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Breve visita a Hyderabad

Il racconto di Paolo di Hyderabad capoluogo della regione centro-meridionale dell’Andhra Pradesh

In India c’ero già stato una volta, ma il ventesimo convegno della Foundation for Endangered Languages mi dava la possibilità di tornarci.

La prima volta ero stato nel Nord, a Bodhgaya nella regione del Bihar. Questa volta invece mi sarei diretto a Hyderabad, capoluogo della regione centro-meridionale dell’Andhra Pradesh.

India rurale la prima volta, India urbana questa. Il convegno si tiene presso l’Università di Hyderabad dal 9 all’11 dicembre. Io parto giovedì 8, di sera, per arrivare dopo poco più di quattro ore di volo all’aeroporto internazionale di Hyderabad che sono le 23.15, due ore e mezzo indietro rispetto al fuso orario della Malesia.

Arrivo in India

La prima sorpresa è l’aeroporto stesso, grande, modernissimo e pieno di tipici negozi globalizzati. Tutti i cartelli sono scritti in quattro lingue: inglese più le tre lingue ufficiali della regione: telugu, hindi e urdu.

Quattro alfabeti completamente diversi. Latino per l’inglese, due alfabeti indiani per l’hindi e il telugu e l’alfabeto arabo per l’urdu. Quest’ultimo in realtà è una versione dell’hindi scritta in arabo, quindi almeno simbolicamente relazionata all’Islam e lingua ufficiale del Pakistan. La sua presenza in questa regione è dovuta all’alta percentuale di mussulmani che ci vivono, circa il 25% della popolazione.

In attesa fuori dagli arrivi c’è il tassista che deve portare me e altri due conferenzianti alla residenza dell’Università. Anche questi arrivano da Kuala Lumpur, ma con il volo delle Malaysia Airlines che porta quasi un’ora di ritardo. E così arriviamo all’Università che sono le due di notte, e il convegno comincia alle nove della mattina dopo.

Il convegno presso l’università di Hyderabad

Non dormo molto bene e mi alzo assonnatissimo. La mia prima colazione è a base di pane indiano e curry.

Dopodichè mi dirigo assieme ad un altro conferenziante americano alla sala convegni. Avendo perso il pulmino apposito, ci viene dato un passaggio in stile indiano: in tre sulla moto.

Fa abbastanza fresco, e mi pento di non essermi portato dietro qualcosa di più pesante della felpa che indosso. All’ingresso della facoltà troviamo per terra un disegno e un ‘welcome’ composti di petali di fiori, molto bello. E così prima dell’inizio della cerimonia di apertura, comincio a fare conoscenza degli altri partecipanti.

In maggioranza indiani ma anche qualche occidentale. Tra gli indiani ci sono anche vari studenti di dottorato, alcuni giunti per fare una presentazione, altri per aiutare l’organizzazione. Sono tutti veramente in gamba e preparati, devo dire molto di più di quello che vedo nella mia università in Malesia. Mi colpisce anche la diversità etnica, oltre ai ‘tipici’ indiani dalla carnagione scura, ci sono alcuni dai tratti asiatici.

Il convegno è molto interessante, e la mia comunicazione su lingua e colonialismo viene accolta molto bene. Ogni paio d’ore c’è una pausa per un caffè o un delizioso chai con biscotti. Il pranzo e la cena li consumiamo in una mensa vicina, che ci dà l’opportunità di assaporare la cucina locale.

Visita turistica in giro per Hyderabad

Lunedì arriva l’attesissima gita per Hyderabad. In programma c’è la visita al tempio induista di Birla Venkateshwara, un giro per il centro storico vicino all’arco di Charminar, un giro sul lago Hussain Sagar e per concludere il celebre forte di Golconda. Il lago divide Hyderabad dalla sua controparte più moderna, Secunderabad. Nel mezzo del lago si trova una grossa statua del Buddha.

Cominciamo con il tempio induista, che non è molto vecchio, ma trovandosi su una collina offre una bella vista panoramica. Sempre in pulmino ci facciamo un giro a sud del fiume Musi, fino a raggiungere il Charminar.

 

Il Charminar

 

Oltre al traffico abbastanza allucinante, vediamo dappertutto mussulmani che festeggiano il compleanno del Profeta. Dopo aver attraversato il Musi, prendiamo un battello per raggiungere la statua del grande Buddha.

 

La statua del grande Buddha

 

Dopodiché torniamo al pullman per poi raggiungere il pezzo forte della giornata. Il forte di Golconda, situato su una collina appena fuori città e vecchio di quasi 500 anni. Fu la capitale per i sette re Qutb Shahi dal 1518 fino alla fine del XVI secolo.

 

 

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