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Malacca | Malesia

Capodanno a Malacca e Muar

Paolo racconta il suo capodanno tra Malacca e Muar

L’anno scorso avevamo passato il capodanno in Thailandia, quest’anno invece decidiamo di rimanere in Malesia.

L’importante è andarsene da Kuala Lumpur.

Capodanno a Malacca

Partiamo sabato 31 dicembre per Malacca, di cui ho già scritto in articoli precedenti. Arriviamo sotto la pioggia alla Heeren House, una vecchia casa bottega del quartiere cinese trasformata in albergo, in cui abbiamo prenotato una stanzetta con la finestra che dà sul fiume, ma alla fine per lo stesso prezzo finiamo nella stanza grande, quella per le famiglie, con un letto matrimoniale a baldacchino e altri due letti, dato che nella stanza prenotata ci accorgiamo che c’è una perdita dal soffitto e ci piove dentro.

La stanza grande è molto bella, con tre finestre, una sul fiume e le altre due sulla Heeren Street. Ci accorgiamo più tardi che per questa ragione la stanza è esposta ai rumori provenienti dalla strada. Comunque siamo contenti.

 

Fiume di Malacca

 

Più tardi ci facciamo una bella passeggiata e ceniamo alla giapponese.

Poco prima di mezzanotte ce ne torniamo nella stanza per brindare all’anno nuovo godendoci i fuochi artificiali. Cerchiamo di accendere la televisione per seguire qualche programma, ma non funziona, pazienza.

Entriamo nel 2017 in maniera tranquilla e serena. Io e Rie seduti davanti alla finestra, sperando che l’anno nuovo ci porti cose buone. La cosa più importante è stare bene, fisicamente e psicologicamente, al di là di tutte le incertezze della vita.

Visita di Muar

La mattina dopo, ci dirigiamo alla stazione delle corriere. Prossima tappa è Muar, situata sulla foce dell’omonimo fiume che sbocca nello Stretto di Malacca. C’era anche la voglia mai sopita di tornare alla Malesia più autentica, senza grattacieli e centri commerciali (in realtà ne troviamo uno vicino all’albergo, ma di dimensioni ridotte), dove la gente ti sorride e ti parla in malese.

La stanza dell’ albergo che abbiamo prenotato è accogliente, e dopo aver riposato un attimo scendiamo ad esplorare la città. Passiamo accanto a un tempio induista e in pochi minuti raggiungiamo la strada principale che affianca il fiume. Durante la passeggiata vediamo vecchie case bottega molto belle, dipinte di azzurro e bianco.

 

Case bottega a Muar

 

Dopo essere passati accanto al vecchio tribunale coloniale, raggiungiamo il padang. Da qui ammiriamo la vecchia scuola del 1915 e l’imponente edificio del Sultano Abu Bakar.

Proseguendo nella stessa direzione dopo un po’ raggiungiamo l’impressionante moschea Jamek Sultan Ibrahim. Costruita nel 1927 in uno stile che si potrebbe definire neoclassico, molto diversa dalla maggior parte delle altre moschee. Vicino si trova il fiume e una piccola foresta di mangrovie.

 

La moschea Jamek Sultan Ibrahim

 

Proseguendo la passeggiata raggiungiamo il grande parco di Tanjung Emas, pieno di gente, soprattutto di malesi che qui formano la maggioranza della popolazione, che passeggia e si rilassa. In fondo al parco c’è un molo dal quale possiamo finalmente goderci l’ampia distesa del mare, con delle piccole isole all’orizzonte. Prima di tornarcene all’albergo, allunghiamo un po’ per vedere l’edificio della dogana del 1909, anch’esso costruito vicino al fiume, giallo e blu, con una torretta con orologio che culmina con una cupoletta a cipolla di stile orientale.

 

L’edificio della dogana a Muar

Rientro da Muar a Kuala Lumpur

La mattina dopo fatta colazione ci dirigiamo a piedi verso la vecchia stazione delle corriere da cui eravamo giunti il giorno prima, e per strada visitiamo alcuni templi cinesi. Dappertutto troviamo gente gentile che ci aiuta a trovare i luoghi che cerchiamo. Se sono cinesi Rie gli parla in mandarino (e io solo saluto in quella lingua), se sono malesi ci buttiamo e parliamo entrambi in malese, ricevendone sempre tanti complimenti.

Pranziamo accanto alla stazione e alle due e mezza prendiamo finalmente la corriera per Kuala Lumpur che tre ore dopo raggiunge la stazione di Bandar Tasik Selatan.

Un fine settimana semplice ma carino, che ci ha fatto sentire bene.

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