di

← Pagina precedente Pagina successiva →

La mattina dopo, fatta colazione sulla veranda della pensione, noleggiamo uno scooter con il quale coprire i 42 chilometri che separano Borobudur dalla città. La strada più o meno la conoscevo già, avendola già percorsa in moto l’ultima volta che ero stato a Yogya, e comunque era diretta. E così con Rie sul sellino partiamo in mezzo al traffico indonesiano, intenso ma abbastanza tranquillo, con tante più moto in giro che a Kuala Lumpur, ma meno frenetiche, tanto che ne sono costretto a superare varie, proprio io che in Malesia sono sempre quello che va più piano. Meno di mezz’ora dopo la partenza cominciamo a scorgere a destra e a sinistra le prime risaie, attraversiamo vari ponti sospesi su fiumi e torrenti, e tutte le persone a cui chiediamo conferma della strada sono gentili e disponibili, sempre con un bel sorriso sulle labbra. Faccio anche caso al fatto che qui la maggior parte delle ragazze che vedo per strada non portano il velo, ma è sempre la mia impressione quando vengo in Indonesia che la gente sia più rilassata in fatto di religione che in Malesia. A volte in Malesia mi sembra di percepire una specie di vergogna da parte di alcuni mussulmani per il passato induista e buddista del Paese, che qui invece è di solito motivo d’orgoglio. Ed infatti troveremo Borobudur piena di turisti, quasi tutti indonesiani mussulmani.

Un’ora circa dopo la partenza prendiamo una traversa a sinistra, e una ventina di minuti dopo arriviamo finalmente all’entrata del parco in cui si trova il tempio. Lasciamo la moto in un parcheggio a pagamento e ci dirigiamo verso la biglietteria. Acquistato il biglietto, ci viene offerta acqua minerale e caffè gratis, e poi ci viene avvolto attorno alla vita un piccolo sarong che dovremo tenere durante la visita, chissà perché poi… Lasciato l’edificio della biglietteria, seguiamo il viale pedonale che ci porta verso il tempio. In un primo momento non si vede niente, il monumento è nascosto dalla vegetazione che lo circonda, ma poi dietro una curva, improvviso in fondo al viale, spunta davanti a noi Borobudur, maestoso sotto il cielo equatoriale chiazzato da belle nuvole bianche!

Borobudur - foto © 2013 Rie Kitade
Borobudur – foto © 2013 Rie Kitade

Borobudur, completato all’inizio del IX secolo, è un tempio buddhista un po’ anomalo: ha l’aspetto di una grossa piramide, nella parte inferiore ci sono quattro basi quadrate progressivamente più piccole man mano che si sale e in quella superiore ce ne sono altre tre ma circolari ed in cima si erge un grosso stupa. Ognuno di questi livelli è adornato da bassorilievi di carattere narrativo che raccontano, tra le altre cose, la storia del Buddha storico e delle sue precedenti reincarnazioni; ce ne sono quasi 1500, oltre a 504 statue del Buddha. Cominciamo a salire una delle quattro scalinate che arrivano in cima, ma ci fermiamo al primo livello per compiere il percorso tutto attorno ed ammirare gli splendidi pannelli narrativi posti ai due lati. Proprio come dovevano fare i fedeli mille anni fa: girare lungo i corridoi di ogni livello in senso orario fino a raggiungere lo stupa principale. Al primo livello ci sono due file di pannelli sul muro interno, alla nostra destra, e quelli che descrivono la vita del Buddha storico si trovano in alto. Completato il primo giro, passiamo al livello superiore e così via, poco a poco, fino a raggiungere la cima, da cui si gode lo splendido panorama della verde pianura attorno e delle montagne, compreso il vulcano Merapi la cui cima è ora avvolta dalle nuvole. Curiosamente la grande maggioranza dei turisti si trovano sulle sezioni circolari in alto e lungo le scalinate, mentre lungo i corridoi non c’è quasi nessuno e possimo goderci i pannelli ed il paesaggio indisturbati. Solo ogni tanto incrociamo una comitiva di ragazzi indonesiani che ci chiedono di fare la foto assieme a loro, con lo strano e raro bulé

← Pagina precedente Pagina successiva →

Autore
Discussione