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Cina

Una settimana fra Chongqing e Chengdu (Cina)

Il diario di viaggio di Paolo nella provincia di Sichuan

Rientro a Chongqing

Poco dopo le sette di sera siamo di ritorno a Chongqing, stanchi ma veramente contenti di aver potuto vedere un altro pezzo di Cina, Chendu e il magnifico grande Buddha. Vista l’ora decidiamo di cenare presso un ristorantino della stazione e poi ritorniamo a casa di Milena in taxi, non ricordandoci bene il nome della stazione della monorotaia a cui scendere. Ma poco male: dal taxi abbiamo l’opportunità di vedere bene Chongqing by night, soprattutto lo spettacolo dei grattacieli illuminati lungo il fiume Jaling, che a un certo punto dobbiamo attraversare. 

Più tardi andremo a prendere qualcosa con Milena in un ristorante sotto casa sua e a farci due passi lì attorno prima di ritirarci. Siamo entrambi parecchio stanchi e la mattina dopo ci aspetta un’altra levataccia per andare a vedere le sculture rupestri buddiste di Dazu, anche queste patrimonio UNESCO.

La mattina seguente dobbiamo tornare alla stazione centrale, visto che la stazione delle corriere vi si trova proprio davanti. Dazu infatti si trova a 200 chilometri da Chongqing e, come Leshan, si può raggiungere facilmente in autobus. Il viaggio fino alla cittadina di Dazu non è niente di speciale, a parte il video che alla partenza mette su l’autista per incitare i passeggeri ad allacciare le cinture di sicurezza. Non un’animazione come probabilmente si farebbe in Europa, ma spezzoni di vari incidenti di autobus registrati dalla telecamera interna della corriera, con i passeggeri che si sfracellano o che finiscono proiettati fuori dall’autobus. 

Probabilmente sono efficaci, ma che paura. Arrivati alla stazione delle corriere di Dazu, ci dirigiamo a una fermata lì vicino da dove partono gli autobus per Baoding Shan, il sito che abbiamo deciso di visitare tra i tanti presenti in zona. Ci sono infatti circa 50.000 sculture rupestri nella zona distribuite su vari siti, i più famosi dei quali sono Bei Shan, appena fuori Dazu, e Baoding Shan, a 16 chilometri dalla città, in cima a una verde collina. 

Dobbiamo aspettare un po’ seduti sull’autobus, ma quando finalmente parte ci impiega una mezz’ora per arrivare al sito archeologico attraversando un bel paesaggio verdissimo. Appena arrivati notiamo che sta per essere completato un intero villaggio di case costruite in stile tradizionale. Mentre la grossa porta d’ingresso al parco archeologico e gli edifici attorno, anch’essi in stile tradizionale, sono già pronti, con l’inaugurazione ufficiale prevista per qualche giorno dopo. 

Acquistato il biglietto, una macchinetta elettrica ci porta alle sculture vere e proprie che si trovano, intagliate nella roccia, in cima a una scalinata situata a un paio di chilometri dall’ingresso. Le sculture, in buona parte a tema buddista, furono scolpite tra il XII e il XIII secolo, e sono uno spettacolo. Il percorso, che ha grossomodo la forma di un ferro di cavallo, si snoda lungo la parete intagliata della montagna per cinque, seicento metri.

Le sculture rupestri buddiste di Dazu, patrimonio UNESCO

 

Vediamo lungo la parete alla nostra destra Buddha (di cui uno reclinato lungo 20 metri), Bodhisattva (luohan in cinese), demoni, una grossa ruota del divenire, animali vari e altri personaggi mitici. Tutti ancora in ottimo stato, e con i colori originali che non sono del tutto spariti. Rimaniamo un’ora ad ammirare questo capolavoro di arte religiosa, e poi ci dirigiamo verso l’uscita per prendere l’autobus per tornare a Dazu, da cui riusciamo a prendere subito una corriera per Chongqing, dove arriviamo verso le 6.30. Nell’autobus Rie scambia due chiacchiere con due gentilissime signore sedute accanto a noi che ci regalano della frutta fresca e poi, all’arrivo, ci accompagnano fino alla fermata dove passa l’autobus per tornare a casa. Arrivati a casa, facciamo giusto in tempo a farci una meritata doccia prima che ritorni Milena, con la quale usciamo di nuovo a cenare.

Visita al centro storico della città

La mattina dopo ci si alza finalmente con calma. Il programma per l’ultimo giorno del nostro soggiorno a Chongqing prevede un giro per la città con Milena. 

