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Cina

Una settimana fra Chongqing e Chengdu (Cina)

Il diario di viaggio di Paolo nella provincia di Sichuan

Arrivo a Chengdu

Fortunatamente a Chengdu troveremo un’atmosfera più limpida. Arriviamo puntualissimi alla stazione nord di Chengdu, avendo percorso 270 chilometri in esattamente due ore.

Dalla stazione, anche questa gigantesca, decidiamo di raggiungere a piedi l’ostello che Milena ci ha prenotato, che sulla cartina sembra vicinissimo, ma non ci siamo ancora abituati alle dimensioni di queste città e impieghiamo più di un’ora per arrivare dove alloggeremo per le seguenti due notti. Pensare che Chengdu è molto più ‘piccola’ di Chongqing: ‘solo’ 9 milioni di abitanti. 

In realtà anche qui le strade sono ampie, su una trama regolare con le lunghissime strade principali che vanno da nord a sud o circolarmente formando varie circonvallazioni, con numerosi viadotti per snellire il traffico. Anche qui notiamo le corsie preferenziali per le biciclette e le motociclette, elettriche naturalmente, e gli ampi marciapiedi che, a differenza della Malesia, sono pieni di gente, ma mai tanta da rendere il camminare disagevole. Molti edifici sono abbastanza vecchi, parliamo del Dopoguerra, ma ci sono anche tanti grattacieli moderni, e lungo i marciapiedi tanti negozi.

Arriviamo finalmente all’ostello che, come ci aveva detto Milena che ci era già stata, troviamo semplice ma molto carino, con il giovane personale simpatico e gentile. 

Visto che tra i servizi che offrono c’è anche la prenotazione di treni e corriere extraurbane, prenotiamo subito l’autobus diretto a Leshan per la mattina seguente, e poi andiamo a rinfrescarci e riposarci un po’ in camera, una bella stanzetta con bagno al secondo piano che dà su un ampio cortile, con una parete decorata con disegni di panda

Questi simpatici animali provengono infatti proprio da questa regione, e appena fuori città c’è un centro di ricerca per l’allevamento dei Panda Giganti, che è diventato una delle mete principali per i turisti che vengono a Chengdu. Anche volendo, purtroppo non abbiamo tempo per visitarlo, avendo deciso in questo caso di anteporre la storia alla natura. Ma bisogna sempre lasciare qualcosa di non visitato per aver così una scusa per tornare un’altra volta.

Alle cinque del pomeriggio siamo pronti per uscire. Abbiamo in programma di andare a visitare il Wenshu Yuan, tempio Chan (Zen) ricostruito intorno al 1700. Sulla cartina sembra vicino all’ostello, ma abbiamo imparato la lezione e prendiamo un taxi. E comunque i taxi sono relativamente economici e tutti i tassisti che conosceremo sono simpatici e loquaci, almeno loquaci con Rie che riesce a mantenere con loro una conversazione in cinese. Il tempio è grande e tutto di legno, costruito nel classico stile cinese con i tetti arcuati e con i vari edifici disposti in colonna, uno dietro l’altro, con ampi cortili tra uno e l’altro, e con monaci buddisti che si muovono da una parte all’altra: molto suggestivo. 

Il tempio di Wenshu Yuan (Chengdu)

 

C’è anche un’acuminata pagoda a 11 piani e un’affollata casa da tè, l’equivalente locale di un nostro caffè. Davanti al tempio c’è un quartiere come se ne trovano solo in Cina, nuovo ma costruito tutto in stile tradizionale, con botteghe e negozietti.  Evidentemente il governo si è pentito per la distruzione indiscriminata che la rivoluzione culturale e la corsa alla modernità hanno provocato.

Da lì ci dirigiamo a piedi fino alla vicina Renmin Zhong lu (‘lu’ significa ‘via’) e da lì prendiamo un autobus diretto alla piazza Tianfu, il centro della città. Anche in questo caso la conoscenza di Rie della lingua ci permette di prendere l’autobus giusto e di scendere alla fermata giusta. Prima di farci un giro per l’ampia piazza, andiamo a mangiarci dei veloci jiaozi, gli ottimi tortellini cinesi, e a bere qualcosa di fresco, e poi andiamo a fotografare la grossa statua di Mao che si erge davanti al Museo Sichuanese della Scienza e della Tecnologia. Ci sediamo un po’ accanto a una delle grosse fontane per godere un po’ dell’atmosfera e osservare gli edifici che ci circondano. Dopodiché ci spostiamo su Shuncheng lu, anche questa una strada dall’aspetto modernissimo, per prendere un altro autobus che ci riporti all’ostello. 

Statua di Mao

 

Concludiamo la giornata cenando in uno dei tanti ristorantini vicino all’ostello assaggiamo così il mapo doufu, un tipo di tofu piccante ma gustoso. Passiamo il resto della serata seduti sulla terrazza dell’ostello a chiacchierare e a fare piani per i giorni seguenti.

La mattina dopo sveglia alle sette per poter arrivare alla stazione delle corriere in tempo per prendere l’autobus delle 8.30 per Leshan. Il tempo variabile dei giorni precedenti ha lasciato posto a un bel sole e fa abbastanza caldo. Tardiamo un po’ a uscire dalla città, ma poi è tutta autostrada fino a Leshan, che raggiungiamo prima delle 11. 

