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Malesia

Covid in Malesia

Breve diario redatto durante i mesi di quarantena passati in Malesia

28 Aprile 2020

Anche se la situazione va migliorando, ed il numero di decessi diminuendo, sono state proclamate altre due settimane di MCO. Ieri eravamo a circa 5,800 contagiati e 99 morti in totale in Malesia. Si dice che c’è la possibilità che dopo di queste vengano aggiunte altre due settimane, per paura che le feste di Hari Raya (‘Eid el-Fitr, dal 24 maggio) possano diffondere il virus.

Sono contento che la situazione in Italia vada poco a poco migliorando, e tutto sommato sto trovando questa esperienza per certi versi interessante, una di quelle situazioni che sembrano terribili ma che poi ci insegnano tanto.

Tra l’altro la qualità dell’aria è migliorata così tanto a Kuala Lumpur che anche la mia sinusite ne ha tratto enormi benefici. Nota negativa è la pancia che mi è cresciuta per abbondanza di pasta e mancanza di attività. Spero che il colesterolo non sia salito troppo.

Questa settimana mezz’oretta ogni sera mi sono anche dilettato continuando a vedere video della mia gioventù scaricati da YouTube, in questo caso due episodi di ‘Terry e Raji, un ragazzo e un elefante’, una serie americana che mi entusiasmava da piccolo, che raccontava le avventure di due amici per la pelle, un ragazzo americano e uno indiano, che giravano l’India a cavallo dell’elefante di quest’ultimo, e vari episodi di ‘Un uomo in casa’, un’esilarante serie inglese che adoravo ai tempi del liceo.

Mi sono guardato anche un documentario sul cambiamento climatico che mi ha fatto capire ancora una volta che il grosso problema della terra è l’enorme numero di esseri umani che richiedono sempre più energia. E questo mi fa pensare che forse il corona virus sta solo facendo l’interesse della natura, cercando di diminuire il numero degli esseri umani. Tra l’altro direi in maniera persino compassionevole, visto che i bimbi ed i giovani nel complesso vengono risparmiati. Poi per quattro serate da mezzanotte all’una (dalle nove alle dieci di mattina orario della costa ovest americana) mi sono goduto le videoconferenze della grande Katie Byron, una delle mie ‘guru’ assieme ad Ajahn Brahm ed alcuni altri esseri illuminati. Per il resto tutto come sempre, incluso un salto a KL Gateway per fare le spese, anche se da ieri abbiamo ripreso l’insegnamento online, che con Leo a casa non è facile, anche perché Rie ha un sacco di lavoro e come al solito vuole fare tutto alla perfezione, alla giapponese insomma.

05 Maggio 2020

Neanche una settimana dopo l’annuncio di altre due settimane di quarantena, che ci troviamo improvvisamente in una nuova fase, chiamata CMCO (Conditional Movement Control Order).

Venerdì 10 maggio il Primo Ministro ha infatti annunciato che da lunedì 4 maggio, cioè da ieri, il Paese avrebbe cominciato ad ‘allentare la stretta’, permettendo agli uffici e ai negozi di riaprire e alla gente di uscire a fare un po’ d’esercizio, tutto però monitorato e con l’obbligo delle mascherine e della ‘distanza sociale’.

La mia reazione è stata mista: contento di poter tornare a fare un po’ di moto senza nascondermi, ma un po’ triste all’idea che si tornerà poco a poco alla ‘normalità’, al traffico e al casino. Comunque capisco bene che con i relativi pochi casi di Covid in Malesia (poco più di 6,300 contagiati, 105 morti in tutto finora) e con tanta gente assillata dai problemi economici dovuti alla chiusura, il governo abbia preso questa decisione.

E poi vedo che i controlli della febbre si sono moltiplicati, ed ora i negozi devono fare in modo che la gente non stia troppo vicina, permettendo l’entrata solo ad un certo numero di persone alla volta, dopo che la febbre è stata controllata ed il nome e numero di telefono del cliente registrato.

La LRT ha ripreso con gli orari (quasi) normali (prima funzionava solo la mattina e il tardo pomeriggio, ma con frequenza minore) e a Kuala Lumpur hanno aperto anche molti ristoranti che però devono tenere i tavoli a distanza, mentre qui a Petaling Jaya i ristoranti possono per il momento continuare solo con il cibo d’asporto. Nel centro commerciale sopra il quale viviamo da ieri hanno aperto direi circa un quarto dei negozi, e molte vie d’accesso sono state sbarrate per limitarne il numero e facilitare i controlli.

Queste sono le grosse novità di questa settimana, per il resto lavoro e Leo come al solito, più un’altra tornata di video conferenze di Katie Byron sempre da mezzanotte all’una (che mi stanno facendo sentire psicologicamente sempre meglio), spese a Mid-valley ancora deserta la domenica sera, e, forse la cosa più interessante, una chiacchierata su Buddhismo che ho organizzato su Zoom con alcuni amici e parenti che sapevo essere interessati. È durata un’oretta venerdì sera (pomeriggio in Italia) e direi che non è andata male. Ieri sera ho anche fatto un po’ di jogging ed esercizi nella piazza di fronte a casa, che bella sensazione.

