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La mattina dopo, finita una lunga ed abbondante colazione sulla veranda coperta nel giardino, abbiamo in programma un lungo giro in macchina per le colline attorno. Ci fermiamo a Gampola per informarci sull’orario dei treni per la mia prossima destinazione e per vedere il più grosso Buddha reclinato di tutto lo Sri Lanka, quello del vecchio Purana Viharaya Saliyala, lungo ben 44 metri. Poi si procede fino ad arrivare su una collina, in cima alla quale troviamo lo stupendo tempio di Sri Lankathikala Raja Maha Viharaya, eretto nel 1344. Da una parte è tempio buddhista, mentre dall’entrata posteriore si accede al dewalaya, il tempio induista, un altro chiaro esempio della commistione tra queste due grandi religioni. Qui è normale, ma sarebbe mai stato possibile nella nostra Europa di quel tempo costruire una chiesa attaccata ad una sinagoga? Non credo…

Il Buddha di Gampola - foto © Paolo Coluzzi 2013
Il Buddha di Gampola – foto © Paolo Coluzzi 2013

Dopo il tempio buddista-induista, andiamo a visitare anche un altro tempio, questa volta induista-buddista, nel senso che la parte principale è dedicata a divinità indù, mentre il tempietto buddista è chiaramente secondario. Si chiama Sri Katharagama Maha Dewalaya e presenta delle bellissime colonne di legno intarsiato. Poi si prosegue lungo stradine immerse nel verde, attraverso piccoli villaggi, con begli scorci sulle montagne e le valli attorno, finché alla fine non facciamo ritorno a Gampola. La sera Mariam ci preparerà un’ottima ed abbondante cena che ci gustiamo nuovamente nel giardino.

Sri Lankathikala Raja Maha Viharaya - foto © Paolo Coluzzi 2013
Sri Lankathikala Raja Maha Viharaya – foto © Paolo Coluzzi 2013

La mattina seguente altra super colazione e ancora conversazione. Si parla di tutto: del Brunei e dei nostri ex colleghi, del lavoro in Dubai che Frank comincerà a gennaio, di religione, di politica, ecc. ecc. Mi piace discorrere con loro perché oltre ad essere persone in gamba sono anche più o meno miei coetanei, e a volte ci si capisce meglio quando si appartiene alla stessa generazione, si hanno esigenze e timori simili, si condividono più cose… Giunge così l’ora di avviarci verso la stazione di Gampola per prendere il treno che, con un solo cambio, mi porterà fino a Anuradhapura, mia terza destinazione a Sri Lanka. Il treno deve passare alle 12.30, ma arriva con mezz’ora di ritardo, e, per attendere il treno nell’altra direzione (c’è un solo binario), riparte con una quarantina di minuti di ritardo. Quando finalmente il treno si riavvia, il paesaggio che vediamo attorno è veramente fantastico, tanto verde, minuscoli villaggi, donne che lavano nei torrenti, e poi, ad un tratto, sulla sinistra si apre un’enorme vallata sotto di noi, con tratti di giungla e risaie, e all’orizzonte picchi che si stagliano contro il cielo, uno spettacolo. Dopo poco più di un’ora arriviamo finalmente alla stazione di Polgahawela, dove avrei dovuto avere la coincidenza per Anuradhapura… se il treno avesse tardato meno! Poco male, vado in biglietteria a chiedere se c’è un altro treno o un autobus, ma il bigliettaio mi dice che il treno da Colombo per Anuradhapura è appena arrivato con mezz’ora di ritardo, e che se mi spiccio riesco forse a prenderlo! Che tempismo, manco farlo apposta! Attraverso di corsa il ponte pedonale sui binari e salgo sul mio ultimo treno per la giornata, seconda classe, altre tre ore e mezza di viaggio per meno di due euro!

E mentre attraversiamo risaie su risaie inframmezzate dalle onnipresenti palme, mi faccio due chiacchiere con due simpatici singalesi, commercianti, uno dei quali è stato persino in Italia. Ma ho scoperto che molta gente qui a Sri Lanka ha parenti o amici che lavorano in Italia, ed ogni tanto mi imbatto in qualcuno che in italia ci ha addirittura lavorato e parla l’italiano! Come in altri paesi del Sudest asiatico, anche in questo treno c’è la fila di persone che vanno avanti e indietro per il treno per vendere da mangiare e da bere. Ad un certo punto uno dei due singalesi ferma l’uomo del caffè e me ne offre uno, gentilissimo… Come nel treno precedente, anche in questo tutti i finestrini sono spalancati per fare entrare un po’ d’aria, e pure le portiere, ed infatti c’è sempre qualche giovane che viaggia seduto sul ciglio della porta, con i piedi di fuori appoggiati sul predellino. Fortunatamente i treni non vanno molto veloci qui…

Sri Maha Bodhi - foto © Paolo Coluzzi 2013
Sri Maha Bodhi – foto © Paolo Coluzzi 2013

Arriviamo ad Anuradhapura quasi quattro ore dopo che è già buio, scendo e prendo un taxi che mi porta direttamente alla guesthouse consigliatami dalla guida, che fortunatamente ha delle stanze ancora libere a buon prezzo. Meno male che siamo ancora in bassa stagione e posto lo si trova facilmente. La mattina dopo noleggio una bici per farmi un giro per la vasta zona archeologica di Anuradhapura, la prima capitale dell’isola (per lungo tempo, dal quarto secolo AC all’undicesimo secolo DC). Per girare per la zona archeologica c’è da pagare un biglietto piuttosto caro, 25 dollari americani per una giornata. Evabbè, visto che siamo in ballo, balliamo… Giro in lungo e in largo per tutta la giornata, con tante pause per ripararmi dalla pioggia e per visitare i monumenti che mi interessano di più, tra cui varie dagoba, ovvero stupa, gigantesche montagne di mattoni di forma semisferica o a campana che si suppone contengano una qualche reliquia del Buddha. Alcune sono veramente antiche, la dagoba Thuparama, ad esempio, risale addirittura al terzo secolo AC, poco dopo l’arrivo del Buddhismo sull’isola. Vado a vedere anche lo Sri Maha Bodhi, l’albero ficus religiosa sotto cui il Buddha raggiunse l’illuminazione duemilacinquecento anni fa. Beh, non fu qui ma a Bodh Gaya, nell’India settentrionale, ma l’enorme albero che vedo, circondato da centinaia di fedeli, crebbe da una radice dell’albero originario portata qui più di duemila anni fa. Mi piace l’idea che si veneri un albero, che un albero sia sacro… purtroppo in buona parte del mondo abbattere alberi crea ben pochi problemi di tipo etico o di coscienza alla maggior parte delle persone (per le religioni monoteiste ciò che conta veramente è solo l’essere umano), queste stupende creature che ci regalano l’aria che respiriamo e a volte anche di che nutrirci, che con le loro radici fermano le frane, che ci danno ombra… creature che vari recenti esperimenti hanno dimostrato essere senzienti, ovvero creature dotate di sensibilità… Arrivo all’albergo che sono esausto, ed ho il posteriore a pezzi a causa del sellino troppo rigido.

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