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Cina

Una settimana fra Chongqing e Chengdu (Cina)

Il diario di viaggio di Paolo nella provincia di Sichuan

Finalmente arriva l’ultimo giorno del semestre scolastico. Un semestre che è stato intensissimo tra insegnamento, ricerca, pubblicazioni accademiche, oltre alle due sere settimanali di Taichi e le altre due del corso di giapponese di livello intermedio, che ad aprile avevo deciso di intraprendere per dare più possibilità al mio arrugginito giapponese di ritornare a essere quello che era tanti anni fa, quando avevo concluso il corso dell’ ISMEO di Milano e avevo cominciato a insegnare presso la Scuola Giapponese di Milano. 

Il giorno dopo arriva il momento di un’altra attesissima partenza. il nostro volo diretto a Chongqing, Repubblica Popolare Cinese. Il visto sul passaporto era già stato fatto, in realtà piuttosto caro (quasi 200 ringgit pari a Eur 45.00) per un viaggio di una settimana. Mentre Rie, grazie al suo passaporto giapponese, per un viaggio di meno di due settimane non aveva bisogno di nessun visto.

Il nome di Chongqing non dirà niente a nessuno, ma è una città dalla lunga storia (al punto che esiste anche una traduzione italiana, ora non più utilizzata, del suo nome: Ciunchino).

È il più importante porto fluviale, centro finanziario e commerciale della Cina sudoccidentale. Una megalopoli di 18 milioni di abitanti sorta alla confluenza del fiume Jialing col Yangzi, il fiume che nasce nell’Himalaya e sbocca a Shanghai, 2400 chilometri da Chongqing. Purtroppo in questa città restano pochi segni della sua storia, cancellati dai bombardamenti subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, ma la ragione principale di questo viaggio era quella di passare qualche giorno in una Cina ‘vera’, poco turistica, e di rivedere Milena, la mia amica ed ex collega trasferita in una delle università di Chongqing. Inoltre, vi è un sito storico patrimonio UNESCO non molto lontano da Chongqing che voglio assolutamente visitare il grande Buddha di Leshan.

Il viaggio è in due ‘tronconi’: da Kuala Lumpur a Guangzhou, il capoluogo del Guangdong (Canton) che si trova sulla terraferma non molto distante da Macao e Hong Kong, e poi da Guangzhou a Chongqing, quattro ore di volo il primo tratto e due ore il secondo, con un’attesa di quattro ore tra i due voli. 

Sorprese del viaggio

Vogliamo mangiare e bere qualcosa mentre attendiamo all’aeroporto, ma ci rendiamo conto che i prezzi sono assurdamente alti, tanto che ricalcoliamo varie volte il tasso di cambio per assicurarci che non ci fossimo sbagliati. Un pasto costa minimo 80 yuan e la stessa cifra per un cappuccino. Varrebbe a dire circa 10 euro, tre volte più che in Malesia. Meno male che poi ci rendiamo conto che sono solo i prezzi dell’aeroporto a essere gonfiati in quella maniera, addirittura tre volte più che fuori. In ogni caso, è evidente che la Cina è più cara della Malesia, anche se per il momento un bel po’ meno dell’Europa.

Arrivo a Chongqing

Arriviamo all’aeroporto di Chongqing alle tre di notte, causa di un ritardo di un’ora e mezza del secondo aereo. Raccolto il bagaglio, andiamo a prendere un taxi per arrivare a casa di Milena, una quarantina di minuti di viaggio sotto una pioggerella insistente per le strade semi deserte della città. 

Meno male che c’è Rie che il mandarino lo parla molto bene, altrimenti non sarebbe stato facile far capire al tassista come arrivare a casa della nostra amica. E come la prima volta che avevo viaggiato in Cina, mi rendo di nuovo conto che pochissima gente parla l’inglese e che, senza sapere un po’ di cinese mandarino è veramente difficile muoversi. Anche durante il mio viaggio nello Yunnan di cinque anni prima il mio elementare cinese mi era stato indispensabile.