E poi ho anche cominciato a rileggermi un libro avvincente che avevo acquistato quando ero in Brunei, sulle comuni hippie americane. E riesco anche a trovare su Youtube vari filmini e documentari sulle comuni più importanti, e gioisco al pensiero di quell’incredibile periodo della storia americana ed occidentale dove regnava, almeno tra una parte della popolazione più giovane, la speranza di un mondo migliore, meno violento ed in equilibrio con la natura. Peccato che non ci sia più, almeno non con quell’entusiasmo e quella diffusione che contraddistinsero gli anni ’60 e primi anni ’70 e che io ho avuto la fortuna di vivere, anche se solo marginalmente. 

11 Maggio 2020

 

Domani doveva essere l’ultimo giorno della quarantena, ma come tutti immaginavamo, due giorni fa, il 9 maggio, il Primo Ministro ha annunciato l’ennesima estensione, questa volta di quattro settimane fino al 9 giugno!

Finora poco più di 6,600 persone in totale in tutto il paese sono state contagiate, ed i morti sono stati 108, ma la paura è, credo, che se la quarantena fosse revocata, le feste di fine Ramadan prima e poi quelle per il Gawai nel Borneo dopo avrebbero potuto peggiorare la situazione.

Certo, ora è tutto più libero e ci si può muovere di più senza la paura di venire arrestati, ma ci sono controlli dappertutto ed almeno in teoria ci si dovrebbe muovere solo se strettamente necessario. Molta gente ora va a lavorare e si nota che il traffico è aumentato, ma continua ad essere scorrevole. La scorsa settimana mi sono finalmente sfogato con tre uscite per fare un po’ di jogging ed alcuni esercizi e mi ha fatto piacere vedere che ero più in forma di quanto pensassi.

Però la sensazione continua ad essere strana, è come se la bolla nella quale ci trovavamo in cui regnavano intimità, calma e silenzio si sia rotta per sempre. Ieri poi mi sono allontanato da casa per la prima volta in due mesi. Nel pomeriggio sono andato al Parco dei Laghi ora aperto per permettere alla gente di fare esercizio, e poi al Mercato Centrale per prendere un caffè con i miei colleghi Omar e Gian Piero.

Comunque c’era pochissima gente attorno, la stazione centrale era quasi deserta, e nel Parco praticamente c’erano solo stranieri, soprattutto famiglie inglesi e francesi. Poi mi sono accorto che il passaggio che permetteva di raggiungere la stazione di Pasar Seni dal parco passando accanto alla Moschea nazionale era stato chiuso, e così sono dovuto tornare alla stazione della MRT di Muzium Negara appena fuori dal parco per raggiungere Pasar Seni una fermata dopo.

Ma quanti controlli anche sulla MRT, anch’essa quasi deserta: controllo febbre all’ingresso e all’uscita, e percorsi preferenziali segnati con nastro di plastica per evitare che i passeggeri che entrano ed escono stiano troppo vicini. Non c’era quasi nessuno neanche al quartiere cinese e nel Mercato Centrale, un po’ come nelle domeniche di quando ero piccolo, o in Agosto.

Come accennato, a Kuala Lumpur hanno permesso ai caffè e ai ristoranti di aprire sempre che seguano il protocollo stabilito: i clienti devono farsi misurare la febbre e lasciare il recapito ed il numero di passaporto all’ingresso, e poi devono sedere ad almeno un metro di distanza, cosa a cui io, Omar e Gian Piero ci adeguiamo, anche se a volte può sembrare un po’ esagerato.

Comunque che bello uscire un po’ e rivedere Omar dopo tanto tempo, anche se era un po’ strano essere tra i pochissimi clienti. Insomma, nonostante ci sia più libertà di movimento, la maggior parte della gente preferisce starsene in casa. Ad Am-corp Mall, il centro commerciale sopra il quale abito, altri negozi e ristoranti (ancora solo per cibo da asporto) sono stati aperti e c’è un certo movimento di persone, e ieri a mezzogiorno c’era pure una lunga fila davanti al supermercato, dato che ora oltre a misurarci la febbre ci fanno scrivere recapito e numero di carta d’identità o passaporto (a meno che uno non scarichi una app, cosa che io non posso fare non avendo uno smartphone). In casa invece si continua come sempre e dall’altro ieri la sera sto anche seguendo alcuni film del Festival del Cinema Giapponese in streaming.

Giovedì scorso era anche la festa buddista di Wesak, la luna piena di maggio, ma quest’anno niente processione dal Tempio di Brick-field.  L’unica cosa che ho potuto fare è stato offrire della frutta al mio piccolo Buddha e mangiare solo vegetariano per tutta la giornata.

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