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La mattina seguente faccio colazione nella pensione e poi saluto i miei simpatici amici francesi che proseguiranno per Sigiriya, un tempio in cima ad un’enorme formazione rocciosa a cui invece io questa volta dovrò rinunciare (loro invece hanno a disposizione un mese intero per scorazzare per l’isola). Infatti alle dieci parte il mio autobus per Colombo, da cui ho intenzione di proseguire per la cittadina marittima di Negombo, che è senz’altro più rilassante della capitale e soprattutto vicinissima all’aeroporto da cui il giorno dopo, domenica, parte il mio aereo per Kuala Lumpur.

Il viaggio da Polonnaruwa è lungo e stancante, ma mi permette di godere del paesaggio, e soprattutto mi dà l’opportunità di assistere a un fatto per me straordinario: poco dopo essere usciti dalla città l’aria si riempie di… farfalle! Migliaia, milioni di farfalle che volano dappertutto, lungo le strade e i campi e la foresta ai due lati della strada… È una vista incredibile, fiabesca… E così senza pause, chilometro dopo chilometro, per circa un’ora e mezza! Per gli altri sarà una cosa normale, ma io le osservo a bocca aperta… Ogni tanto sul ciglio della strada c’è gente che fa cenno all’autobus di fermarsi per poterlo prendere quasi al volo, alcune volte invece l’autobus si ferma brevemente davanti ad un tempio per permettere al bigliettaio, grande masticatore di betel, di scendere velocemente per lasciare un’offerta. Per quasi tutto il tragitto c’è gente che deve starsene in piedi, anche se la corriera non sarà mai così affollata come certi autobus che avevo visto a Kandy, dove c’era gente che viaggiava più fuori che dentro, in piedi sul ciglio della portiera afferrandosi ad una maniglia… Anche nel caso del mio autobus la guida è piuttosto “sportiva”, ma finché le strade sono strette c’è un limite alla velocità a cui uno può andare. È solo più tardi, cinque ore e mezza circa dopo la partenza, quando ci stiamo avvicinando a Colombo e le strade diventano a due o tre corsie, che la guida assume toni da vera e propria gara sportiva, con forti tendenze suicide-omicide. Ed infatti l’ultima mezz’oretta me la faccio quasi addosso dalla paura, zigzaghiamo in mezzo al traffico a tutta velocità schivando macchine, tuk-tuk, biciclette e pedoni, mentre il nostro conducente strombazza a tutto spiano. Arriviamo miracolosamente incolumi alla stazione delle corriere Saunders PL di Colombo verso le quattro del pomeriggio. Chiedo all’autista da dove partono gli autobus per Negombo e lui mi indica una direzione. Scendo, sto per avviarmi dove mi è stato indicato quando un ragazzo che era sull’autobus e che aveva sentito la mia domanda mi dice di seguirlo che mi accompagnerà lui all’autobus. E meno male, perché non è facile arrivarci; poi quando siamo oramai vicini alla fermata questo ragazzo vede uno degli autobus diretti a Negombo in attesa al semaforo, lo blocca e mi ci fa salire: e così grazie alla gentilezza di un altro singalese non devo attendere l’autobus successivo. A quel punto non mi resta che un’ultima ora e mezza di strada per raggiungere la mia destinazione finale, ma anche su questo autobus che sofferenza! Anzi, peggio dell’autobus da Polonnaruwa se mai fosse stato possibile, questo fa il pelo a pedoni, motorini e biciclette, il clacson non smette di urlare e quando finalmente arriviamo m’è venuto il mal di testa per la tensione!

Cucina singalese - foto © Paolo Coluzzi 2013
Cucina singalese – foto © Paolo Coluzzi 2013

Mi faccio portare all’albergo in cui ho deciso di passare l’ultima mia notte a Sri Lanka, un po’ più caro degli altri ma carino, e mi metto d’accordo col ragazzo del tuk-tuk per farmi venire a prendere la mattina dopo per portarmi all’aeroporto. Poi lascio le borsa in stanza e corro nella spiaggia proprio dietro l’albergo per vedere il mare, il mitico Oceano Indiano! Purtroppo il sole è già tramontato, ma c’è ancora abbastanza luce per vedere la distesa di azzurro, la lunga spiaggia sabbiosa ed i pochi bagnanti… Quest’ultima sarà larga una trentina di metri, e poi ci sono palme ed alberi, e una lunga fila di case ed alberghetti, fortunatamente nessuno più alto di due piani. Faccio due passi per la battigia, e poi me ne torno in albergo a fare la doccia e a riposarmi un po’. Più tardi vado a cercare un ristorante lungo la lunga via che corre parallela all’oceano, piena di locali e negozietti, e con parecchi turisti “da spiaggia”. Ceno in un ristorante poco distante, l’ultimo riso e curry del mio soggiorno singalese, dopodiché vado a controllare la posta elettronica, e poi mi faccio una passeggiata lungo la via fermandomi qui e là a guardare qualche bottega. Passo anche davanti ad una chiesa, ma so che a Negombo la maggior parte degli abitanti sono cristiani, retaggio del colonialismo olandese e poi britannico.

La mattina dopo ho tempo di farmi una bella colazione prima che, puntualissimo, il mio conducente di tuk-tuk mi venga a prendere. Meno di mezz’ora dopo siamo già all’aeroporto. Mancano tre ore alla partenza del mio aereo, ed ho tutto il tempo di comprarmi qualche altro piccolo souvenir e di cambiare le rupie che mi sono rimaste. Alle nove di sera sarò di nuovo a casa mia a Petaling Jaya, Kuala Lumpur.

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