Giovane Orangutan a Sepilok

Nel centro riabilitazione è possibile osservare i primati a distanza ravvicinata

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Ingresso di Sepilok

Il centro di riabilitazione oranghi in cattività nel Sabah

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Il pasto degli oranghi

Addetti del centro di riabilitazione di Sepilok distribuiscono cibo agli oranghi

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L’orango è certamente uno degli animali-simbolo del Borneo, un primate agile ed intelligente che popola le foreste tropicali pluviali nativo della grande isola occupata da Malesia, Brunei ed Indonesia. Basti pensare che la parola “orangutan” viene dalle parole malesi “orang” (persona) e “hutan” (foresta), persona della foresta: quindi a differenza delle altre scimmie (monyet), le popolazioni locali si riferivano tradizionalmente a questo primate con la stessa parola per designare persone appartenenti ad altri paesi e nazioni (es. orang Itali: italiano). Nonostante tanto rispetto ancestrale per queste creature, oggi si tratta di una specie minacciata dall’urbanizzazione e dal disboscamento, piaga – tutta umana – che fa in Borneo danni non meno gravi che in Amazzonia.

Le foreste sono l’habitat naturale degli oranghi e quando una porzione di bosco viene convertita in piantagione da raccolto, gli oranghi che vi si trovavano sono lasciati al loro destino, se non addirittura uccisi o ingabbiati per destinarli a zoo dubbiosi o sul mercato di animali esotici. Si tratta di pratiche proibite, ma che, anche se in diminuzione, non si fermano (il Sabah ha dichiarato gli oranghi specie protetta sin dal 1964).

Lo status di specie protetta di questi primati va di pari passo con l’istituzione di un centro per la protezione degli stessi, per i piccoli oranghi orfani o nati in cattività, recuperati dal mercato nero o da parti del territorio disboscate illegalmente. Questa piaga nacque sin dai lontani anni ’60, quando i problemi legati alla coltivazione intensiva di olio di palma non erano esponenziali come quelli attuali, ma l’urbanizzazione di alcune pendici del Sabah stava prendendo ormai piede e il disagio degli oranghi cominciava a manifestarsi. Sir Burgess, un inglese fondò il centro attuale per la riabilitazione degli orangutan orfani nel 1961 (il Sabah rimase parte delle colonie britanniche fino al 1963, 6 anni dopo l’indipendenza della Malesia nel ’57).

Da allora, il centro ha continuato ad operare con continuità e il sito attuale copre una superficie di circa 43kmq della riserva naturale di Sepilok. Qui vivono oggi, mediamente, da 60 a 80 oranghi in libertà e qualche dozzina di organghi piccoli orfani – periodicamente alcuni di questi vengono reintrodotti nella giungla, ma, purtroppo, altri vengono raccolti dal centro.

La struttura fornisce assistenza medica non solo agli oranghi orfani ma anche ad altre specie di fauna selvatica come orsi, gibboni, rinoceronti di Sumatra e qualche elefante ferito.

I più piccoli oranghi vengono trattati come dei semplici bambini quindi hanno tutta l’attenzione dello staff medico (in grado di eseguire checkup, radiografie e analisi sofisticate sugli animali), dei rangers e dei volontari. La dieta degli esemplari più grandi in semi-libertà è volutamente monotona e noiosa, in modo da incoraggiare i primati a cercare da sé, in natura, del cibo differente. In natura, difatti, i piccoli orang utan rimangono con le loro madri fino a sei/sette anni. Durante questo periodo gli viene insegnato dalla madre tutte le competenze di cui hanno bisogno per sopravvivere nella foresta – la più importante è l’arrampicarsi sugli alberi. A Sepilok questo compito è affidato ai curatori “umani”, fino ai 3 anni di età, dopodiché vengono affidati ad organghi più adulti. Gli esemplari in grado di raggiungere l’adolescenza o la maturità adulta che dimostrano di avere sufficiente autonomia vengono reintrodotti in natura. Tuttavia, alcuni di questi fanno ritorno al centro anche dopo anni di distanza, trasmettendo forti emozioni nel personale del centro.

 

Visitare il centro di Sepilok

Il centro è aperto ai visitatori solamente durante la distribuzione del pasto giornaliero alla piattaforma costruita in foresta. Mentre alcuni oranghi tendono a tenere a debita distanza le persone sconosciute, altri sono meno timidi e non intimoriti. Questo non è un comportamento “positivo” in funzione della loro reintroduzione; pertanto i visitatori del centro devono attenersi ad alcune regole, e non avere con se oggetti che potrebbero essere carpiti dagli animali, fare foto con il flash, dar da mangiare o toccarli.

La foresta di Sepilok si trova a circa 23 km dal centro di Sandakan. Il tragitto in strada dal centro città fino a Sepilok dura circa 30 minuti.

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