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Bandar Seri Begawan | Brunei

In Brunei insieme a Rie

Il racconto di viaggio di Paolo nel Brunei per far scoprire a sua moglie Rie questo fantastico sultanato

Nonostante l’affetto e la nostalgia che sento per il Brunei, il paese che mi ha ospitato per tre bellissimi anni e mezzo della mia vita, Rie non c’era ancora stata. Bisognava rimediare. Così giovedì pomeriggio 6 aprile, approfittando della pausa di mezzo semestre all’università, io e Rie partiamo alla volta del Sultanato più bello del mondo.

Per tre notti andremo a stare nello stesso albergo dove avevo vissuto per tre mesi quando ero giunto per la prima volta in Brunei, in attesa che si liberasse la casa che avevo scelto come mia residenza. Un bell’albergo in un quartiere periferico di Bandar Seri Begawan, la minuta capitale del Brunei. Non ne vedevo l’ora.

Video del Brunei in 4K

 

Già dall’aereo, prima di atterrare, ci accoglie la distesa di verde subtropicale e di azzurro del Mar Cinese Meridionale su cui si affaccia il piccolo Brunei, uno dei tre stati che occupano l’isola del Borneo assieme alla Malesia orientale (Sabah e Sarawak) e l’Indonesia (Kalimantan).

Nel nuovo aeroporto ci sta aspettando l’autista dell’albergo, un servizio offerto da tutti gli hotel vista la mancanza di trasporto pubblico affidabile dall’aeroporto ai vari alberghi che costellano la capitale e la zona circostante. Ma tutto è in dimensioni ridotte in Brunei, e in 15 minuti arriviamo a destinazione. Che emozione tornare in quell’albergo, che era stato casa mia in quegli importanti mesi iniziali della mia esperienza bruneiana!

Passeggiata al centro di Bandar Seri Begawan

Il tempo di sistemarci e siamo pronti per uscire, anche se ha già cominciato a piovere. Poco male, il centro non è lontano: avevo infatti scelto quell’hotel anche perché si trovava a circa 20 minuti a piedi dal centro di Bandar Seri Begawan. Prima delusione: raggiunto in pochi minuti ”kampong ayer”, il villaggio di palafitte che cinge la capitale, noto subito che una parte del fiume è stata ricoperta di terra e che molte delle case su palafitta di legno che si trovavano lì attorno non ci sono più.

La passerella di legno che porta al ponte sul fiume Kedayan comunque ha resistito e la seguiamo fino ad arrivare al ponticello pedonale sul fiume che è stato chiuso per lavori in corso. Meno male che lì vicino c’è un imbarcadero dove possiamo prendere un taxi acquatico, ovvero una delle piroghe a motore che fanno spola tra una sponda e l’altra del fiume Brunei e del suo affluente Kedayan. E così in pochi minuti arriviamo all’imbarcadero principale davanti allo Yayasan Complex (un piccolo centro commerciale e grande magazzino albergati in due grossi edifici in stile pseudo-tradizionale), in fondo alla cui piazza centrale splende la bella moschea dalla cupola d’oro di Omar Ali Saiffudien, il padre dell’odierno Sultano.

 

Che sensazione stupenda essere di nuovo qui. Ci facciamo quindi un bel giro a piedi per il piccolo centro della capitale, in modo che Rie possa farsi un’idea della cittadina, del fiume col suo enorme villaggio sull’acqua che fortunatamente resiste ancora sull’altra sponda. Dalla parte in cui ci troviamo, di fianco allo Yayasan Complex e alla moschea, invece, noto che è in buona parte sparito in nome della supposta ‘modernizzazione’ del Paese.Il resto però è come l’avevo lasciato, inclusa la gentilezza ed i sorrisi della gente.

La Sharia (legge islamica) che ora è ufficiale in tutto il Paese non sembra aver cambiato niente. Ma cosa ci si può aspettare? L’avere un brutto governo rende forse le persone ‘normali’ peggiori? Non lo so. Non mi piace la sharia (che anche certe autorità religiose islamiche più progressiste trovano datata e addirittura ‘poco islamica’), ma credo che un sistema economico liberista affiancato da una globalizzazione selvaggia abbiano probabilmente più effetti negativi.