Il grande Buddha di Leshan

Alla stazione delle corriere c’è già un minibus pronto per portarci fino all’ingresso del parco archeologico dove si trova il Dafo, il grande Buddha di Leshan, intagliato nella roccia a ridosso del fiume, terminato nell’anno 803 dc e ora nella lista dei siti patrimonio UNESCO. Ci tenevo a vedere questo incredibile monumento. 

Scesi dal minibus, ci facciamo un altro piatto di mian presso un ristorantino al lato della strada, e poi ci dirigiamo verso l’entrata principale. Acquistato il biglietto, finalmente entriamo e saliamo le scale che portano in cima alla roccia dove si trova il tempio buddista di Lingyun e la bella pagoda di Lingbao. E davanti al tempio, a poche decine di metri davanti a noi, la meraviglia. Dal bordo del piccolo altopiano su cui ci troviamo vediamo spuntare l’enorme testa del Buddha, con l’orecchio lungo sette metri e gli occhi più di tre metri l’uno. Che emozione. 

Il grande Buddha di Leshan (vista dall’alto)

 

Ci avviciniamo alla ringhiera eretta lungo il bordo della radura dove inizia la scarpata in mezzo alla quale si trova l’enorme statua dell’Illuminato, e finalmente possiamo vedere il grande Buddha nella sua interezza, seduto a meditare, dall’alto dei suoi 71 metri fino in basso dove scorre il fiume. Che lavoro incredibile deve essere stato scolpire ben 12 secoli fa. Da un lato si trova una scaletta a picco, chiamata La Scala delle Nove Curve, che porta giù fino ai colossali piedi del Buddha. La vista del Buddha a varie altezze ci riempie di meraviglia, come anche osservarlo dal basso quando ne raggiungiamo la base davanti al fiume. Dalla parte opposta poi c’è un’altra scala, lunga ma molto meno ripida, che riporta in alto vicino alla testa. 

Il grande Buddha di Leshan (vista dal basso)

 

Rimaniamo ancora un po’ lì attorno, per poterci godere il più possibile il Buddha e l’atmosfera, e poi ci dirigiamo verso l’uscita, pieni della bellezza che abbiamo veduto.

Adesso dobbiamo cercare un autobus o un taxi per tornare alla stazione delle corriere, ci diciamo, ma non facciamo a tempo a uscire dal cancello, che un signore ci viene incontro offrendoci il viaggio di ritorno a Chengdu in un autobus privato con partenza mezz’ora dopo direttamente da lì.

Così per le 6.30 circa siamo già di ritorno alla stazione delle corriere da cui siamo partiti, dopo aver attraversato di nuovo il centro città con le sue ampie strade e gli alti grattacieli. Prima di prendere un autobus per l’ostello, decidiamo di farci due passi per il quartiere attorno alla stazione e di acquistare il biglietto del treno per tornare il giorno dopo a Chongqing presso uno dei tanti piccoli uffici delle ferrovie, serviti da un simpatico ragazzo. La sera, prima di andare a dormire, ceniamo e poi ci facciamo una bella passeggiata per il quartiere intorno all’ostello.

Il giorno dopo abbiamo a disposizione l’intera mattinata e parte del pomeriggio prima di riprendere il treno. 

Visita al tempio della Capra Verde

Dopo la levataccia del giorno prima, ce la prendiamo con calma, facciamo colazione sulla terrazza e poi andiamo a prendere un autobus che ci porta dritti al Qingyang Gong, il tempio della Capra Verde, dedicato al padre del Taoismo, Lao Zi, l’autore del mitico Dao de Jing. Anche questo tempio è grande e in stile tradizionale, ma invece dei monaci buddisti ci sono preti taoisti, con i loro lunghi capelli raccolti in acconciature tradizionali.

Mentre il tempio buddista del giorno prima ferveva di attività, questo mi dà un’impressione di sonnolenza, anche perché tutti i custodi dei vari edifici che incontriamo stanno sonnecchiando sulle loro sedie. 

Mi piace particolarmente il grosso simbolo degli opposti, lo yin e lo yang, scolpito per terra nel centro di un ampio cortile. Da lì ci facciamo due passi attraverso il parco, anche questo con le sue case da tè affollate, e sbuchiamo in Qintai lu, un’ampia strada con gli edifici costruiti in stile Qing / Ming. 

Qingyang Gong, il tempio della Capra Verde

 

Entriamo in un negozio di prodotti di tè e una gentilissima ragazza ci fa provare tanti di quei dolci che alla fine ci sentiamo quasi in obbligo di comprare due scatole di quelli che ci erano piaciuti di più, poi prendiamo qualcosa da bere e torniamo su Yihuan lu, da dove, non riuscendo a trovare la fermata giusta dell’autobus, finiamo col prendere un altro taxi per tornare all’ostello.

Il tempo quindi di raccogliere le nostre cose e andiamo alla stazione ferroviaria Est da dove parte il nostro treno, anche questo lunghissimo come quello che avevamo preso all’andata. 

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