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Tutto è iniziato in un giorno di pioggia torrenziale alla stazione LRT di Bangsar.

Arrivo trafelata e l’unica cosa che desidero e sedermi a un tavolino del piccolo caffè dove ho appena comprato una bibita fresca, ma i tavolini sono tutti occupati. Non demordo e mi siedo lo stesso, il tavolino e già occupato ma sedermi e un esigenza vitale. Al tavolo stava già seduta una ragazza indiana, più o meno della mia età, sorridente e con un bindhi nero sulla sua fronte.

Parliamo del più e del meno e, quando sto per andarmene mi invita a festeggiare con lei e la sua famiglia il Deepawali

Curiosa come sempre e molto entusiasta per questa proposta inaspettata, accetto senza remore. Il mio cervello processa l’informazione: a fine mese andrò tre giorni in una cittadina nel nord del paese a festeggiare il Deepawali, che essendo onesti non so bene cosa sia, con una sconosciuta e la sua famiglia.

Quante sorprese, penso “fantastico”!

Il tempo passa e io mi dimentico del Deepawali, finché arriva la vigilia della mia partenza. Impacchetto tutti i vestiti che la mia ignoranza ritiene appropriati all’occasione, che poi si riveleranno estremamente inappropriati, e prendo un pullman notturno, che in 5 ore mi conduce a Sitiawan, una cittadina del Perak.

Arrivo alle 2 del mattino e la mia amica Thivia mi aspetta per accompagnarmi a casa. La casa si trova in un quartiere prevalentemente abitato da cinesi.

Sulla porta è appeso un quadretto di Shiva e all’ingresso svetta una grande statua di Ganesh, dipinta con vernice dorata. Dopo aver visto il tempio domestico, scavato in un angolo della cucina e anch’esso placcato d’oro e decorato con fiori freschi, ho la certezza che il gusto indiano sia un po chic”

 

 

La madre mi offre subito deliziosi biscottini tradizionali che ha preparato lei stessa durante la scorsa settimana. Essendo golosa, non so dir di no ad una mamma sorridente, provo tutto e me ne vado a letto contenta e con la pancia piena.

Sabato

Il giorno seguente, mi sveglio di buon mattino e la cucina e già in subbuglio.

Tra diverse varietà di curry, spezie, dolci, montagne di verdure da tagliare, cerco di sfuggire, invano, ad una colazione a base di curry puff e riso con carne (ora si che mi manca il cappuccino e il cornetto alla Nutella).

Dopo la sostanziosa colazione, mi metto anche io a tagliare verdure e vengo aggiornata sul programma del giorno seguente, il Deepawali. Mi dicono che ci sarà una grande cena, con 20 invitati e un buffet di cibo indiano con qualche contaminazione occidentale, insomma abbiamo un sacco di lavoro da fare.

 

 

Inoltre c’è da preparare un pranzo vegetariano per onorare la memoria dei defunti della famiglia e da consumare tutti insieme, su foglie di banano, dopo le preghiere rituali. 

Tra una chiacchiera e l’altra, munita di coltello e pazienza, mi metto a lavorare e all’improvviso arriva l’ora delle preghiere rituali per i defunti, normalmente celebrate il giorno prima del Deepawali. 

Thivia pulisce le fotografie dei parenti, le abbellisce con fiori, e dispone davanti a loro un meraviglioso pranzo vegetariano adagiato su una foglia di banano.

E poi a turno, tutta la famiglia comincia a rendere omaggio ai propri cari che non ci sono più, ondeggiando una lampada a olio davanti alla loro foto. Arriva il mio momento di preghiera, la famiglia insiste affinché riceva anche io le benedizioni.

Sono un po confusa perché non ho la minima idea di ciò che sto facendo. In ogni modo imito i movimenti degli altri e sembra che non sia andata così male.

E tradizione presso gli indù che il giorno in cui si celebrano i morti si inviti gente per offrire loro del cibo. Arriva una famiglia cinese, che sono i loro vicini di casa, per il pranzo.

 

 

Il pomeriggio ci aspetta la visita al cimitero locale per pulire le tombe ed onorarle con offerte di cibo e fiori. Il cimitero è affollatissimo di gente e di cibo. Si portano bibite, dolci e addirittura differenti curry in grandi pentole, che potrebbero sfamare una famiglia intera, per lasciarli sulle tombe dei propri cari.

Inoltre, cosa per me incredibile, si sparano fuochi artificiali.

La giornata si conclude mangiando noodles, intrecciando foglie di cocco per decorare il cancello e aggiungendo le ultime manciate di riso colorato per concludere il ”mandala”, un disegno tradizionale indiano per decorare l’ingresso.  

Domenica

Mi sveglio con la consapevolezza che inizia la celebrazione del Deepawali.

E il momento di sdoganare il mio Sari viola che è davvero impossibile indossare da sola. Infatti e un lungo pezzo di tulle che Thivia mi drappeggia pazientemente intorno al corpo.

Indossati gli abiti tradizionali ci dirigiamo al tempio per le celebrazioni del Deepawali. Troviamo una gran folla di gente, donne coloratissime e bellissime avvolte in sari luccicanti, bambini sorridenti, odore d’incenso e sacerdoti che recitano litanie in onore a Visnu.

 

 

Il tempio è adornato di fiori, candele ed offerte votive. Le famiglie, finalmente riunite si abbracciano e si scattano foto ricordo davanti alle statue coloratissime delle loro divinità. La sera, concluse le ultime decorazioni della casa, indosso una punjabi suit color acquamarina, che la mamma di Thivia mi ha regalato insieme a una parure di gioielli color ametista.

 

 

Gli ospiti arrivano, ci sono cinesi, indiani ed europei che lavorano nelle industrie petrolifere della città. Ci sediamo ai piccoli tavoli, ornati con crisantemi colorati, e assaporiamo la grande varietà di cibi nel buffet casereccio. Uno sfavillare di fuochi artificiali, lanciati da tutte le case del vicinato, squarcia la notte e pone fine al Deepawali, il festival delle luci.

Lunedì

Il giorno successivo, mi godo un bel film in Tamil (fortunatamente sottotitolato) pieno di drammi, tragedie, amori e lieto fine prima di tornare a Kuala Lumpur.

Non mi godo altrettanto il viaggio di ritorno, imbottigliati per ore nel traffico delle vacanze; ma, quando raggiungo KL Sentral ecco che mi avvolge la sensazione del Santo Stefano, quell’ agrodolce in bocca, la felicità del ritorno alla normalità mista alla tristezza della fine di una festa.

Il mio  primo Deepawali non è stato perfetto ma sicuramente autentico, come tutte le celebrazioni religiose. 

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