È già buio quando andiamo a pranzare in un fast-food, e poi ritorniamo a piedi all’albergo, una camminata di mezz’ora sotto la pioggia insistente in una Bandar a quell’ora deserta.

Una giornata dedicata alla natura

La mattina dopo splende un sole bellissimo nel cielo azzurro chiazzato da nuvoloni bianchi, esattamente lo stesso cielo che ricordavo dei miei anni trascorsi in questo Paese. Alle 9.30 abbiamo appuntamento col mio amico ed ex collega James che vieni a prenderci all’albergo in macchina assieme alla moglie bidayuh, una delle etnie indigene del Borneo. Il programma per la giornata è raggiungere Tasik Merimbun, il bellissimo laghetto che si trova nel distretto di Tutong, nell’interno del Brunei, a un’oretta di macchina da Bandar Seri Begawan.

Tasik Merimbun è un lago da cartolina, i cui colori, l’azzurro dell’acqua, il verde della vegetazione e il blu del cielo, risaltano sotto il solleone dell’equatore. Posteggiamo la macchina e ci facciamo a piedi un tratto lungo la sponda affiancata dalla giungla subtropicale. L’idea è di raggiungere il museo albergato in un edificio su palafitte di legno che però in quel momento è chiuso dato che è venerdì, giorno di preghiera per i mussulmani.

 

 

Lì vicino si trova però un tratto di giungla con percorsi segnalati che avevo scoperto quando vivevo qui, e decidiamo di seguirne uno di mezz’ora. Io, James e sua moglie sappiamo bene com’è la giungla, ma Rie non ci è mai stata e ci tengo che ne abbia un ‘assaggio’.

Un ‘boccone’ però forse un po’ troppo grosso per lei, visto che a mezzo cammino ci troviamo di fronte un enorme albero che è caduto interrompendo il percorso in due punti. Doveva essere una cosa facile e alla fine si rivela una camminata un po’ più complicata di quanto mi aspettassi, anche perché mentre ci arrampichiamo sul tronco che ci blocca la strada dobbiamo fare molta attenzione ai cespugli di rattan che ci circondano con i loro terribili aculei.

 

Finita la camminata riprendiamo la macchina per dirigerci verso la costa lungo uno dei miei percorsi favoriti, una stradina che attraversa un bel paesaggio di colline ricoperte di vegetazione e casette, alcune tradizionali di legno, con campi coltivati a riso e frutti tropicali e buoi al pascolo. Dopo una mezz’oretta raggiungiamo la costa e da lì, lungo l’autostrada costiera, sono solo pochi minuti per raggiungere la minuscola cittadina di Tutong, al lato del bel fiume omonimo, dove ci fermiamo per pranzare, sempre accolti dai dolci sorrisi dei bruneiani. La destinazione seguente prima di tornare al nostro albergo è L’Empire Hotel, il grosso hotel di super lusso che si trova sulla costa non lontano dalla capitale, con le sue grosse piscine accanto al mare, che colpisce Rie per la sua bellezza ed opulenza.

Per la sera siamo d’accordo che James tornerà a prenderci per portarci a cenare allo Yacht Club di Serasa, una delle due belle sedi del famoso club di espatriati. Quello di Serasa si affaccia sulla baia del Brunei, proprio bello anche se a quell’ora (il sole è tramontato verso le sei e mezza) il mare è una distesa nera. Per la strada lungo il fiume Brunei James ci mostra il nuovo ponte quasi completato che attraversa il fiume poco dopo la capitale, altro contributo alla ‘modernizzazione’ del Paese.

Dopo il ponte però ritrovo il Brunei dei piccoli villaggi sul fiume che ricordavo. Tutto bello meno una cosa: a Rie è venuto mal di schiena e fa un po’ di fatica a muoversi. Forse la posizione in auto non era delle migliori, o più probabilmente è la stanchezza accumulata di tante ore di lavoro davanti al computer. Da buona giapponese, tutto ciò che fa all’università deve essere perfetto, non importa quante ore di lavoro extra comporti. Dopo tutto ogni cultura ha i suoi ‘difetti’, no?

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