Poda island

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A un anno dall’ultimo viaggio in Thailandia, il giorno di Santo Stefano io e Rie si era deciso di fare ritorno in questo affascinatissimo paese. Concluse le lezioni del primo semestre all’università e festeggiato il Natale con amici e colleghi, volevamo staccare un attimo e rituffarci brevemente nella cultura del vicino settentrionale della Malesia, che a maggio di quest’anno ha subito un ennesimo colpo di stato militare. Se questo fosse successo in qualche altro paese del mondo ci sarebbero stati morti ed arresti, in Thailandia invece nulla, a parte qualche protesta ignorata dalla giunta militare che ufficialmente ha dichiarato di essersi installata per ristabilire l’ordine e mettere fine agli scontri tra i sostenitori della destituita Primo Ministro Yinluck Shinawatra (e del fratello Thaksin, che era stato premier prima di lei) e quelli dell’opposizione e per convincerli a trovare un accordo; di fatto il parlamento non è stato sciolto e a tutt’oggi continua a funzionare… Sembra impossibile che possa accadere una cosa del genere, ma la Thailandia è anche questo!

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mikasa-hokkaido

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Dopo un mese di vacanza in Italia, sabato 9 agosto 2014 si riparte di nuovo! Questa volta non verso ovest ma verso oriente, verso il Giappone! Sette ore di volo dal nuovo gigantesco aeroporto LCCT-KL ed atterriamo all’aeroporto di Haneda a Tokyo che sono le 22. Ma Tokyo è solo uno scalo: la destinazione finale è Hokkaido, l’isola più settentrionale del Giappone da dove viene Rie, la mia ragazza. A quell’ora non ci sono più voli per Hokkaido: i primi aerei partono la mattina dopo e dobbiamo passare la notte all’aeroporto, sistemati su due file di poltroncine, che per fortuna non hanno braccioli!

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leal-do-senado

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Il mio contratto all’università scadeva giovedì 4 settembre 2014, e così avevo deciso di chiedere di cominciare quello nuovo (confermatomi solo pochi giorni prima) lunedì 15, in modo da avere a disposizione un’altra settimana per intraprendere un ennesimo viaggio, visto che di viaggiare non mi stanco mai. Tra l’altro il mio visto di lavoro scadeva il giorno dopo, il 5 settembre, e se volevo andare all’estero dovevo farlo quello stesso venerdì, perché poi sarei stato ‘illegale’ fino al nuovo rinnovo del visto. Avevo deciso di tornare a Macao e Hong Kong, dove ero già stato, ma che avevo voglia di rivedere. E poi a Macao vive la mia amica ed ex collega Cristiana, che mi avrebbe fatto tanto piacere rivedere assieme al suo amico Duarte lì in visita per un mese. Duarte l’avevo conosciuto tre anni prima quando era venuto a Kuala Lumpur a trovare Cristiana poco prima che lei si trasferisse a Macao, e mi era risultato subito molto simpatico. Mi aveva scritto un paio di settimane prima dicendomi che sarebbe venuto a Macao e proponendomi di vederci da qualche parte del Sudest asiatico mentre lui era da queste parti. E così avevo deciso di raggiungerlo io a Macao, e prendere così due piccioni con una fava: vedere lui e Cristiana e farmi un altro giro per quel pezzetto di Cina che per il momento gode ancora di una forte autonomia nei confronti della Cina continentale in qualità di regione ad amministrazione speciale (SAR), al punto da avere ancora frontiere con la Cina, il proprio sistema giuridico, le proprie forze dell’ordine, la propria valuta, ecc. Macao, da ex colonia portoghese, ha conservato anche il portoghese come lingua co-ufficiale, anche se in realtà gli unici a parlarlo sono i pochi portoghesi che ancora ci vivono e i meticci sino-portoghesi.

