centro di meditazione
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Apertura di un centro di meditazione

È già da un mese che sono arrivata in Malesia, e posso dire che è un paese bellissimo con una grande ricchezza culturale e naturale. Il paese, multietnico, rapprensenta un perfetto esempio di tolleranza religiosa.

Il 29 aprile ho avuto l’opportunità di essere invitata dalla comunità buddista per l’inaugurazione di un centro di meditazione. Dopo un’ora di strada in direzione della montagna arriviamo nel luogo dove si svolgeva la festa, perfettamente nascosto nella natura. Capisco velocemente che sarà un giorno speciale e un’esperienza unica per me. Tanta gente si è riunita, gente non solo dei dintorni ma anche da altri paesi.

 

Dopo aver incontrato numerose persone, la giornata comincia con una visita privata del luogo, aiutata dai volontari che hanno organizzato tutto questo. Uno di loro, mi ha raccontato del luogo e della sua storia : la terra è stata regalata da un ricco fedele, e poi la comunità ha costruito tutti gli edifici autonomamente. La prima stanza è quella del tempio, dove c’è una vista meravigliosa. La seconda, situata su una discesa, è quella del centro di meditazione.

Dopo la visita, la giornata ha continuato con la cerimonia d’inaugurazione e di benedizione del centro di meditazione, in presenza di monaci e monache. Uno per uno siamo andati dal monaco per consegnare la khata che abbiamo ricevuto arrivati lì – la khata è una sciarpa tradizionale da cerimonia.

 

Dopo questo momento molto speciale, abbiamo continuato la giornata con un grande buffet di cibo vegetariano che veniva offerto a tutti, l’occasione perfetta per provare numerose specialità asiatiche.

L’ultimo grande momento della giornata è stata un’altra cerimonia buddista nella stanza principale. Le monache hanno cantato insieme ai fedeli che seguivano leggendo il testo su di un libro. Dopodiché siamo andati uno per uno dal monaco per farci benedire con dell’acqua versata sulla testa. Abbiamo tutti ricevuto un braccialetto durante questa cerimonia, un bellissimo ricordo della giornata.

 

La mia storia finisce qui, e questa giornata indimenticabile per me rappresenta perfettamente la mentalità malese : sono tutti stati molto accoglienti indipendentemente dalla mia religione.

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Shwedagon Paya, Yangon

Per il Capodanno cinese abbiamo due giorni di ferie, giovedì e venerdì, che sommandosi al fine settimana diventano quattro giorni liberi. Aggiungendo a questi altri tre giorni (le lezioni del secondo semestre non sono ancora cominciate), mi ritrovo con un’intera settimana a mia disposizione per farmi un altro viaggetto. Decido quindi di tornare in Myanmar, un paese che tanto mi aveva affascinato quando c’ero stato la prima volta, tre anni prima. Ne avevo proprio voglia, anche se allo stesso tempo temevo i cambiamenti che vi avrei trovato, alcuni senz’altro positivi per i birmani, altri sicuramente molto meno.

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Poda island

foto © 2014

A un anno dall’ultimo viaggio in Thailandia, il giorno di Santo Stefano io e Rie si era deciso di fare ritorno in questo affascinatissimo paese. Concluse le lezioni del primo semestre all’università e festeggiato il Natale con amici e colleghi, volevamo staccare un attimo e rituffarci brevemente nella cultura del vicino settentrionale della Malesia, che a maggio di quest’anno ha subito un ennesimo colpo di stato militare. Se questo fosse successo in qualche altro paese del mondo ci sarebbero stati morti ed arresti, in Thailandia invece nulla, a parte qualche protesta ignorata dalla giunta militare che ufficialmente ha dichiarato di essersi installata per ristabilire l’ordine e mettere fine agli scontri tra i sostenitori della destituita Primo Ministro Yinluck Shinawatra (e del fratello Thaksin, che era stato premier prima di lei) e quelli dell’opposizione e per convincerli a trovare un accordo; di fatto il parlamento non è stato sciolto e a tutt’oggi continua a funzionare… Sembra impossibile che possa accadere una cosa del genere, ma la Thailandia è anche questo!

