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Ma che caldo quando il sole spunta da dietro le nuvole! Non abbiamo fretta però e ci fermiamo di frequente a riposare all’ombra delle storiche pareti e a fare foto… Dopo aver girato attorno allo stupa sulla sommità discendiamo e torniamo verso l’uscita, questa volta letteralmente inseguiti da venditori di souvenir vari. Souvenir anche carini, ma non possiamo comprare tutto, e cediamo solo per un paio di cosette che riusciamo ad avere ad un prezzo decente. Poi torniamo alla moto e ci dirigiamo verso il tempietto di Mendut, che si trova non molto lontano, sulla strada del ritorno. Questo è un tempio più classico, di stile antico, a “montagna”, non dissimile dai templi induisti di Prambanan che vedremo il giorno dopo. L’entrata si trova in cima alla scalinata, e all’interno, malamente illuminato dalla luce che penetra dall’ingresso, si erge davanti a noi un bel Buddha seduto di tre metri d’altezza. Vicino al tempio, ugualmente impressionante, c’è un enorme albero dell’altezza di almeno 30 metri, con grossi fasci di lunghe liane pendenti dai rami. L’artificiale ed il naturale qui si integrano e complementano perfettamente… Nell’uscire dal complesso, veniamo presi di nuovo di mira da venditori di souvenir, ma compriamo solo due CD di gamelan sundanese (Giava occidentale), l’orchestra di gong tipica giavanese e balinese, che trovo stupenda. Mentre percorriamo la stradina circondata da risaie che conduce allo stradone che ci riporterà a Yogya, rivediamo all’orizzonte sulla nostra destra il bel vulcano Merapi, questa volta libero dalle nuvole, col suo pennacchio di fumo in cima. Arriviamo all’albergo che ha appena cominciato a piovere…

Il vulcano Merapi - foto © 2013 Rie Kitade
Il vulcano Merapi – foto © 2013 Rie Kitade

La mattina dopo il cielo è di nuovo sereno, e così prendiamo un becak per farci portare all’ingresso del Kraton, il palazzo del Sultano. Non c’è modo migliore per godersi una città che farsi scarozzare da questi trisciò a pedali; vanno piano, alla velocità ideale per potere osservare bene la vita che scorre attorno. Arrivati al palazzo, ci facciamo un giro guidato assieme a tre ragazze colombiane che lavorano all’ambasciata del loro Paese a Giacarta, ma finiamo in fretta dato che una buona parte del palazzo è temporaneamente chiusa al pubblico per via di una visita ufficiale di non capisco bene chi… Per lo stesso motivo non c’è in programma nessuno degli eventi culturali che vengono messi in atto ogni giorno, e che tanto mi erano piaciuti l’ultima volta che ero venuto qui. A quel punto decidiamo di tornare all’albergo a piedi lungo Jalan Malioboro, in modo che Rie si possa fare un’idea del centro città e dei suoi edifici coloniali olandesi. Entriamo anche nel pasar Beringharjo, il mercato centrale coperto, un enorme labirinto di botteghe che vendono di tutto. Un simpatico ragazzo ci convince ad andare a vedere la sua bottega di spezie, e così finiamo anche col comprarci delle tisane tradizionali e un paio di altre cosette. In una mini trattoria al primo piano proviamo anche la specialità del luogo, il nasi gudeg: riso, pollo, uovo bollito, tofu ed una salsa a base di giaca (jackfruit), il sapore è particolare ma buono!

Dopo esserci rilassati nell’albergo durante le ore più calde del pomeriggio, verso le 3.30 ci rimettiamo in marcia per andare a prendere l’autobus per Pramabanan, che si trova appena fuori città, dopo l’aeroporto. Mi piace come funzionano gli autobus qui: le fermate sono delle piccole “casette” di vetro su palafitta rinfrescate da ventilatori, alte quanto il piano dell’autobus. Vi si accede per una scaletta, si compra il biglietto all’ingresso e si aspetta l’autobus, nel quale si entra direttamente dalla piattaforma, come se fosse una metropolitana. All’interno poi oltre al conducente c’è un attendente che aiuta i passeggeri ad entrare ed uscire, e prima di ogni fermata ne annuncia il nome e i posti più importanti da lì raggiungibili. Fra traffico e fermate, impieghiamo quasi un’ora per raggiungere Prembanan, ma il viaggio vale certamente la pena. Mi ricordavo ancora bene questo sito archeologico induista vecchio di undici secoli, ma è bello poterlo rivedere. Particolarmente impressionanti sono i tre templi dedicati a Shiva il distruttore (quello centrale, alto 47 metri), Brahma il creatore (a sinistra, 33 metri) e Vishnu il preservatore (a destra, stessa altezza di quello di Brahma), con le centinaia di sculture e bassorilievi che raccontano le epiche del Ramayana e del Krishnayana. Finita la visita, ce ne torniamo in centro, per poi cenare e farci ancora quattro passi lungo una Jalan Malioboro più tranquilla delle sere precedenti, ultima serata per noi in Indonesia.

Poco prima di mezzogiorno del giorno dopo infatti prendiamo un taxi per l’aeroporto, e poco dopo le tre parte il nostro aereo per Kuala Lumpur, che raggiungiamo entusiasti della bella mini vacanza, e allo stesso tempo tristi che non sia durato di più il soggiorno in quella terra interessante e gentile.

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