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Dalla Malesia alla Corea

Andata e ritorno da Kuala Lumpur alla volta di Seoul

La mattina dopo Jisun va alla Messa (lei è cristiana) e io ne approfitto per andare a visitare il tempio buddista più importante della città, il Bongeunsa. È ironico pensare che io, di un Paese storicamente cattolico, mi rechi ad un tempio buddista, mentre la mia amica se ne va in una chiesa, un tipo di edificio religioso parecchio raro in Corea prima della Seconda Guerra mondiale (nel 1945 i cristiani in Corea erano circa il 2% della popolazione, ora sono circa un terzo dell’intera popolazione coreana, avendo già superato il numero dei buddisti)… Che meraviglia il Bongeunsa, anch’esso in stile coreano, non dissimile da quello cinese, costruito originariamente nel 794. Sia la sala principale che gli altri padiglioni che formano il tempio sono pieni di gente che recita sutra o medita su cuscini appoggiati sul pavimento di legno davanti alle statue di Buddha. La parte posteriore del recinto del tempio poggia su una collina verde, ad un lato della quale si trova anche una grossa statua del Buddha Maitreya in piedi alta 23 metri.

Buddha del Tempio di Myogaksa - foto © Paolo Coluzzi
Buddha del Tempio di Myogaksa – foto © Paolo Coluzzi

Accanto alla porta d’ingresso c’è anche un negozietto che vende libri ed altri materiali buddisti (io mi compro un braccialetto), e lì accanto c’è pure uno sportello per turisti con simpatici volontari che parlano bene l’inglese. Mi piace questa gente ed ammiro la passione che ci mettono per ‘rivitalizzare’ il Buddhismo in Corea che tanto spazio ha perso negli ultimi cinquant’ anni. Tuttavia penso che la diffusione del Cristianesimo sia stata tutto sommato una cosa positiva per il Buddhismo: quest’ultimo ha dovuto perdere la compiacenza che gli derivava dall’essere la religione della maggioranza, ha dovuto riorganizzarsi, diventare più attiva, aprirsi a tutti, trasformarsi in religione e filosofia di vita non solo per i monaci come nel passato, ma anche per la gente comune… solo così può sperare di recuperare terreno rispetto al Cristianesimo o all’ancora più diffuso materialismo.

All’una ho appuntamento con Jisun, si pranza assieme e poi si va a visitare un altro tempio buddista, il Myogaksa (eretto nel 1930), nascosto tra le case di un quartiere popolare a nord della città. E dopo il Myogaksa, si ritorna alla materialità e al consumismo: facciamo di nuovo un salto a Insadong per farci un altro giro nel piccolo centro commerciale di Ssamziegil, un cortile aperto con quattro piani di botteghe artigianali collegate tra loro da una rampa che sale a spirale fino al tetto, e per qualche altro negozietto. Ci fermiamo anche in una bella casa da tè di legno in stile tradizionale dove io mi prendo un altro omijacha, una tisana fredda saporitissima e dissetante a base dei frutti essicati della Schisandra chinensis che avevo provato il giorno prima nella casetta di Bukchon che avevamo visitato. Questa tisana è conosciuta anche come ‘tè dai cinque sapori’, essendo allo stesso tempo dolce, aspra, salata, amara e acre!

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