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Thailandia

In autobus da Kuala Lumpur a Hat Yai (Thailandia)

Un fine settimana a Hat Yai

Quando ”sifu” Wong, il mio maestro di Tai Chi, aveva proposto a me e agli altri compagni di corso se volevamo unirci a una gita da lui organizzata per raggiungere in corriera Hat Yai nel sud della Thailandia, non ci avevo pensato su molto. Da una parte mi attirava l’idea di passare tre giorni col mio maestro e altri compagni di Tai Chi, tutti cinesi, e dall’altra avevo da tempo voglia di raggiungere la Thailandia via terra, l’emozione del vero viaggio.

Il pacchetto comprendeva il viaggio da Petaling Jaya a Hat Yai,  per raggiungere prima il paese di Danok, proprio dietro il confine e la mattina successiva proseguimento del viaggio fino a Hat Yai.

Hat Yai è la quarta città più grande della Thailandia e la più vicina alla Malesia. Da lì avremmo proseguito per la cittadina costiera di Songkla, per poi tornare a Hat Yai, passare un’ultima notte in un altro albergo e il giorno dopo, domenica 3, tornare a Kuala Lumpur.

Convinta Rie ad accompagnarmi, avevo confermato la nostra presenza, e giovedì notte, alle 4.30 eravamo davanti a casa nostra ad aspettare il ragazzo che ci avrebbe accompagnato fino al punto da dove sarebbe partito  l’autobus.

Partenza per l’avventura in autobus

Ho un sonno micidiale e mi addormento poco dopo la partenza dell’autobus, ma mi risveglio che stiamo per andare a fare colazione in un paesino a maggioranza cinese appena fuori dall’autostrada. Il piano iniziale prevedeva una fermata molto più avanti, vicino a Ipoh, ma il traffico è talmente intenso che siamo già indietro sulla tabella di marcia.

Tornati in autostrada, mi rendo conto che i tempi di viaggio si dilateranno parecchio. L’autostrada è una lunghissima fila di autoveicoli che vanno a passo d’uomo.

Sembra che tutti i residenti di Kuala Lumpur si siano messi in strada per approfittare dei quattro giorni di vacanza (domenica è la festa buddista di Wesak, e per questo anche lunedì non si lavora). Ogni tanto ci si ferma per andare in bagno in qualche stazione di servizio oberata di macchine e gente, e poi si fa un’altra pausa per il pranzo dopo George Town, e solo allora il traffico comincia a diminuire. Raggiunta la regione nord occidentale del Kedah si comincia a viaggiare spediti finché non raggiungiamo la frontiera.

Il paesaggio che osserviamo dai finestrini è stupendo, soprattutto dal Kedah in su. Passati accanto a Gunung Jerai, la montagna che si erge vicino al sito archeologico induista-buddista di Lembah Bujang che avevo visitato tre anni fa, ci troviamo circondati da un’ampia pianura coperta di risaie, con le montagne di Titiwangsa che ci accompagnano sull’orizzonte orientale.

È bellissimo il paesaggio del Kedah settentrionale con le sue colline calcarei che si elevano dalla pianura. Sono proprio contento di poter finalmente vedere questa parte della Malesia, anche se solo di passaggio.

 

Paesaggio del Kedah (Malesia) Settentrionale

 

Sosta a Danok

Arriviamo a Danok che sono già le 07:30. Facciamo il check-in nell’albergo abbastanza lussuoso che ci è stato prenotato, il tempo di rinfrescarci e si scende per andare tutti assieme a cenare in un ristorante lì vicino.

Dopo l’ottima cena finalmente abbiamo un po’ di tempo per farci due passi per il piccolo paese, che si rivela essere una piccola trappola per turisti di oltre confine, con bar, ristoranti e discoteche più lascivi ed economici di quelli malesiani. Non dimentichiamoci che le tre regioni dall’altra parte del confine, il Kelantan, Kedah e Perlis, sono le più strettamente islamiche della Malesia. La vicina Thailandia offre ‘evasioni’ che in quelle regioni non ci sono. L’unico monumento interessante, anche se di recente costruzione, è l’enorme statua del dio indù Ganesha che troviamo proprio nel centro del paese.

Tornati all’hotel, prima di accasciarsi sul letto ci assicuriamo che ci sblocchino il comando dell’aria condizionata per poterla spegnere e dormire senza battere i denti. Prima di addormentarci comunque, curiosi, facciamo un po di zapping con la televisione e finiamo col guardare un film thailandese con Tony Jaa, il famoso artista marziale thailandese (secondo me il migliore che esista oggi). Una storia molto thailandese, molto buddista: il protagonista infatti combatte una banda di mafiosi per salvare non l’eroina di turno ma un elefante. Se vi piacciono le arti marziali, non perdetevi Tony Jaa, il Bruce Lee thailandese (particolarmente impressionante a mio avviso è il film ‘Ong Bak 2’.