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Donne indiane

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Per le vacanze tra il primo e il secondo semestre dell’università a Kuala Lumpur avevo deciso di visitare Bodhgaya, il luogo in cui il Buddha ottenne l’illuminazione, il posto più sacro del Buddhismo che da tempo anelavo a visitare. Sarebbe stato una specie di pellegrinaggio, ma anche un modo di cominciare a conoscere uno dei paesi più affascinati del mondo: l’India. In realtà avevo già preventivato di andarci a novembre del 2013, durante la settimana di vacanze di mezzo semestre, ma mi era stato allora appena restituito il passaporto con il nuovo visto di lavoro per la Malesia e non c’era stato il tempo di fare domanda per il visto indiano. E poi mi era rimasta una sola pagina vuota nel passaporto, e per il visto indiano ne avevo bisogno di almeno due, il che significava che dovevo anche rifare il passaporto dopo solo poco più di tre anni dal rilascio! Il passaporto dura dieci anni, ma le pagine non sono sufficienti per un viaggiatore indefesso come il sottoscritto! Quindi avevo dovuto seguire tutte le procedure, prima per ottenere un nuovo passaporto dall’Ambasciata, e poi il visto indiano, che richiede circa due settimane, tre viaggi all’agenzia indiana che si occupa dei visti e pure parecchi soldi tra costo del visto e del servizio (270 ringgit in totale). Ma alla fine era tutto a posto e potevo finalmente partire sabato 25 gennaio 2014 alle 8 di mattina con un volo delle Thai Airways, una delle poche linee aeree non indiane che atterrano direttamente nel piccolo aeroporto di Gaya, cittadina della regione del Bihar, nordest dell’India, 12 chilometri ad ovest di Bodhgaya. Quindi da Kuala Lumpur avrei dovuto cambiare a Bangkok per prendere un piccolo aereo di pellegrini e monaci buddisti, tutti provenienti da paesi buddisti, tranne il sottoscritto.

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Il tempio di Erawan dall'alto

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Tra Natale e Capodanno io e Rie decidiamo di passare qualche giorno a Bangkok, la capitale della Thailandia, il vicino settentrionale della Malesia. Io avevo già visitato questa città nel 2007 quando vivevo ancora in Brunei, ma per Rie sarebbe stata la prima volta. Avevo molta voglia di tornare in Thailandia dopo il breve viaggio a Chang Mai dell’anno prima: mi mancavano quell’atmosfera tropicale, la sua cultura, i suoi bei templi buddisti…

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La porta alla Piazza del Memoriale, Taiwan

Dal complesso monumentale dedicato a Chang Kai-shek

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Vacanza di mezzo semestre all’Università… Dopo il Nepal a giugno, questa volta volevo andare in India, a Bodhgaya, nel luogo dove Buddha ottenne l’illuminazione… questo se il nuovo visto di lavoro mi fosse stato fatto nel giro di una o due settimane… Ma l’Ufficio Immigrazione malese si è tenuto il passaporto per quasi due mesi, il che non mi ha dato il tempo nè di rifare il passaporto (dopo tre anni e mezzo, mi è rimasta una sola pagina vuota) e nè di richiedere il visto per l’India, mannaggia! Comunque dovevo assolutamente approfittare della pausa dall’insegnamento, e il bisogno di staccare dalla routine di Kuala Lumpur si era fatto oramai impellente. Dove andare con una sola pagina vuota? Molti paesi dei dintorni richiedono il visto, e normalmente almeno due pagine vuote del passaporto, e con una pagina potevo solo viaggiare in Paesi dove il visto non è richiesto. E qui vicino ci sono solo le Filippine, Singapore, laThailandia, Macao, Hong Kong e… Taiwan! E visto che nei primi cinque paesi ci ero già stato (anche se non mi sarebbe dispiaciuto ritornare in alcuni di essi), non mi rimaneva che… la Repubblica di Cina, una volta chiamata Formosa, ed oggi meglio conosciuta come Taiwan, la grossa isola situata a sud della regione meridionale cinese del Fujian, circondata dal Mar Cinese Orientale. E così prenoto il volo per me e per la mia ragazza: partenza giovedì mattina presto, 7 di novembre, e ritorno domenica sera. Pochi giorni per un volo di quattro ore e mezza, ma tutto sommato ne avevo fatte di più per andare in Corea ad agosto, ed onestamente avevo proprio voglia di cominciare a conoscere questo pezzetto di Cina.

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Giardini di Changdeok

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[Kuala Lumpur è un’ottima base per viaggi interessanti attorno a tutto il Sud Est Asiatico… Ma grazie alla compagnia aerea low cost Air Asia, si possono facilmente raggiungere mete interessanti nel resto dell’Asia, come ci racconta Paolo in questo suo ultimo diario….]

Finite le mie vacanze estive in Italia, venerdì 16 agosto mi aspetta un altro lungo viaggio, questa volta in Estremo Oriente, in quel piccolo Paese che nel giro di poche decine d’anni è passato dalla condizione di Paese in via di sviluppo ad essere una delle economie più forti dell’Asia. E questo nonostante una sfortunata storia di invasioni e colonialismo giapponesi e di guerra civile con il classico intervento degli Stati Uniti, un Paese che è sempre pronto a menare le mani per difendere la ‘libertà’ (particolarmente dal punto di vista economico, e meglio ancora se si può ottenerne un tornaconto personale)… Sto parlando della Corea del Sud.

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