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mikasa-hokkaido

foto ©

Dopo un mese di vacanza in Italia, sabato 9 agosto 2014 si riparte di nuovo! Questa volta non verso ovest ma verso oriente, verso il Giappone! Sette ore di volo dal nuovo gigantesco aeroporto LCCT-KL ed atterriamo all’aeroporto di Haneda a Tokyo che sono le 22. Ma Tokyo è solo uno scalo: la destinazione finale è Hokkaido, l’isola più settentrionale del Giappone da dove viene Rie, la mia ragazza. A quell’ora non ci sono più voli per Hokkaido: i primi aerei partono la mattina dopo e dobbiamo passare la notte all’aeroporto, sistemati su due file di poltroncine, che per fortuna non hanno braccioli!

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leal-do-senado

foto ©

Il mio contratto all’università scadeva giovedì 4 settembre 2014, e così avevo deciso di chiedere di cominciare quello nuovo (confermatomi solo pochi giorni prima) lunedì 15, in modo da avere a disposizione un’altra settimana per intraprendere un ennesimo viaggio, visto che di viaggiare non mi stanco mai. Tra l’altro il mio visto di lavoro scadeva il giorno dopo, il 5 settembre, e se volevo andare all’estero dovevo farlo quello stesso venerdì, perché poi sarei stato ‘illegale’ fino al nuovo rinnovo del visto. Avevo deciso di tornare a Macao e Hong Kong, dove ero già stato, ma che avevo voglia di rivedere. E poi a Macao vive la mia amica ed ex collega Cristiana, che mi avrebbe fatto tanto piacere rivedere assieme al suo amico Duarte lì in visita per un mese. Duarte l’avevo conosciuto tre anni prima quando era venuto a Kuala Lumpur a trovare Cristiana poco prima che lei si trasferisse a Macao, e mi era risultato subito molto simpatico. Mi aveva scritto un paio di settimane prima dicendomi che sarebbe venuto a Macao e proponendomi di vederci da qualche parte del Sudest asiatico mentre lui era da queste parti. E così avevo deciso di raggiungerlo io a Macao, e prendere così due piccioni con una fava: vedere lui e Cristiana e farmi un altro giro per quel pezzetto di Cina che per il momento gode ancora di una forte autonomia nei confronti della Cina continentale in qualità di regione ad amministrazione speciale (SAR), al punto da avere ancora frontiere con la Cina, il proprio sistema giuridico, le proprie forze dell’ordine, la propria valuta, ecc. Macao, da ex colonia portoghese, ha conservato anche il portoghese come lingua co-ufficiale, anche se in realtà gli unici a parlarlo sono i pochi portoghesi che ancora ci vivono e i meticci sino-portoghesi.

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Turtle beach - Perhentian island besar

La ricerca di un viaggio insolito, che unisca città, montagne e mare da cartolina ci spinge verso la Malesia. Organizziamo questo viaggio con largo anticipo, acquistando i voli internazionali con Turkish Airlines (circa 600 Euro), il volo interno con Air Asia (circa 18 euro con valigia da 20 kg) e attendiamo con ansia la partenza.

La Malesia è uno stato federale dell’Asia sudorientale al quarto posto fra i nuovi paesi industrializzati, ha un clima equatoriale dalle elevate temperature con deboli escursioni termiche e una media annuale di 31 gradi.

La popolazione malese è un miscuglio di etnie e culture tra cui malesi, cinesi, orang asli e indiani (per la maggior parte d’origine tamil). La religione di stato è l’Islam ma convivono il buddismo, il cristianesimo e l’induismo.

La lingua ufficiale è il malese, ma l’inglese è parlato quasi ovunque.

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Parco nazionale di Belum Temenggor
Tree top trek

foto © 2015

È ferragosto 2015 è accompagno due simpaticissime famiglie di Roma nella foresta più vecchia al mondo, Royal Belum state park. Soggiorniamo li per due notti prima di accompagnarli sull’isola di Perhentian. Mauro e Carlo, i due padri di famiglia, la sera del nostro arrivo al parco nazionale di Belum Temenggor mi domandano se si potrebbe organizzare qualche attività divertente sopratutto per le loro figlie. Qualcosa di diverso dal classico trekking nella foresta.

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