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Invasione giapponese ed indipendenza

La Malesia fu vittima di un’occupazione giapponese durata 3 anni, dal 1942 al 1945. In questo periodo l’economia malese si fermò anche a causa dell’ostilità dei giapponesi nei confronti della grossa fetta di popolazione di etnia cinese, la quale però controllava gran parte dell’economia e dell’amministrazione pubblica. I giapponesi fecero leva sulle altre etnie del paese, e dunque anche della capitale per guadagnarne i favori, quella malay e quella indiana. La visione nipponica era quella di “un’Asia per gli asiatici” e tra le loro iniziative ci fu anche quella di eliminare alcuni simboli britannici nonché l’utilizzo dell’inglese nelle scuole. L’improvviso e mal programmato riordino di tutta l’amministrazione e organizzazione interna della società e del paese, nonché gli abusi a cui i giapponesi sottoposero parte della popolazione, ebbero gravi effetti sull’economia interna. A questo contribuì anche la sostituzione della precedente valuta con lo Yen militare giapponese, che ben presto mandò l’inflazione alle stelle. Kuala Lumpur fu liberata da truppe alleate guidate perlopiù da britannici e australiani, nonché da truppe indiane. Alcuni giapponesi furono messi a morte nella prigione di Pudu. Una stele venne eretta dagli inglesi, in seguito sostituita da un più elaborato monumento, per commemorare i caduti del conflitto.

Gli inglesi, nel riorganizzare il territorio, istituirono l’Unione Malese (Malayian Union), in prospettiva di una progressiva democratizzazione del paese e di un’acquisto della sua indipendenza. Le prime elezioni democratiche si tennero proprio nel 1952 a Kuala Lumpur. Fu solo nel 1957, dopo 151 anni di dominio inglese, che il passaggio di poteri verso le prime istituzioni indipendenti malesi venne formalizzato con una solenne cerimonia tenutasi proprio nella capitale dell’Unione, nella piazza denominata in seguito Dataran Merdeka.

Capitale di una nazione indipendente

Kuala Lumpur continuò a essere la capitale indiscussa della nuova nazione, che nel 1963 andò ad includere anche alcuni territori del Borneo. L’Unione Malese venne nel frattempo sostituita dalla moderna Federazione della Malesia, configurazione politica ancora attuale, e Kuala Lumpur venne promossa nel 1974 a capitale della Federazione, staccandola così dal Selangor, a cui aveva fatto da capitale per quasi 100 anni. Il riassetto fu anche una conseguenza di alcuni tumulti del maggio 1969, che vide protagonista ancora una volta la città in scontri tra gruppi, stavolta purtroppo caratterizzati da rivalità etniche e non semplicemente economiche o di potere come alle sue origini. È l’episodio più grave della Malesia postbellica, al punto tale che il Parlamento venne sospeso per due anni fino al 1971.

In tempi più recenti Kuala Lumpur è stata al centro dello sviluppo ecomico del Paese, a partire dai primi anni ’90. La città si è ritrovata cosparsa di grattacieli, centri commerciali, condomini ad alta levatura. Il traffico urbano è diventato un problema, in quanto la rete di trasporto pubblico, sviluppata a partire dagli anni ’80, si è rivelata insufficiente e, a causa dello sviluppo rapido di molti distretti, non in grado di coprire l’intero territorio. In generale molto dello sviluppo degli ultimi 20 anni reca l’impronta del precedente primo ministro Mahatir bin Mohammad, che ha governato la Malesia per un ventennio (dal 1981 al 2003) e molte delle grandi opere di questo periodo, la KL Tower prima, le Torri Gemelle poi, il Circuito di Sepang o l’aeroporto internazionale, sono state spinte dalla sua amministrazione per dare slancio alla sua visione del Paese sul piano internazionale, che, purtroppo, sembra aver trascurato lo stato di conservazione della Kuala Lumpur “vecchia” – solo negli anni più recenti si sta risvegliando da parte della popolazione e della sua classe media una sensibilità verso questa tematica.

Oggi

Kuala Lumpur è la città specchio della Malesia multietnica dove convivono i tre maggiori gruppi etnici del Paese, malay, cinesi e indiani, nonché folte minoranze provenienti dal resto del paese, come i kadazan e gli iban del Borneo, nonché immigrati thailandesi, indonesiani e filippini e molti altri ancora. Secondo l’ultimo censimento del 2010 il 44.2 % della popolazione è di etnia malay, il 43.2 % cinese e il 10.3% indiana. Negli ultimi 10-15 anni, dopo il boom economico degli anni ’90, la città ha affermato anche il carattere cosmopolita, con numerosi stranieri provenienti da altri paesi, come australia, europa, giappone, medio oriente.

Il carattere multietnico e multiculturale della città si riflette in numerosi aspetti della vita quotidiana, a cominciare dal cibo – praticamente ovunque a Kuala Lumpur è possibile cibarsi di piatti tradizionali di tutta l’Asia, nonché nelle lingue (il malese è lingua ufficiale, ma l’inglese, il cinese e il tamil godono di riconoscimenti e sono parlati giornalmente e alcune scuole sono altrettanto a carattere etnico), così come nella religione. La popolazione malay è musulmana, mentre i cinesi seguono culti tradizionali oppure il buddhismo, così come gli indiani che sono anche induisti.

La città di Kuala Lumpur, in costante cambiamento, combina vecchio e nuovo, edifici di nuova costruzione e retaggi del passato coloniale, case moderne e baracche fatiscenti, chiese e moschee, templi cinesi e indù, centri commerciali e centri finanziari.

Tutto questo messo assieme riesce a determinare un melting pot e un dinamismo culturale ed economico tali da rendere la città e la sua popolazione tra le più interessanti del Sud Est Asiatico. È una città in grado di offrire un’introduzione rapida ma efficace al Paese e alla sua storia, nonché all’Asia in generale, racchiudendo in sé elementi di così tante etnie e di così tanti popoli.

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