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India

Sarnath

Il piccolo borgo indiano dove il Buddha cominciò ad insegnare

Arrivati nel piccolo borgo di Sarnath, scopro che l’albergo che raccomandava la mia guida è stato chiuso.

Un gentile conduttore di risciò mi accompagna ad un altro albergo dove trovo posto in un’ampia stanza con balconcino. Dopodiché mi porta in uno dei ristoranti raccomandati dalla guida dove decido di pranzare. Il conduttore contento delle rupie che gli ho dato, mi vuole portare a fare un giro senza pagare altro. Lo ringrazio e gli dico che ho voglia di camminare un po’.

Conduttore del risciò a pedali

Visita del parco dove il Buddha cominciò la sua vita pubblica

Torno alla mia stanza e un po’ più tardi esco di nuovo per cominciare ad esplorare Sarnath. Inizio a visitare il parco dove si trovano i due stupa dove si dice che Buddha cominciò ad insegnare. Sarnath è fatta approssimativamente a forma di V, con la strada che arriva da Varanasi attaccata al vertice inferiore, ed un’altra strada che unisce le due punte superiori.

L’ hotel si trova vicino alla base della linea di destra, mentre il parco si trova a nord della strada in alto. Prendo la strada di sinistra e scopro un nuovo parco chiamato ‘Giardino della Saggezza Spirituale’.

 

Lo stupa di Chaukhandi

 

Sembra molto bello, ma decido di visitarlo assieme allo stupa accanto la mattina dopo.

Proseguo quindi visitando velocemente il tempio thailandese più avanti sulla sinistra della strada e il piccolo ufficio turistico lì accanto. Qui vi trovo uno strano personaggio che, dopo avermi mitragliato di domande, finalmente mi dà una cartina di Sarnath. Poi raggiungo la biglietteria del parco, prendo un biglietto e finalmente entro nel luogo sacro.

Stupa di Damek, il simbolo di Sarnath

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Ci sono tante rovine immerse nel verde e da una parte si erge il grosso stupa di Damekh. Il sole che si avvicina all’orizzonte lo sta rendendo sempre più rosso contro il cielo azzurro. Ci sono vari pellegrini attorno, cinesi e birmani, e anche qualche monaco tibetano. La maggior parte delle altre persone sono famiglie e ragazzi locali che sono lì per il verde e la tranquillità.

 

Lo stupa di Damekh

 

Sarnath è bella, e sono contentissimo di esserci arrivato, ma in qualche modo la sento meno carica di spiritualità di Lumbini e Bodhgaya. Proseguo la visita con il tempio giainista di Sri Digamber. È il luogo dove sembra sia nato l’undicesimo tirthankara, o ‘profeta’ giainista. All’ingresso del tempio un signore mi fornisce un sacco di informazioni interessanti sulla sua religione.

 

L’interno del tempio giainista

 

Sta oramai facendosi buio quando esco dal tempio. Visito quindi velocemente il Mulagandha Kuti Vihara, sempre lungo l’asse est-ovest. Dopodiché cerco un caffè internet lungo la strada che corrisponde alla linea di destra della V. È uno stanzino polveroso con un unico computer, che però funziona bene.

Vado nel ristorantino tibetano che si trova proprio di fronte al tempio tibetano lì accanto, pieno di avventori tibetani, dove mi godo degli ottimi momo, i tortelloni tibetani. Vengo fatto sedere ad un tavolino assieme ad un monaco e due giovani tibetani molto simpatici. Ci scambio due chiacchiere e mi fanno assaggiare la carne che hanno ordinato. Appartengono alla diaspora tibetana, ma tengono molto alla propria cultura. Sono buddisti praticanti lì in pellegrinaggio, parlano tibetano come prima lingua e se la cavano molto bene con l’inglese. Quando esco dal ristorante devo indossare la felpa e la sciarpa di cotone che mi sono portato appresso. Qui la sera fa molto più freddo che a Varanasi, e la notte devo coprirmi bene con la coperta. Il lenzuolo da solo che usavo a Varanasi non basta.

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2 Responses

  1. Nico
    | Reply

    Grazie Paolo per il tuo bellissimo articolo e non vedo l ora di continuare a leggere il tuo viaggio in India.

  2. Paolo Coluzzi
    | Reply

    Grazie! :-)

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