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Dalla Malesia alla Corea

Andata e ritorno da Kuala Lumpur alla volta di Seoul

La mattina dopo facciamo colazione con calma e poi finalmente si esce per esplorare la città! Il programma per la giornata è di andare in centro: prima al quartiere di Insadong, poi a quello storico di Bukchon poco più a nord, per finire con una visita al Palazzo di Changdeok con i suoi bei giardini. Una prima idea delle dimensioni di questa città di undici milioni di abitanti me la dà la metropolitana, un’immensa rete di diciannove linee con ben 607 stazioni che la rendono la più estesa del mondo (seconda solo a New York per numero di stazioni): dal quartiere di Jisun al relativamente vicino quartiere di Insadong sono già undici o dodici stazioni! Nel metro noto che pochissimi passeggeri parlano tra loro, e non c’è nessuno che legge libri o giornali: quasi tutti hanno uno smartphone, tablet o altre diavolerie elettroniche con cui chattano o consultano internet… Che tristezza!

 

Edifici di Changdeok - foto © Paolo Coluzzi
Edifici di Changdeok – foto © Paolo Coluzzi

 

Insadong è un quartiere di case basse, famoso per i suoi ristorantini, case da tè e i tanti negozietti di bric-à-brac e di souvenir. Ci facciamo due passi e poi ci infiliamo in un ristorante coreano in stile tradizionale e io provo il famoso bibimbap (un misto di riso, verdure, un uovo e talvolta carne di manzo o pollo, con l’aggiunta di salsa di peperoncino e olio di semi di sesamo), forse il piatto coreano più conosciuto assieme agli onnipresenti kimchi, il più famoso dei vari spuntini conosciuti come banchan: ecco, una cosa della tradizione che i coreani non hanno perduto è la loro cucina, saporitissima e sana (ma mi sembra che la cucina in quasi tutte le culture sia l’ultimo aspetto della ‘tradizione’ ad arrendersi totalmente alla globalizzazione). Dopodiché ci facciamo una passeggiata per Bukchon, una delle poche zone di Seoul che conserva ancora un sapore antico, con le sue tante casette in stile tradizionale, con i tetti di tegole spioventi arcuati verso l’alto. Tra queste casette ne vediamo una che si puo visitare all’interno: si tratta di una casa privata rinnovata in stile tradizionale. Paghiamo il biglietto d’ingresso, attraversiamo il piccolo giardino e ci togliamo le scarpe per entrare; la giovane guida ci mostra l’interno della casa, veramente splendido, legno dappertutto, pareti scorrevoli e tavolini bassi, simile alle case giapponesi, ma con un pavimento di legno invece del tipico tatami giapponese. Non ci sono fronzoli inutili, tutto è di buon gusto, semplice, equilibrato, ed emana una sensazione infinita di pace. Che bello sarebbe poter viviere in un posto così! “Non sarei mai infelice”, penso…

Finito il giro per Bukchon, è ora di raggiungere i Giardini reali di Huwon, non molto lontani. I giardini si trovano dietro al palazzo di Changdeok e per visitarli dobbiamo pagare un biglietto e seguire una guida; belli anche questi, con i suoi tanti laghetti, padiglioni ed edifici in stile tradizionale. Dopo i giardini, ci facciamo un giro anche per i padiglioni del palazzo di Changdeok (eretto nel 1405), uno più bello dell’altro. A quel punto è ora di un caffè, che ci godiamo in uno dei numerosissimi caffè-bar della città, che troviamo poco distante. È il momento di fare piani per la serata: decidiamo di dirigerci sempre a piedi verso il palazzo di Gyeongbok e da lì puntare verso Piazza Gwanghwamun.

Così vediamo da fuori il maestoso palazzo di Gyenongbok, splendido con lo sfondo delle montagne che si stagliano a nord della capitale, poi passando accanto alla bella Gwanghwamun, la porta meridionale del Palazzo, arriviamo all’omonima piazza, che in realtà sono dei giardini con fontane e statue che dividono i due sensi marcia della lunga arteria che taglia in due la parte centrale della città da nord a sud fino alla collina su cui si trova la torre N Seoul, il punto di riferimento principale della città. Percorriamo lo stradone in mezzo a palazzi e grattacieli, dappertutto gente, macchine, luci e pubblicità… Ad un certo punto alla nostra sinistra si diparte, a qualche metro più in basso rispetto al livello della strada, il Cheonggyecheon, un torrente di acqua fresca e pulita (filtrata) della lunghezza di quasi sei chilometri, lungo il quale vediamo tanta gente passeggiare e rilassarsi; un pezzo di natura in pieno centro… proprio carino.

Da lì passiamo al quartiere commerciale di Myeongdong, una serie di strade pedonali zeppe di insegne illuminate, di locali e di negozi. Qui decidiamo di fermarci a cenare, naturalmente di nuovo alla coreana, dopodiché finalmente prendiamo un autobus che impiega quasi un’ora per riportarci a casa.

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