Arriviamo finalmente al bel condominio dove vive Milena, e i portieri, gentilissimi, ci accompagnano fino alla sua porta al 25° piano, trasportando il mio borsone. Che bello rivedere Milena. E che carino il suo nuovo appartamento, con una vista mozzafiato dal balcone, proprio sopra il maestoso Jaling che, non molto lontano da lì, sfocia nello Yangzi. Rimaniamo un po’ a parlare e finalmente andiamo a dormire che sono già le quattro di mattina.

Esploriamo Chongqing

Ci svegliamo verso le 11 di domenica mattina e andiamo a fare colazione in un caffè in stile occidentale che si trova proprio sotto casa, per continuare la chiacchierata interrotta la notte prima e per organizzarci per la nostra prima giornata.

Decidiamo per prima cosa di passare dal posto locale di polizia, come richiede la legge per gli stranieri che alloggiano in case private, e poi di dirigerci alla stazione ferroviaria per acquistare i biglietti per il giorno dopo per Chengdu, il capoluogo del Sichuan da cui sarà più facile raggiungere Leshan. Alla polizia però ci dicono di passare il giorno dopo perché la persona incaricata, che parla l’inglese, in quel momento non c’è, quindi Milena ci accompagna alla fermata degli autobus che portano alla stazione della metropolitana. E così facciamo un’altra constatazione, i mezzi pubblici come autobus o metropolitane che siano, sono frequentissimi e funzionano proprio bene.

Acquistati i biglietti per il giorno dopo, riprendiamo la metropolitana, questa volta per dirigerci a Ciqikou, un quartiere di Chongqing che ha mantenuto il suo aspetto antico, del periodo della dinastia Qing (1644 – 1911).

Ciqikou, un quartiere di Chongqing che ha mantenuto il suo aspetto antico

 

Naturalmente ora è diventato un polo di attrazione turistica e la maggior parte delle abitazioni sulla via principale sono diventate botteghe, caffè o ristoranti. Ci facciamo due passi fino a raggiungere il fiume Jaling e poi ci fermiamo in un ristorantino per farci un piatto di Mian (spaghetti cinesi), che ci fa capire che la cucina locale non ci farà sentire la mancanza di ciò che ci piace mangiare in Malesia. I sapori sono incredibili, gustosi, anche se quasi sempre un po’ piccanti. D’altronde la cucina del Sichuan è famosa proprio per il gusto piccante dei suoi piatti. 

Mian, gli spaghetti cinesi

 

La mattina dopo passiamo di nuovo dalla stazione di polizia per farci registrare. Perdiamo un po’ di tempo, ma sembra di trovarsi in un ritrovo di amici piuttosto che in un posto di polizia, e sono tutti gentilissimi.

Dopodiché io e Rie riprendiamo i mezzi pubblici per tornare alla stazione centrale, un gigantesco edificio nuovissimo, non ancora terminato, per prendere il treno veloce delle 13 per Chengdu. La quantità di gente attorno a noi è veramente impressionante, e mentre da noi un treno può avere al massimo, che so, cinque o sei vagoni, quello che prendiamo noi ne avrà una ventina. Lunghissimo e pieno di gente.

Questo spiega le dimensioni della stazione. Tutto deve funzionare a puntino: due treni non possono partire o arrivare in due binari contigui nello stesso momento sennò la calca sarebbe ingestibile. E dappertutto c’è del personale che dirige le frotte di passeggeri nella direzione giusta. Tanto di cappello per la perfetta organizzazione.

Il treno è bello e comodo, con servizio bar e ristorante, e va veramente veloce su dei binari che per lunghi tratti passano su alti viadotti, permettendoci di avere sempre una vista sulle zone urbane attorno a Chongqing e Chengdu e, tra le due metropoli, su un bel paesaggio di verdi colline, boschi, fiumi, laghetti e campi coltivati con le casette di piccoli villaggi o le fattorie. Nel primo tratto da Chongqing notiamo anche una foschia nell’aria che pare sia abbastanza comune in questa città, in parte dovuta alla posizione geografica e al clima e in parte all’inquinamento.

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