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Il termine “Orang Asli” è usato per riferirsi alle minoranze indigene della Malesia peninsulare, le quali possono essere essenzialmente divise in tre gruppi: Senoi, Negrito e Proto-Malay.

Queste tre macro-categorie possono essere a sua volta divise in 19 sub-gruppi.

NEGRITOSENOIPROTO-MALAY
BatekChe wongJakun
JahaiJah HutOrang Kanaq
KensiuMah MeriOrang Kuala
KintakSemaiOrang Seletar
LanohSemong BeriSemelai
MendriqTemiarTemuan
  Temoq

 

Come riportato nel Aboriginal People Act 134” del 1954, con il termine Orang Asli si definisce qualsiasi persona che discenda da un membro di un gruppo nativo per via paterna, che parli una lingua aborigena e che abitualmente segua uno stile di vita autoctono, con i suoi usi e costumi peculiari. Inoltre è definita aborigena anche qualsiasi persona adottata da aborigeni durante la prima infanzia, che sia stata cresciuta seguendo lo stile di vita proprio di queste comunità. In ultima istanza, qualsiasi bambino nato dall’unione tra una donna aborigena e un uomo di qualsiasi altra “razza”, dato che il bambino parli una lingua aborigena e conduca uno stile di vita caratteristico di queste comunità, è considerato aborigeno.

 

Batek tribe

 

Ognuno dei 19 sub-gruppi parla la propria lingua e non è detto che essi si capiscano tra loro. Il Bahasa Melayu è la lingua franca utilizzata per la comunicazione con gli altri membri della società.

Gli Orang Asli costituiscono circa l’1% della popolazione della Malesia peninsulare, con 160,000 mila persone distribuite tra i tre macro-gruppi (54% Senoi, 43% Proto-Malay e 3% Negrito).

Per quanto riguarda il loro sostentamento queste comunità sono quasi totalmente autosufficienti.

Originariamente i Proto-Malay, essendo comunità costiere, si dedicavano prevalentemente alla pesca; i Senoi si occupavano di agricoltura e, infine, i Negrito erano cacciatori-raccoglitori. Ora, pur continuando a dedicarsi alle attività tradizionali, hanno qualche introito dal turismo e dalla vendita dei loro prodotti artigianali. Questo in particolare è il caso della tribù Mah-Meri, che ha vinto il certificato d Eccellenza dell’UNESCO per la qualità e l’originalità dei loro manufatti artigianali.

 

Mah Meri tribe

 

Fino alla metà del XX secolo, durante la lotta per l’indipendenza malese quando alcuni gruppi di rivoluzionari si sono rifugiati nella foresta, gli Orang Asli sono rimasti quasi completamente isolati dalla società maggioritaria.

Da quel momento in poi iniziarono i contatti degli aborigeni con il mondo esterno, dapprima con i colonizzatori inglese, poi con il nuovo governo della Malesia indipendente. Furono varati molti progetti di inclusione, modernizzazione e acculturazione delle comunità indigene, che hanno portato ai villaggi energia elettrica, scuole, ospedali e mezzi meccanici.

 Hanno però anche seminato tra gli aborigeni la paura che la propria identità e la propria terra fossero in pericolo, in quanto comunità minoritaria e estremamente lontana dagli standard culturali del resto della società. Queste paure non sono infondate, infatti molti aborigeni sono stati nel corso degli anni cacciati dalla propria terra per costruirvi opere di edilizia pubblica. Inoltre la loro foresta, che per loro è una casa e una madre, è stata saccheggiata e deforestata, cosicché al giorno d’oggi non è più possibile auto sostenersi con le attività tradizionali, perché non ci sono più pesci da pescare, animali da cacciare o piante da raccogliere.

Per quanto riguarda le loro credenze e il loro diritto di scegliere la propria religione la situazione è ancora più drammatica: infatti ci sono stati casi di conversioni forzate dall’ animismo, loro religione tradizionale, all’islamismo, per poter così accedere a programmi governativi di sostegno sociale. Ciò ha portato a un trauma culturale ed emotivo, in quanto il cambio di religione non è stata una scelta intima e personale ma è stata dettata dalla necessità di sopravvivere e a condotto gli individui alla perdita della loro identità, che si riflette in maniera importante anche nella religione. In alcuni casi sono state solo conversioni di facciata, in quanto in realtà la religione originaria è stata conservata nelle pratiche quotidiane.

 

Semai tribe

 

Queste comunità hanno certamente bisogno di aiuti governativi, ma non nella forma in cui sono stati distribuiti fino ad ora. Gli Orang Asli devono essere i costruttori dei loro propri programmi di aiuto, non solo i beneficiari. Questo è essenziale affinché siano messi in atto programmi mirati alle necessità specifiche di queste comunità. Certamente necessitano educazione, servizi sanitari e facilita igieniche, ma anche la certezza che la loro cultura sarà rispettata e preservata.

Tutti noi abbiamo qualcosa da apprendere dagli Orang Asli.  Anche se a prima vista ci possono apparire primitive e anacronistiche, queste comunità portano avanti una cultura millenaria basata sul rispetto degli altri e sulla condivisione delle risorse e lavoro. 

Il rispetto e la salvaguardia della natura, che loro praticano da sempre, è un insegnamento indispensabile e molto attuale per la società post moderna in grande conflitto con l’ambiente.  

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