Ma vorrei comprare un francobollo per una cartolina per mia madre, quindi passiamo innanzitutto dall’ufficio postale, dove una giovane impiegata è così gentile e simpatica che Milena si lascia convincere a comprare un libretto di cartoline di Chongqing. Poi prendiamo un autobus che ci porta direttamente sulla ‘penisola’, la parte vecchia di Chongqing incuneata tra il fiume Yangzi e il fiume Jaling. In realtà, dopo i feroci bombardamenti giapponesi della Seconda Guerra Mondiale, di vecchio è rimasto poco. Scendiamo davanti alla sala concerti del popolo, di forma cilindrica, costruita nel 1950 in uno stile simile a quello del Tempio del Cielo a Beijing. Da lì ci facciamo una lunga passeggiata lungo le stradine alberate che si trovano tra Renmin lu e Zhongshan Yi lu, dove tutto è un po’ all’antica, a misura d’uomo. 

Sui marciapiedi davanti alle botteghe vediamo gente seduta intorno a tavolini che mangia o che gioca a Mahjong o a scacchi cinesi, e bambini che si godono pannocchie di granoturco invece delle barre di cioccolato e delle bibite gassate sempre più comuni in Occidente. Milena e io siamo i pochissimi occidentali in giro, e non è poca la gente, particolarmente anziani e bambini, che rimane come incantata a osservare, proprio come se fossimo marziani. Quando però chiediamo un’informazione, tutti ci rispondono con grande gentilezza. 

Giocatori di scacchi cinesi

 

Una cosa simpatica che ci accade più volte è che subito dopo aver fermato un passante per chiedergli indicazioni, altre persone che stanno passando lì accanto a loro volta si fermano per ascoltare e osservare, formando a volte un capannello attorno a noi, e se le risposte che ci vengono date non gli sembrano adeguate, a loro volta intervengono per fornire ulteriori chiarimenti o per offrirsi di accompagnarci. Veramente carini.

A un certo punto ci troviamo a passare accanto a quel poco che rimane delle vecchie mura di Chongqing, e poi finalmente arriviamo a Jiefangbei, il centro ‘storico’ della città. Si tratta di una grossa piazza pedonale circondata da centri commerciali e moderni grattacieli (in uno dei quali si trova il consolato italiano, mi spiega Milena), al centro della quale si erge il Monumento alla Vittoria, che in realtà non è altro che una torre dell’orologio alta 20 metri, forse l’unica cosa relativamente ‘storica’ rimasta. Andiamo a cercare un posto dove pranzare e poi, mentre Rie si fa un giro in una grossa libreria, io e Milena ci sediamo in un bar all’aperto a chiacchierare, nella nostra lingua. 

Al ritorno di Rie, proseguiamo per il Luohan Si, il Tempio dei Bodhisattva, ancora in via di restauro dopo i danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale. Poi scendiamo verso il molo di Chaotianmen, che si trova alla confluenza del fiume Jialing e dello Yangzi, per vedere i battelli in partenza. Da lì prendiamo un altro autobus che ci porta dritti a casa. 

Più tardi usciamo di nuovo, questa volta per recarci, sempre in autobus, nel quartiere di Shapingba, uno dei ‘centri’ della città, anche questo pieno di luci e insegne luminose, di locali e centri commerciali, e di tanta gente.

 

Chongqing di notte

 

Ci facciamo due passi attorno e, grazie all’aiuto di una giovane coppia, troviamo un ristorantino dove possiamo gustarci per l’ultima volta degli ottimi ed economici jiaozi.

Rientro in Malesia

La mattina seguente sveglia alle 5.30, visto che il nostro aereo parte alle 10.10 e l’aeroporto non è così vicino. Prendiamo uno dei primi autobus della giornata che portano alla stazione della monorotaia e, inaspettatamente per quell’ora, lo troviamo già abbastanza pieno alle sei di mattina. Quando invece dobbiamo salire sul treno, verso le 6.30, si fa quasi fatica a entrare, ed è sabato mattina. E così buona parte del lungo viaggio di un’ora, compreso un cambio, lo dobbiamo fare stando in piedi, ma va tutto bene e arriviamo all’aeroporto in orario. 

Al momento di fare il check-in, troviamo strano che l’impiegata ci chieda di mostrare, oltre al passaporto, anche la nostra carta d’identità malese. Arriviamo a Guanzhou alle 12.15 dove ci aspettano cinque ore di attesa prima di poter prendere il nostro volo per Kuala Lumpur, che poi diventano sette. L’aereo infatti parte con quasi due ore di ritardo a causa delle condizioni atmosferiche avverse, e alla fine arriviamo stanchi morti all’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur dopo le 11 di sera. 

Fortunatamente il giorno dopo è domenica e ci possiamo riposare, pieni però di rinnovata energia per la bella vacanza trascorsa nel paese di mezzo.

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