with No Comments
Giappone

Viaggio di nozze in Giappone

Paolo & Rie ci raccontano la loro luna di miele nell'estremo oriente

La cerimonia

Arrivati al tempio, ci sono già i genitori, il fratello e la cognata di Rie ad aspettarci per fare le prime foto. E così ci ‘sottoponiamo’ alla prima sessione fotografica con i simpatici fotografi ‘ufficiali’.

Mi colpisce la loro precisione, la loro attenzione per i dettagli, anche della signora della ditta dei vestiti, che ogni due minuti sono lì a sistemare i nostri kimoni o le nostre acconciature, a volte anche con dei minimi stiramenti dei vestiti. Tutto ‘giapponese-mente’ deve essere perfetto.

Ad un certo punto veniamo accompagnati in uno stanzone dove ci rifocilliamo. Rie si cambia il vestito e l’acconciatura per la cerimonia, che richiede un kimono più sobrio di colore bianco e una specie di cappello sopra un’acconciatura di tipo più tradizionale. Quando Rie è pronta, arriva una delle ‘vergini’ del tempio per spiegarci nei dettagli come si svolgerà la cerimonia e cosa dovremo fare.

Sono oramai le due, e la cerimonia deve cominciare. I parenti vengono fatti accomodare su un lato della grossa sala, mentre io e Rie ci dobbiamo sedere su due sedie poste una accanto all’altra in mezzo alla sala.

Io a destra e lei a sinistra, alla distanza di due o tre metri, con davanti a noi la pedana alla cui estremità si trova l’altare. La cerimonia, che dura mezz’ora, è in pratica divisa in tre parti.

Durante la prima parte siamo seduti uno di fianco all’altro come appena spiegato, nella seconda dobbiamo salire sulla pedana di fronte all’altare dove veniamo fatti sedere sempre sui due lati. Ha luogo la cerimonia del sakè, serviti dalle due ‘vergini’ e dalla loro graziosa danza accompagnata dai suonatori tradizionali. Nella terza parte dobbiamo leggere assieme un brano in giapponese (io ho una versione traslitterata in caratteri latini) in cui chiediamo agli dei (i kami, gli spiriti della natura) di farci da testimoni. Per tutta la cerimonia mi sento emozionato e felice, tutto mi sembra semplicemente fantastico, e gli dei li riesco quasi a percepire in quella magica atmosfera.

Riesco anche a cavarmela bene, cercando di ricordare le istruzioni fornitemi osservando attentamente Rie, che ogni tanto mi suggerisce sottovoce cosa dobbiamo fare. Dall’altare torniamo indietreggiando alle sedie poste una di fronte all’altra, e da lì scendiamo per sederci nuovamente sulle sedie in mezzo alla sala, dove finalmente si conclude la cerimonia, mezz’ora dopo il suo inizio. Alla fine ci viene regalato un sacchetto contenente i testi che abbiamo letto, i piattini usati per la cerimonia del sakè, due bottiglie del liquore e persino un’ altarino di legno shintoista da appendere in casa.

A questo punto veniamo accompagnati all’esterno e condotti per l’ampio cortile, dove la gente presente si inchina al nostro passaggio e ci fa gli auguri. Concludiamo il tutto con altre foto in coppia e di gruppo.

Sosta a Jozankei

Dopo vari saluti e ringraziamenti, saliamo nella macchina dei genitori di Rie e tutti e quattro ci dirigiamo verso la località di Jozankei, un paesino famoso per le sue acque termali che si trova in mezzo alle verdi colline a un’ora di macchina a sud di Sapporo. Qui Rie ha prenotato due stanze in un grosso albergo in stile tradizionale (ryokan) con onsen annesso (che curiosamente si chiama Il Milione, dal titolo del libro di Marco Polo), ovvero il bagno nelle acque termali, molto popolare tra i giapponesi. Le stanze sono ampie, con il tatami per terra e grosse finestre che danno sul fiume che attraversa il paese.

Sono stanco morto ma felice. Più tardi si scende a cenare nella sala ristorante, dove possiamo goderci un delizioso buffet di cucina italo-sino-giapponese. Si finisce la serata a chiacchierare nella stanza dei genitori di Rie e poi io e Rie facendoci una passeggiata per il paesino, oramai marito e moglie a tutti gli effetti.

Follow Paolo Coluzzi:

Latest posts from

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.