Guidano senza patente e senza assicurazione.Vanno in scooter anche in 4 persone.Rubano e ladrano a tutto spiano.Ti obbligano a prostrarti ai loro piedi.Credono di essere dei geni ma sono un branco di ignorantoni.Ospedali male attrezzati.Ci sono ancora le cliniche non dichiarate sporche e mal gestite di gente che si sveglia e si mette a fare il dottore. Se ti va di vivere in un paese cosi’ ….

#2588

Suntari mi dispiace leggere i tuoi commenti (che tra l’altro mi sono sfuggiti). Però non tutti la pensano ugualmente. Poi tu parli dell’Indonesia come se fosse la Lombardia anzia una provincia qualunque Italiana. Stiamo parlando di un paese di 200 milioni di persone e grande quanto diversi paesi Europei. Bali è oggettivamente un paradiso con una popolazione straniera enorme. Saranno tutti matti a stare lì? Ho amici (italiani, stranieri) con attività commerciali in Indonesia redditizie (non solo Bali). Ho amici indonesiani in Malesia e qualcuno in Indonesia. Sono anche stato a casa loro, mi hanno ospitato. OK Bali è bella, Lombok pure le Gili anche e altre isole remote. Tutta l’Indonesia un paradiso? Certo che no. Problemi ce ne sono ma è l’altro piatto della bilancia. A volte gli occidentali vogliono essere trattati da re, pagare tutto a 2 cents, tasse inesistenti, burocrazia inesistente, e poi pretendere servizi tipo Svizzera e avere standard tipo danesi (tipo internet a 20megabit nella jungla). Magari senza nemmeno parlare la lingua locale e limitarsi all’inglese (ok magari non è il tuo caso, però ci sono tanti così – e dalle nostre parti in Italia gli stranieri che non parlano italiano non sono trattati meglio, ne sanno qualcosa molti miei amici stranieri quando vanno in Questura a rinnovare il permesso di soggiorno). Qualcosa dunque non va. La dizione “paese in via di sviluppo” qualche significato lo avrà, per cui cosa non ha risposto alle tue aspettative? Non conosco la tua esperienza, nel senso cosa ci fai o facevi in Indonesia, però lamentarsi di cose che dovrebbero essere ovvie quando si va in un paese sottosviluppato significa che è meglio non lasciare casa propria, non ti pare? Se hai avuto una delusione, è un peccato, ma puoi sempre lasciare il paese e ritentare altrove, ma non significa che per tutti vada così. In Malesia, come sicuramente in Indonesia ci sono problemi, in Indonesia magari anche di più, ma ciò non ha impedito a diverse persone di costruirsi delle strade e avere esperienze di vita uniche.