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Malesia

Un breve giretto nel Perlis

Il viaggio di Paolo nello stato più piccolo della Malesia e confinante con la Thailandia

La settimana dal 9 al 15 novembre 2015 non ci sono classi all’università. Ho varie cose da fare e purtroppo una settimana di vacanza non me la posso prendere.

Decido allora di prendermi almeno tre giorni dal Giovedì al Sabato per farmi un giretto nel Perlis, l’ultima regione della Malesia che mi mancava da visitare. Il piccolo Perlis si trova nell’estremo nord – ovest della penisola malese, al confine con la Thailandia.

Partenza per il Perlis

Parto Giovedì all’una dalla stazione di Bandar Tasik Selatan, da cui partono tutte le corriere a lunga distanza. Attraversiamo la città e ci immettiamo sull’autostrada del nord, quella che porta a Ipoh e Georgetown. Il viaggio è lungo, ma è sempre bello osservare le foreste e le montagne dal finestrino. Qualche ora dopo la partenza facciamo una sosta, ed osservo ancora una volta un esempio della gentilezza dei malesiani. Sono in un chiosco per ordinare un tè, quando una ragazza che viaggiava nel mio stesso autobus mi comincia a domandare da dove vengo e cosa faccio in Malesia. Ordina anche lei un teh tarik e poi paga per tutti e due, rifiutandosi di prendere i miei soldi.

L’autobus ferma poi di nuovo a Butterworth per far scendere i passeggeri diretti a Penang (come la ragazza), dopodiché abbandona l’autostrada per puntare su Alor Setar, la fermata seguente.

Finalmente dopo quasi nove ore di viaggio arriviamo a Kangar, il minuscolo capoluogo del Perlis. Dalla piccola stazione mi dirigo a piedi verso una pensione, passando accanto a schiere delle onnipresenti case-bottega. Nonostante siano quasi le dieci di sera, trovo una stanzetta libera. Di corsa vado a mangiare qualcosa prima che chiudano gli ultimi negozi.

Visita di Kangar 

La mattina dopo finalmente mi faccio due passi per il piccolo centro. Non c’è praticamente nulla di speciale da vedere, se non le verdi colline che circondano il centro abitato e lo stupendo cielo blu chiazzato da enormi nuvole bianche. In giro si vedono facce cinesi e malesi, ma nessun turista occidentale.

Il centro di Kangar

A poca distanza dal centro, però, si trova la moschea di Alwi, eretta nel 1933, di cui avevo già visto qualche foto e che volevo assolutamente visitare. Quando arrivo mi trovo davanti questo gioiellino di architettura islamica, tutta bianca, con le sue cupole a forma di cipolla blu scuro, uno spettacolo. Per la prima volta noto anche un cartello turistico che dà le spiegazioni in malese, inglese, tamil e cinese.

Moschea di Alwi

Comincio a scattare qualche foto quando un signore indiano mi si avvicina presentandosi come il custode della moschea. Mi saluta affabilmente e poi mi chiede se voglio fare foto all’interno della moschea.

“Si può?” gli chiedo, perché da altre parti non permettono ai non mussulmani di entrare nella sala delle preghiere. “Ma certo che si può e poi tu sei cristiano e i cristiani sono nostri fratelli, adoriamo lo stesso Dio!”.

L’interno della moschea di Alwi

A quel punto non gli dico delle mie simpatie buddiste, ma apprezzo tantissimo questa apertura che sta cominciando a diventare sempre meno comune in un mondo che segue il vecchio adagio romano del ‘divide et impera’. Ma qui siamo nel Perlis, vicinissimi alla Thailandia buddista e con un mufti (autorità religiosa) tra i più aperti e lungimiranti della Malesia.

Dopo la visita alla moschea, mi faccio altri due passi per il centro e lungo il fiume che attraversa la città, per poi dirigermi alla stazione delle corriere per acquistare un biglietto per un autobus diretto a Butterworth.

Il fiume Perlis a Kangar

Mentre aspetto l’una e mezza per la partenza dell’autobus, pranzo in un chiosco malese accanto alla stazione. Ho anche il tempo di dare un’occhiata al tempio cinese che si trova proprio di fronte.

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