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La mattina successiva andiamo a visitare il piccolo asilo che viene condotto il lingua bidayuh grazie allo sforzo dell’Associazione Bidayuh che organizza laboratori per gli insegnanti, prepara il materiale didattico in bidayuh e dà uno stipendio agli insegnanti. Sono pochi i villaggi che godono di questo servizio, ma i villaggi dove svolgeremo la ricerca sì, ed è bello ed interessante vedere questi piccoli, carinissimi, poter usare la loro lingua madre, senza dover ‘inciampare’ con quella ufficiale, che comunque raffineranno quando cominceranno la scuola elementare.

La natura comunque avvolge sia Pasir Hilir che gli altri villaggi che visiteremo, e in tutte le case dove alloggeremo troveremo qualche insetto interessante: ragni, enormi mantidi religiose, grilli, ecc. Ci viene raccontato che una volta la giungla vergine non era lontana dai villaggi, ma ora non più, distrutta dalle promesse di sviluppo e modernizzazione, e gli animali selvatici che una volta era facile vedere ora sono rari, o sono spariti completamente. Serpenti, varani, tante varietà d’uccelli si vedono ancora, ma le scimmie, inclusi gli orangutan che una volta vivevano non lontano dai villaggi più a sud, sono sparite…

La mattina del terzo giorno un vicino del ketua kampong ci accompagna in auto fino a Lundu, dove ci aspetta Matthew che ci porterà alla nostra prossima destinazione: il villaggio di Serosot, un paio d’ore più a sud. Prima di arrivare a Serosot , facciamo sosta nella cittadina di Bau, più cinese che bidayuh, per prenderci un caffè in un kopi tiam, un caffè cinese ubicato in una tipica casa-bottega (shophouse), e per provare un kolo mi locale, una delle specialità del Sarawak: degli spaghetti cinesi saporitissimi con fette di carne di maiale e verdure. Dopo Pasiri Hilir ci sembra di stare in un posto modernissimo! Una cosa mi colpisce di Bau: nel centro della cittadina c’è una rotonda sulla quale si erge una piccola cappella buddhista con un bel Buddha che osserva sereno il traffico attorno a sè. Eh sì, anche questo è il Sarawak: i malesi mussulmani qui sono solo il terzo gruppo etnico per consistenza numerica, per cui le chiese ed i templi cinesi sono più comuni che le moschee, a differenza della Penisola.

Temevamo di trovare a Serosot una situazione simile a quella di Pasir Hilir, invece è tutto diverso. Ed in meglio. Sarà un po’ per la sua posizione meno isolata, vicina alla cittadina di Bau e non lontanissima da Kuching, ma Serosot è un villaggio abbastanza grande (ci abitano circa 1200 bidayuh) di belle casette sia di legno che di muratura ben tenute. Le strade sono tutte asfaltate (anche se non da moltissimo), ci sono un paio di negozietti ed un centro civico con internet, oltre che tre chiese (cattolica, anglicana ed avventista del Settimo Giorno), un asilo bidayuh in condizioni molto migliori di quello di Pasir Hilir ed una scuola elementare. Anche il paesaggio sembra più bello, più vario, con colline attorno e tanto verde. Qui la maggior parte delle persone lavorano a Bau o a Kuching, a differenza di Pasir Hilir dove quasi tutti sono contadini.

A Serasot siamo ospitati nella bella casetta di un altro Matthew, un colto e ospitalissimo bidayuh, ex ispettore scolastico ed attivista per il mantenimento della lingua e della cultura locali, ma anche fervente cristiano, come d’altronde la maggior parte dei bidayuh che incontriamo. Ci colpisce il fatto che si preghi sempre prima di ogni pasto. È un po’ strano per me, ma mi sembra una cosa bella mostrare gratitudine per la fortuna di poter godere di un buon pasto, in un mondo dove si dà sempre di più tutto per scontato…

Anche Matthew ci porta in giro per il paese, e nel giro dei due giorni che passiamo a Serasot riusciamo a far compilare moltissimi questionari. E ci avanza anche tempo, per cui oltre a visitare l’asilo la cui la bella maestrina mi colpisce per la sua energia e capacità di coinvolgere i bambini, il nostro anfitrione si offre di portarci un po’ in giro in macchina e così riusciamo a visitare anche le Grotte del Vento (Wind Caves), una delle attrazioni turistiche della zona. Purtroppo però il secondo giorno che siamo a Serosot Patricia deve tornare a Kuala Lumpur. Dopo che tutto era stato approvato dall’Università, ricerca e viaggio, per me, lei e Xiaomei, l’ultima settimana di luglio a Patricia era stato comunicato che il suo nuovo incarico di capo dipartimento che sarebbe dovuto cominciare a settembre era stato anticipato ad agosto, e che per questo doveva assolutamente partecipare ad una riunione venerdì 10, per cui ricerca o non ricerca doveva essere presente, anche se è l’unica di noi tre che parla da nativa sia il bidayuh che il malese… Le cose si complicano per la nostra raccolta dati, ma purtroppo è così che funzionano le cose all’Università di Malaya. Tante belle parole sulla ricerca, ma poi alla fine è la stupida burocrazia ad avere la meglio.

Una casa “baruk” tipica dei bidayuh del Borneo – foto © 2012 Paolo Coluzzi

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