La mattina dopo, fatta colazione, ci rimettiamo in cammino. Ci vuole un’oretta per arrivare a Hat Yai, e per strada ci fermiamo ancora per pranzare.

Arrivo a Hat Yai

Giunti a Hat Yai, facciamo una pausa presso una specie di piccolo centro commerciale, e poi ripartiamo in direzione della costa orientale per raggiungere poco più di mezz’ora dopo la cittadina di Songkhla, che si affaccia sul bel mare azzurro del Golfo della Thailandia. Purtroppo abbiamo solo il tempo di fare due fermate: una proprio dove il Thale Sap, il grosso lago a nord ovest della città, sbocca nel mare, e un’altra vicino alla spiaggia principale, Hat Samila.

Alla prima fermata c’è un enorme statua di un drago che sputa acqua nel mare, mentre alla seconda si trova una piccola statua di una sirena, come a Copenaghen. La cosa più bella è la distesa del mare, e la spiaggia quasi deserta grazie al solleone che a quell’ora del pomeriggio batte inclemente quasi a picco sulle nostre teste. Io e Rie siamo tra i pochi che abbiano il coraggio di raggiungere la battigia per godersi quella vista di azzurro intenso, protetti dai nostri cappelli e occhiali da sole. E penso che a 500 chilometri circa di fronte a noi si trovano le coste della Cambogia e del Vietnam meridionale.

 

Spiaggia di Songkhla

 

Finita la breve visita, ritorniamo all’autobus che ci riporta a Hat Yai, nella zona centrale del quartiere cinese, dove finalmente possiamo fare il check-in. A differenza di quello della notte precedente, questo è più vecchio e la nostra stanza ha una bella atmosfera d’altri tempi, molto sud est asiatica. Il tempo di riposarci un attimo e poi si esce di nuovo per andare a prendere un caffè e cercare un tuk-tuk che ci porti all’unico monumento raccomandato dalla nostra guida, il tempio buddista di Hat Yai Nai, situato a un paio di chilometri a ovest del centro. Troviamo un conducente di tuk-tuk che ci chiede una cifra spropositata per portarci al tempio, quindi alla fine optiamo per un passaggio in motocicletta, una cosa molto sud est asiatica: tutti e tre sul sellino.

Il tempio non è antico, ma esibisce un’enorme statua di un Buddha reclinato che la mia guida afferma essere il terzo più grande del mondo. Facciamo un’offerta di fiori e qualche foto e poi, attraversando un coloratissimo mercatino, ritorniamo a piedi verso il centro mentre poco a poco il sole si avvicina all’orizzonte e l’aria si fa un po’ più fresca.

Il tempio buddista di Hat Yai Nai

 

La serata la passiamo prima cenando a una delle tante bancarelle che la sera vengono allestite per le strade del centro, godendosi un ottimo pad thai, gli spaghetti saltati tipici thailandesi, e poi girando un po’ per le strade del centro e per i vari mercati, così affollati che alla fine decidiamo di tornare all’albergo a rilassarci.

La mattina seguente la partenza è prevista per le 11:00, abbiamo quindi ancora un po’ di tempo per un ultimo giro senza folle. Visto che è il giorno di Wesak, la grande festa buddista, vorrei visitare un tempio prima di partire.

Guardo sulla mia cartina e vedo segnato un tempio raggiungibile a piedi, ma quando vi arrivo mi rendo conto che non si tratta di un tempio thailandese, ma di un tempio cinese che Wesak non lo celebra.

Il ritorno a casa

Visto che il giorno seguente è ancora festa in Malesia, si pensava che il ritorno sarebbe stato più spedito che l’andata, ma ci sbagliavamo di grosso. Non so se tutti abbiano avuto la nostra stessa idea, ma impieghiamo lo stesso tempo che avevamo impiegato due giorni. Ben 14 ore, comprese le varie fermate per andare in bagno, per pranzare e per cenare. È un piacere però osservare il paesaggio finché c’è luce, ed è interessante ascoltare le canzoni tradizionali che si alternano sul video per tutto il viaggio.

Anche il cibo non manca. Come all’andata, ogni tanto ci vengono offerte alcune delle leccornie cinesi che i nostri gentili compagni di viaggio hanno acquistato. Eh sì, con i malesiani non si corre proprio il rischio di morire di fame.

Arriviamo a casa nostra a Petaling Jaya che sono quasi le due di notte. Insomma, abbiamo passato quasi più tempo sull’autobus che a terra, ma è stato un viaggio molto interessante.

Meno male che abbiamo un altro giorno di festa davanti per riposare e recuperare.

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