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Bangkok | Thailandia

Capodanno in Thailandia

Il capodanno in Thailandia di Paolo e Rie

Dopo cinque capodanni passati in Malesia, mi era venuta voglia di cominciare il nuovo anno in un altro posto, in un paese che mi piace e mi ispira sempre.

Quindi decidiamo di passare il capodanno in Thailandia. L’anno scorso io e Rie ci eravamo goduti un po’ di Thailandia tra Natale e Capodanno, ma era la parte meridionale, vicino al mare. Poi per il primo Maggio eravamo tornati nel vicino settentrionale della Malesia, viaggiando in autobus da Kuala Lumpur fino a Hatyai e Songkhla, ancora nella parte sud.

Questa volta però avevo voglia di una Thailandia più storica e culturale, e con un po’ meno turisti, quindi si era deciso di andare ad Ayutthaya con un pernottamento a Bangkok, dove avremo dato il benvenuto al nuovo anno. Abbiamo tre giorni a disposizione, dal giovedì sera 31 dicembre fino alla domenica pomeriggio del 3 gennaio.

Arrivo a Bangkok in tempo per il capodanno in Thailandia

Rie non sta benissimo e ha qualche linea di febbre, ma sperando che il paracetamolo la aiuti, partiamo lo stesso.

Atterrati a Bangkok, il taxi che abbiamo preso riesce ad arrivare alla pensione prenotata vicino al quartiere di Khaosan. Ci sistemiamo nella stanza ed usciamo subito per andare a mettere qualcosa sotto i denti in attesa della mezzanotte.

Ci avviamo verso il lungo viale Ratchadamnoen Klang in direzione di Khaosan Road, pieno di gente allegra e in aria di festa. Passiamo accanto a un tratto delle vecchie mura della città e scorgiamo alla nostra sinistra la ‘montagna dorata’, una collina artificiale su cui sorge il tempio di Saket, uno dei più antichi di Bangkok, poi ci lasciamo un altro tempio, il Wat Rachanadda, a sinistra, per arrivare all’ampia rotonda in mezzo alla quale si trova il grosso monumento alla democrazia eretto nel 1939.

Proprio lì accanto troviamo un ristorante in cui consumiamo il nostro ‘cenone’ di Capodanno in Thailandia.

Rie è stanca e non riusciamo a raggiungere Khaosan Road che si trova poco più avanti, ma all’uscita del ristorante ci godiamo la festa ed i magnifici fuochi artificiali, e sulla strada del ritorno non mancano gli auguri di “Happy New Year”.

Proseguimento per Ayutthaya

In tarda mattinata andiamo a farci un brunch nello stesso ristorante della sera prima per poi dirigerci in taxi alla storica stazione ferroviaria di Hua Lampong da cui partono i treni per Ayutthaya.

Mentre aspettiamo il treno, noto una cosa curiosa. C’è una sezione delle panchine su cui siamo seduti che è riservata a ‘monaci e novizi’, come dice il cartello in thailandese ed inglese. In Thailandia si vedono monaci buddisti nel loro saio arancione dappertutto, e sono sempre altamente rispettati.

Finalmente poco dopo le 15 parte il nostro treno, terza classe, senza aria condizionata ma con ventilatori sul soffitto. In due ore e mezza copre la distanza di 80 chilometri che separano la capitale nuova da quella vecchia. Infatti Ayutthaya fu capitale del Siam (il nome antico della Thailandia) fino a che non fu saccheggiata e rasa al suolo dai birmani nel 1767.

Arriviamo finalmente alla stazione di Ayutthaya verso le 17:30, e ci dirigiamo subito verso il fiume che passa proprio di fronte alla stazione. Da lì prendiamo il traghetto che ci trasborda dalla parte opposta in cui, si trova la guesthouse che abbiamo prenotato.

Piccola, semplice, accogliente e pulita. Gestita da una coppia di ragazzi gentilissimi, proprio come la maggior parte dei thailandesi che incontreremo. Dopo esserci sistemati, andiamo a prenderci un caffè in un bel locale sul fiume. Più tardi ci facciamo una passeggiata fino al mercato serale vicino al parco che occupa il centro della città vecchia. Ci fermiamo a cenare, per poi tornarci presto alla guesthouse dove Rie può godersi il riposo di cui ha bisogno.

Che bella sensazione essere di nuovo ad Ayutthaya. Ricordo ancora la prima volta sei anni fa, durante il mio lungo backpacking per il Sud est Asiatico. Il caldo asfissiante e questa bella cittadina sonnecchiante, tranquilla, con strade ampie, vasti parchi ed edifici bassi.

Visita dei templi di Ayutthaya

La mattina Rie si sente decisamente meglio.

Pronta per la pedalata che ci aspetta sulle biciclette che abbiamo noleggiato per raggiungere i monumenti principali. Tutti luoghi che avevo visitato sei anni prima durante il backpacking sopra citato, ma che avevo molta voglia di rivedere. Ci facciamo quindi una bella pedalata fino alla parte opposta della città vecchia per andare a vedere Wat Lokaya Sutharam. Lungo il tragitto ci sostiamo per osservare da vicino gli elefanti che passeggiano col loro carico di turisti.

 

Elefanti ad Ayutthaya.

 

Che begli animali sono questi pachidermi, e così intelligenti. Ce ne sono così tanti ad Ayutthaya che hanno predisposto delle piste apposta per loro. Ci fermiamo per osservarli, fanno veramente effetto, con il lago del parco e un grosso stupa che fanno da sfondo. Dopo esserci goduti il Buddha sdraiato, procediamo per i templi di Wat Phra Si Samphet e Wihan Phra Mongkhon Bophit.

 

Buddha reclinato del Wat Lokaya Sutharam.

 

L’ antico tempio è stato distrutto come gli altri dai birmani, ma la cui magnificenza è ancora chiaramente percepibile. Il secondo più recente, che vi si trova proprio accanto, è un grosso tempio che contiene un’enorme statua del Buddha, una delle più grandi della Thailandia pare, gremito di thailandesi che si prostrano davanti alla figura dell’Illuminato.

Ci dicono che a Capodanno andare a visitare i templi è pratica comune tra questa gente. Ci riposiamo un po’ sotto i grossi alberi davanti al tempio e ci facciamo un giretto nel mercatino accanto, per poi inforcare le biciclette e spostarci verso le rovine di quello che è forse il tempio più famoso ed emblematico di Ayutthaya: il Wat Mahathat, del 14° secolo.

 

Il grande Buddha del Wihan Phra Mongkhon Bophit.

 

Doveva essere magnifico prima che fosse distrutto dai birmani, ma è comunque stupendo e con ancora tante belle statue. La cosa più speciale del tempio è la testa del Buddha avvolta dalla base dell’albero che vi è cresciuto sopra. Simbiosi di spiritualità e di natura, una combinazione davvero incantevole.

 

Il Buddha arboreo del Wat Mahathat.

 

A quel punto Rie è esausta e ci dirigiamo verso la pensione. Ci ritiriamo nella stanza a riposare un po’ prima di affrontare il secondo giro di visite della giornata.

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