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Giappone

Viaggio di nozze in Giappone

Paolo & Rie ci raccontano la loro luna di miele nell'estremo oriente

Tra Sapporo & Kioto

Il giorno seguente, fatta colazione, i genitori di Rie ci riaccompagnano a Sapporo, in un altro alberghetto dove passeremo l’ultima notte nel capoluogo di Hokkaido prima della partenza per Kyoto. Ci lasciano al campus universitario dove a suo tempo aveva studiato Rie e dove abbiamo appuntamento per pranzo con un suo ex-insegnante e amico. Dopodiché passiamo il resto della giornata a gironzolare e a fare qualche piccolo acquisto.

Dopo cena finiamo la serata con un po’ di karaoke nella zona di Susukino, il quartiere della ‘movida’ di Sapporo, tutto luci, pubblicità, locali di ogni tipo e un sacco di gente. Ci fanno accomodare in una stanzetta acusticamente isolata con grosso video e microfoni e passiamo un’ora cantando canzoni giapponesi, degli Abba, Beatles, Little Richard (il genio del rock’n’roll), e altre. Era la seconda volta in vita mia che facevo karaoke, invenzione giapponese, e non pensavo che mi sarei divertito tanto. Finita la sessione canora, finalmente, stanchi morti, ci dirigiamo all’hotel per prepararci per la partenza del giorno dopo e per goderci finalmente un meritato riposo.

La mattina dopo prendiamo l’autobus per l’aeroporto, un’ora circa di viaggio, dove rivediamo il mio amico Masafumi, che ci è venuto a salutare. All’una e un quarto parte il nostro aereo della compagnia aerea Low cost Peach Airlines (Linee aeree della Pesca). Quello che mi aveva portato a Sapporo da Tokyo era invece la Vanilla Airlines (Linee aeree della Vaniglia).

Raggiungiamo l’aeroporto internazionale di Kansai, vicino a Osaka e a un’ora e mezza di treno veloce da Kyoto, la capitale storica del Giappone e il luogo con il maggior numero di monumenti UNESCO del Giappone. Quasi due ore di volo abbastanza liscio, nonostante fosse da poco passato un tifone per il sud del Paese. Secondo le prime previsioni, il tifone sarebbe dovuto passare proprio per Osaka e Kyoto, ma fortunatamente aveva cambiato leggermente rotta, permettendoci così di giungere nel luogo dove volevamo passare l’ultima parte della nostra ‘luna di miele’.

Sì, proprio così, l’ultima parte, perché sin dall’inizio avevamo deciso di fare tutto ‘a rate’: due matrimoni, tante piccole cene per celebrare con amici e famiglia, e ben sei paesi che avremmo considerato ‘pezzi’ del nostro viaggio di nozze.

A Malacca in Malesia, a Hatyai in Thailandia, a Chongqing e Chengdu in Cina, a Milano, in Trentino, a Venezia e in Toscana in Italia, a Aalborg in Danimarca e, per concludere, in Hokkaido e, dulcis in fundo, a Kyoto e a Nara durante quest’ultima settimana di agosto. Insomma, tutti i viaggi e viaggetti compiuti tra il primo matrimonio in Malesia ed il secondo in Giappone.

Poco dopo le cinque del pomeriggio arriviamo alla modernissima stazione di Kyoto, davanti alla quale si erge la Torre di Kyoto, costruita negli anni Sessanta. Da lì sono solo dieci minuti a piedi per raggiungere il ryokan che abbiamo prenotato, molto bello, in stile tradizionale, con stanzetta con tatami e futon da tirare fuori dall’armadio la sera per dormirci sopra. E poi il mitico ofuro, il bagno tipico giapponese, immensa goduria. E così, tutte le sere ci immergeremo nella vasca colma di acqua caldissima per rilassarci. Quanto mi mancano quei bagni nell’ofuro. L’avevo già sperimentato trenta anni addietro, quando ero venuto le prime volte in Giappone, ma mi ero dimenticato quanto fosse piacevole e rilassante.

La sera ceniamo con dei gyoza, i magnifici tortellini giapponesi, e del chahan, il riso saltato alla giapponese, entrambi di origine cinese, come buona parte della cultura giapponese, ma tutto adeguatamente giapponesizzato, in modo che diventasse un patrimonio culturale unico e interessantissimo. Sono sempre relativamente pochi gli aspetti culturali di qualsiasi paese che siano totalmente autoctoni e originali. Ma il passare del tempo e il ‘genio’ locale trasformano tutto, rendendo questi ‘prestiti’ unici e speciali.

La mattina dopo siamo freschi e pronti a cominciare l’esplorazione di questa magnifica città. Il programma per la giornata prevede un lungo giro a piedi per la zona di Higashiyama, quella a est della città, dall’altra parte del fiume Kamo, la parte più antica e storica della città, anche se oramai buona parte del quartiere ha un aspetto piuttosto moderno, triste conseguenza dello ‘sviluppo’ e della corsa alla modernità che il Giappone ha ricercato con foga dopo la guerra.

Corsa alla modernità che sta snaturando buona parte dell’Asia, Malesia compresa, come ho avuto già modo di rilevare in tante occasioni. Ma fortunatamente i templi storici e alcune parti del vecchio quartiere sono ancora lì, per la gioia della cultura mondiale e dei tantissimi turisti, in buona parte cinesi. Passiamo da una meraviglia all’altra, anche se riusciamo a visitare solo una piccola parte di tutti i templi della zona.

Bellissimi i templi di Sanjūsangen-dō, con le sue 1001 statue dorate di Kannon (Gwanyin), il bodhisattva più popolare del Buddhismo Mahayana; di Kiomizu, eretto su alte palafitte ai margini delle colline boscose che delimitano la parte orientale di Kyoto; e di Kennin-ji, un’oasi di pace zen e forse il tempio più bello (e con meno turisti) che visitiamo.

 

Tempio di Kennin-ji

 

Vediamo anche la bella pagoda di Yasaka (le pagode sono stupa buddisti alla giapponese: delle alte costruzioni normalmente a cinque piani con tetti a sezione quadrata sovrapposti uno sopra l’altro), ciò che resta di un antico tempio, e il quartiere di vecchie case tradizionali in legno (machiya). Attraversare sannen-zaka e ninen-zaka, ad esempio, due delle stradine più antiche e meglio preservate, è come fare un salto indietro nel tempo, se non fosse per le centinaia di botteghe e locali, e la marea di turisti che ne rovinano un po’ l’atmosfera.

 

Il quartiere vecchio di Kyoto

 

Giungiamo infine nella zona di Gion, conosciuto storicamente come il ‘quartiere del divertimento’, dove si trovavano e si trovano ancora bar, teatri e soprattutto le case delle geisha. Concludiamo le visite della giornata con il tempio shintoista di Yasaka e il bel parco di Maruyama che vi si trova subito dietro.

Oramai è buio: torniamo quindi su Shijōdōri e riattraversiamo il fiume Kamo per farci due passi lungo Pontochō, la stretta via pedonale che percorre la parte occidentale del fiume affiancata da centinaia di locali di ogni tipo. Anche qui, turisti a parte, sembra di trovarsi in un Giappone di altri tempi, con le porte scorrevoli di legno dei locali e le grosse lanterne rosse appese fuori, su cui risaltano in nero le scritte in caratteri giapponesi. A quel punto ceniamo e ci facciamo un’altra lunga passeggiata per ritornare al nostro albergo e al nostro ofuro serale.

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